L'on. Casini ascoltato come teste della difesa del deputato Gaspare Giudice (FI), imputato di associazione mafiosa

Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, avrebbe dovuto presentarsi il 25 novembre scorso davanti al collegio della terza sezione del Tribunale di Palermo, per essere ascoltato come teste della difesa del deputato nazionale di Forza Italia Gaspare Giudice, imputato di associazione mafiosa. Insieme a Casini si attendeva anche la testimonianza del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Ma, mentre il leader dell'Udc ha concordato con la cancelleria del tribunale la sua presenza per il 18 dicembre, il Guardasigilli non ha fatto invece sapere quando sarà disponibile.
E ieri mattina, Pierferdinando Casini, è stato a Palermo per deporre la propria testimonianza a favore di Gaspare Giudice.

La citazione di molti esponenti politici nazionali è stata formulata ieri dai difensori del deputato di Forza Italia Giudice, alla terza sezione penale del Tribunale palermitano, presieduta da Angelo Monteleone, al termine dell'esame del pentito Francesco Campanella.
Oltre al leader dell'Udc e al ministro Mastella, tra i politici che i difensori di Giudice vorrebbero ascoltare in dibattimento ci sono: il coordinatore regionale della Margherita Salvatore Cardinale, gli ex ministri di Forza Italia Enrico La Loggia e Gianfranco Miccichè (oggi presidente dell'Ars), il senatore azzurro Renato Schifani, l'ex sottosegretario Marianna Li Calzi.
Questi e ancora altri esponenti politici siciliani secondo la difesa potrebbero chiarire alcune circostanze riferite da Campanella. Il Tribunale si è riservato di decidere.

Le parole di Casini in aula - ''Se per conoscere Francesco Campanella si intende avere il suo numero di telefono, andarci a colazione, frequentarlo o parlargli, allora posso dire di non conoscerlo. Se invece conoscere significa essere stato con lui in una stanza, in qualche occasione può essere che ciò sia avvenuto''. Pierferdinando Casini ha risposto così in aula, alle domande dell'avvocato di Gaspare Giudice, Raffaele Restivo.
Campanella, ex presidente del consiglio comunale di Villabate e ora collaboratore di giustizia dopo aver svolto un ruolo di fiancheggiatore del boss Bernardo Provenzano, aveva sostenuto che nel collegio nel 1996 di Bagheria (PA) era stato candidato Giudice dopo che i mafiosi avevano intimidito e costretto a ritirarsi il deputato uscente, Cesare Piacentino, del Ccd. Il pentito aveva affermato che Piacentino nei giorni in cui si definivano le liste dei candidati, si era eclissato tanto che Casini si sarebbe lamentato con alcuni esponenti del Ccd siciliano per il fatto che non riusciva a contattarlo.
L'ex presidente della Camera, davanti al giudice Monteleone ha sostanzialmente confermato: ''Il problema sorse - ha detto Casini - perché Forza Italia voleva darci pochi collegi. Noi rompemmo le trattative perché con gli amici di Forza Italia i rapporti sono sempre stati costellati da un ricorrente odio-amore. Demmo così ordine di non presentare più candidati con il polo, ma di andare per conto nostro. Dovevamo fare un'azione dimostrativa finale per far capire che andavamo fino in fondo - ha ricostruito ancora Casini - e dunque occorreva presentare tutte le candidature da soli. L'operazione nella pratica non era semplice. Piacentino lo cercammo perché si desse da fare come gli altri, ma non lo trovammo. Quando poi la questione rientrò dovemmo cedere proprio quel collegio di Bagheria a Forza Italia''.

All'uscita del Palazzo di giustizia, Casini ha poi affrontato con i giornalisti i temi della questione morale: ''Rispetto a coloro che nel centrodestra pensano che non esista, io dico che la questione morale esiste, ed esiste il tentativo della mafia di infiltrarsi nei partiti''. Partire da questo punto di vista, ha detto l'esponente centrista, ''consente di evitare che ci siano le strumentalizzazioni. Una grande questione morale - ha aggiunto - è presente nelle aree dove lo Stato non controlla la criminalità, per ragioni storiche e non casuali''.
Invece, sulla situazione giudiziaria che interessa il Governatore siciliano, Totò Cuffaro, Casini si è detto ''convinto dell'onestà di Cuffaro'', e ''sereno'' perché ''convinto della sua estraneità''. In Sicilia, ha sottolineato infine il leader dell'Udc, ''nella formazione delle liste siamo stati selettivi'', e la dimostrazione è che ''chi non è stato candidato poi è uscito dal partito''.

La prossima udienza si terrà il 26 giugno quando, tra altri testimoni sarà ascoltato anche il Gip Gioacchino Scaduto.

19 dicembre 2006
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