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La crisi dell'agricoltura

Il settore primario italiano: tra crisi di mercato e tagli alle indennità di disoccupazione e di maternità

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L'agricoltura italiana continua a soffrire e sono diversi i fattori che la stanno mettendo in ginocchio. Il mercato agricolo italiano arranca e con la comparsa sempre maggiore dei prodotti esteri sugli scaffali nazionali i prezzi crollano in una preoccupante picchiata.
Dall'olio libanese alle patate polacche, dalle mele cinesi al latte svedese, gli scaffali dei negozi agroalimentari italiani sono una vera e propria terra di conquista, in particolare nel settore ortofrutta. L'allarme è stato lanciato dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori). ''Per la prima volta, nel periodo gennaio-luglio 2004, le importazioni dei prodotti ortofrutticoli hanno superato le esportazioni - sottolinea la Cia - e il disavanzo commerciale agroalimentare, pari a circa 4.000 milioni di euro, cresce del 40%. Una circostanza assurda, commenta l'organizzazione agricola, se si pensa al valore delle potenzialità, purtroppo represse, dell'agricoltura Made in Italy''.

Scendendo nel particolare, secondo i dati elaborati dalla Cia, sono aumentate, nei primi sette mesi dell'anno, rispetto all'analogo periodo del 2003, le importazioni dai paesi dell'America centro-meridionale (+ 32,38 %), dall'Asia orientale (+ 17,34%). Solo le merci agricole provenienti dalla Cina sono cresciute di oltre il 15 %, per un valore che supera i 130 milioni di euro.
Nel settore degli ortaggi, rileva ancora la Confederazione - crescono le importazioni dall'Africa settentrionale (+ 11,26 %), dall'America centro-meridionale (+ 6,04 %) e dall'Oceania (+ 61,81%) mentre, nel comparto della frutta, si riscontrano aumenti dell'import di mele e pomodori dalla Cina (rispettivamente del 26,5 % e del 85 %), di ciliegie dall'Asia (+ 138%), di uva da tavola dall'Africa del Nord e dall'America centrale (+ 10,14 %).

''La presenza italiana sui mercati esteri - evidenzia la Cia - è dunque scesa in maniera drastica, con settori, come quello della frutta, passati ad un passivo pari al 86,6 milioni di euro che ribalta il dato positivo dell'anno precedente''. ''Il dato che preoccupa - sottolinea la confederazione agricola - è che ci troviamo di fronte ad un effetto di sostituzione di importazione dai paesi terzi forti concorrenti delle nostre produzioni frutticole, come ad esempio quelle dell'America Latina''.
La Cia fa presente che questa 'invasione' straniera sta mettendo alle corde i produttori nazionali. Gli stessi consumi di prodotti nostrani hanno subito, nell'ultimo anno, un drammatico tracollo.
Le sole vendite di frutta sono scese del 10%, mentre quelle degli ortaggi addirittura del 15%. A ciò si deve aggiungere il consistente calo dei prezzi all'origine (da un minimo di 15 ad un massimo del 50%, sempre nel settore dell'ortofrutta) che, oltre a non avere avuto benefici per i consumatori, che invece sono stati costretti a fare i conti con listini da capogiro, alimentati da rincari ingiustificati e da manovre speculative, ha messo in ginocchio gli imprenditori agricoli che, in molti casi, non hanno proceduto alla raccolte delle coltivazioni in quanto il costo era ben superiore al prezzo pagato.

''Emerge dunque - secondo l'organizzazione - la carenza strutturale del 'sistema-Italia' che si riflette su un'agricoltura che da tempo è passata dalla protezione alla competizione, senza però una politica che la accompagnasse. Così l'agroalimentare italiano, da sempre fiore all'occhiello dell'immagine e della qualità del nostro Paese nel mondo, incassa - conclude la Cia - colpi mortali''.
 
La Giunta regionale siciliana di fronte al palese stato di grave malessere del settore, ha approvato a fine novembre, su proposta dell'assessore regionale all'Agricoltura Innocenzo Leontini, la declaratoria di crisi per l'agricoltura e di evento eccezionale per il crollo dei mercati.
Il provvedimento consentirebbe agli agricoltori siciliani di chiedere da subito al ministero dell'Economia la sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e tributari.
Gli agricoltori catanesi (e di tutta italia) aderenti a Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, invece, si uniranno, venerdì 10 dicembre, in una manifestazione per lo sciopero generale di otto ore dei lavoratori agricoli per protestare contro i tagli decisi dal Governo alle indennità di disoccupazione e di maternità nel settore che solo nella provincia etnea interessa 30 mila braccianti.
Secondo i sindacati i lavoratori vedranno ridotta la loro indennità di disoccupazione del 50-60% per effetto della trasformazione da speciale ad ordinaria, che comporterà 2-3 mila euro in meno all'anno.

3 dicembre 2004
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