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L'Onu contraria alle espulsioni

L'Organizzazione delle Nazioni Unite esprime grave preoccupazione per la sorte degli espulsi da Lampedusa

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A fine settembre il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, dalla Norvegia, dove si è tenuta un'Assemblea delle regioni mediterranee, aveva dichiarato la volontà di proporre al neo commissario Ue, Rocco Buttiglione, un grande ''Piano Marshall'' europeo per "avviare e accompagnare lo sviluppo delle regioni di provenienza degli immigrati".
L'intenzione era quella, insomma, di proporre ad ogni regione europea l'adozione di una regione da dove partono flussi migratori. "Solo la cooperazione e la solidarietà tra i popoli, il dialogo tra le culture e le civiltà, una più profonda conoscenza e il rispetto reciproco - ha rilevato Cuffaro - possono superare le discordie e le guerre e condurre stabilmente verso lo sviluppo condiviso, il progresso comune e la pace duratura. Per conseguire questo obiettivo è necessaria un'Unione europea forte che privilegi la sua politica euromediterranea".

Una proposta rimasta tale, e che ha visto in sostituzione come azione risolutiva il rimpatrio coatto degli immigrati, che in questi giorni sta facendo una "pulizia" ritenuta da diverse associazioni, partiti dell'opposizione e organizzazioni internazionali, sommaria e pericolosa.
Fino a ieri l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso grave preoccupazione per la sorte delle centinaia di persone giunte sull'isola di Lampedusa, molte delle quali verrebbero rinviate in Libia senza un'adeguata valutazione delle loro possibili necessità di protezione internazionale.
L'UNHCR ha chiesto alle autorità italiane di avere accesso a queste persone e un funzionario dell'Agenzia si trova a Lampedusa in attesa di un riscontro. Riscontro che non ha ricevuto una risposta.

"Siamo consapevoli delle forti pressioni create da questi continui arrivi", ha dichiarato Raymond Hall, Direttore dell'Ufficio dell'UNHCR per l'Europa, "ma tutti coloro che chiedono asilo dovrebbero avere accesso ad un'equa procedura mirata a verificare le loro eventuali necessità di protezione in base alla Convenzione sui rifugiati del 1951". "L'UNHCR dovrebbe avere accesso a queste persone ed è pronto a collaborare con le autorità italiane nell'assicurare che coloro che hanno bisogno di protezione, la ottengano". Hall ha aggiunto che l'UNHCR sta anche cercando di monitorare la situazione di coloro che sono stati rinviati in Libia, ma è ancora in attesa di una risposta da parte delle autorità del paese. La mancanza di accesso sia in Italia che in Libia impedisce all'Agenzia ONU per i rifugiati di esercitare il proprio mandato, quello di assicurare che i rifugiati ricevano adeguata protezione.

L'Ufficio dell'UNHCR in Italia, ha affermato che, sulla base di quanto riportato dalle autorità italiane, cittadini eritrei, somali ed etiopici sono stati ammessi alla procedura d'asilo, mentre quelli di altre nazionalità - si ritiene soprattutto egiziani - sono stati rinviati in Libia. Nonostante questo tentativo di individuare i richiedenti asilo, l'UNHCR è comunque preoccupato che questo metodo di selezione in base alla nazionalità metta a rischio singoli individui bisognosi di protezione internazionale e possa condurre ad un diretto o indiretto respingimento (refoulement) di rifugiati in un paese in cui la loro vita sia minacciata. 

Il Viminale e il ministero della Difesa tuttavia non sembrano disposti a ripensamenti e, in due comunicati, assicurano che la linea dura prosegue e non ci saranno cambiamenti di programma: "I voli di rimpatrio continueranno". Di fronte all'emergenza immigrati, e mentre ieri si contano i morti di un nuovo naufragio a largo della Tunisia, il ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, è nella bufera.

Il centrosinistra è andato all'attacco, chiedendo a Pisanu di riferire subito in Parlamento.
E nella serata di ieri dal Viminale è trapelato che il ministro sarebbe disponibile a recarsi già oggi in Parlamento. Ma le polemiche crescono: dura è la presa di posizione dell'Arci, ma anche della comunità di Sant'Egidio ("Abbiamo dubbi e perplessità sulla procedura usata, la Libia non è firmataria della Convenzione di Ginevra"), della Caritas. Il governo fa sapere che l'accordo con Tripoli funziona: il ministro degli Esteri Frattini ha telefonato ieri al collega libico Shalgam, che ha assicurato "il pieno impegno" nella lotta ai clandestini.
Dal Viminale quindi, né stop né cambiamenti di programma. Avanti tutta con il ponte-aereo verso Tripoli.
"Stiamo applicando - hanno replicato i tecnici dell'Immigrazione - gli accordi bilaterali con la Libia che prevedono il rimpatrio dei clandestini nel luogo di partenza". L'espulsione di massa di queste ore "avviene nel rispetto della legge e delle convenzioni internazionali".
Alla domanda su come è possibile certificare in poche ore la provenienza dei clandestini e respingerli, il Viminale ha risposto che "Per il novanta per cento sono cittadini egiziani e magrebini, paesi che non risultano nella lista degli avanti diritto all'asilo. In questi anni, grazie agli accordi bilaterali con questi paesi, abbiamo affinato un sistema di identificazione così immediato che siamo perfettamente in grado di stabilire la loro provenienza in poche ore".

Soddisfazione del Guardasigilli, il leghista Roberto Castelli, per la "posizione ferma" del governo.

5 ottobre 2004
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