La bella Leonforte (EN), i suoi dolci frutti e le sue eccellenti ''esportazioni'' nelle parole di Agostino Spataro

LEONFORTE, LA PESCA E LA MINISTRA
di Agostino Spataro

Leonforte val bene un'arrampicata per la serpentina che s'inerpica lungo le pendici dei monti Erei, nel cuore d'argilla della Sicilia, per assaggiare la pesca tardiva e ad altri deliziosi prodotti tipici e  per visitare questa cittadina dalle origini remote (la sicula Tavaca).
Al primo impatto, la visione non è certo molto gradevole. Qua e là affiorano i segni del caos urbanistico dell'epoca democristiana che ha aggravato l'atavico conflitto fra l'antico e il moderno.
Tuttavia, passeggiando per il centro-storico, ferito ma non del tutto sconquassato, si scoprono monumenti secenteschi che aspirano ad una dignità quasi regale, fra cui eccellono il palazzo Branciforti, eretto nel 1610 dai principi fondatori del paese, e la vicina Scuderia, una maestosa basilica a tre navate, unica in Sicilia, che poteva ospitare fino a duecento cavalli.
Monumenti sontuosi, ispirati agli stili di Parigi, Roma, Amsterdam, che ostentano una magnificenza in contrasto con la miseria che li circondava, ma che bene illustrano la potenza del celebre casato.

A quel tempo, anche in piccoli centri dell'interno operavano architetti e artisti delle scuole italiane più rinomate, taluni addirittura delle Fiandre, mentre oggi è raro trovare architetture proiettate oltre l'orizzonte di una piatta contingenza.
E poi chiese, monasteri e bellissime fontane di pietra arenaria alimentate da inesauribili sorgenti: fonte di Crisa o la Granfonte di Leonfortedelle Ninfe, fontana dei Malati, del Nettuno ed altre meno rinomate. C'è pure una fontana detta della ''morte'' per le sue acque un po' rossastre che la leggenda vorrebbe tinte col sangue degli arabi massacrati dai normanni.
Il capolavoro è la ''Granfonte''. Superba e solitaria, troneggia, come sospesa, fra un vallone ubertoso  e il costone d'arenaria dove insiste la parte più antica dell'abitato. Edificata nel 1652 in stile barocco-fiammingo, presenta 24 cannelle sempre attive (tranne il venerdì santo, in segno di lutto) distribuite lungo un fronte di 25 metri suddiviso in 22 archetti che sono veri e propri fotogrammi di un panorama incantevole che si stende dalla valle del Crisa fino ad Enna.
Ancora oggi, la Granfonte assicura acqua corrente alla popolazione e all'attiguo, e coevo, orto botanico e, degradando giù per la vallata, ad una teoria di orti e di giardini d'aranci. 
Perciò è considerata il vero emblema della città che ogni leonfortese porta nel cuore, soprattutto gli emigranti sparsi per il mondo.

Dopo decenni di declino economico e demografico, Leonforte è interessata da uno sforzo ammirevole tendente a superare la crisi dell'economia tradizionale (agricoltura, zolfo, artigianato) che ha assestato al paese un durissimo colpo e costretto molti giovani a prendere la dura via dell'emigrazione.
E' una sfida difficile che l'Amministrazione comunale ha deciso di portare avanti, d'intesa con altri enti, per delineare una nuova prospettiva economica basata sulla valorizzazione delle produzioni agricole pregiate, nel rispetto delle vocazioni territoriali.
Insomma, notiamo un gran fervore propositivo che traspare dal volto gioviale del giovane vicesindaco, Nino Di Naso, che ci guida fra gli stand della ''Sagra della pesca tardiva'', un trionfo di frutta odorosa e saporita che solo qui si produce, secondo una tecnica davvero unica.
La sagra è una vetrina per altre deliziose rarità: la fava larga, lo zafferano, il miele e la lenticchia nera, una varietà di legume (di un nero tartufato) data per scomparsa nell'area dei  monti Erei, dov'era praticata da tempi immemorabili, e di recente reintrodotta.

Felisa Josefina Miceli, ministra dell’Economia della Repubblica argentinaTuttavia, a conclusione della visita, credo si possa dire, rispettosamente e con sincera stima, che il ''prodotto tipico'' di Leonforte  senz'altro più prestigioso, benché cresciuta in una terra molto lontana, sia Felisa Josefina Miceli attuale ministro dell'economia della Repubblica argentina.
Figlia di emigrati leonfortesi, la signora ministra è certamente una delle più significative personalità del panorama politico argentino e sud-americano. Una donna giunta alla seconda carica del governo non grazie alle quote rosa, ma per le competenze acquisite e per la sua coraggiosa militanza democratica durante la feroce dittatura di destra che ha decimato la sua generazione.
Pur avendo ereditato una situazione finanziaria disastrosa, la Miceli è riuscita ad avviare, prima da presidente del ''Banco de la Nacion'' ed oggi da ministra dell'Economia, una strategia d'uscita dalla terribile crisi argentina e di forte ripresa economica, con risultati confortanti anche sul terreno dell'occupazione e della lotta alla povertà.
E qui mi fermo. Solo un auspicio: sarebbe bello se la prossima Sagra della pesca fosse inaugurata da questa insigne figlia di Leonforte.

 

 

 

 

7 dicembre 2006
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