L'Unione Europea approva una direttiva sulle viti da vino transgeniche

E' stata approvata dal Consiglio dei ministri a Bruxelles la direttiva che regola la commercializzazione di viti da uva geneticamente modificate.

Il testo di legge è stato duramente contestato dalle associazioni Slow Food e Grennpeace e dai Verdi italiani. Una portavoce della Commissione Ue ha replicato che al momento sul mercato non c'è alcun tipo di vite transgenica, nè ci sono domande per produrla, e che la direttiva serve semplicemente a garantire che, quando questi prodotti verranno immessi sul mercato, siano rispettate le regole a tutela dei consumatori.

"Non c'è sul mercato alcun prodotto vinicolo geneticamente modificato - ha ricordato la portavoce del Commissario Ue alla Sanità e protezione dei consumatori David Byrne - e non c'è nemmeno alcuna domanda per produrlo in futuro. La direttiva approvata oggi stabilisce però che se in futuro ciò dovesse accadere, dovranno essere rispettate le stesse norme di sicurezza e procedure di autorizzazione previste per qualsiasi altro materiale geneticamente modificato".

Il tentativo di minimizzare la portata della norma è piaciuto ancora meno della direttiva agli ambientalisti. Greenpeace ha definito l'approvazione del provvedimento "un fatto di eccezionale gravità, che minaccia la nostra tradizione enologica, ma soprattutto esautora le autorità scientifiche nazionali, lasciando prevalere così le valutazioni di impatto ambientale fatte a Bruxelles".

"Al momento sperimentazioni in tal senso vengono fatte soprattutto negli Usa e in Australia. Presto, se non faremo qualcosa, la situazione potrebbe degenerare ovunque", ha osservato l'associazione Slow Food, definendo la direttiva "un grave passo indietro sulla commercializzazione delle viti transgeniche".

I Verdi italiani hanno annunciato iniziative anche giudiziarie a tutela dei consumatori. "E' un attacco alla sicurezza e alla qualità, una scelta irresponsabile. Evidentemente la vicenda mucca pazza non ha insegnato nulla", ha detto il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio.

Il presidente dell'Associazione italiana per l'agricoltura biologica, Vincenzo Vizioli, ha ricordato il rischio di contaminazione delle colture transgeniche: "Noi agricoltori biologici - ha detto - siamo doppiamente penalizzati. I rischi di contaminazione genetica per le aziende biologiche confinanti con coltivazioni manipolate geneticamente sono reali e comportano l'impossibilità di continuare l'attività, visto che per regolamento europeo il biologico deve essere 'ogm free'".

Mentre non ha espresso preccupazione il presidente dell'Unione italiana vini, Ezio Rivella: "Già all'inizio del secolo scorso - ha ricordato - si tentavano ibridazioni per creare varietà di viti resistenti all'oidio o alla filossera, che però non rispettavano il principio fondamentale, quello della qualità. Alla fine il fattore decisivo è la qualità del prodotto".

Fonte CNN - ANSA

15 febbraio 2002
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