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La crisi di governo alle porte e le elezioni anticipate all'orizzonte

Il premier Mario Monti: "Lascio dopo il sì alla legge di stabilità"

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Prima il 'sì' alla legge di stabilità poi le "irrevocabili" dimissioni. L'annuncio del premier Mario Monti, sabato sera al Quirinale (dopo due ore di colloquio con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) ha spiazzato tutti. E accelera, di fatto, la data del voto, quel 10 marzo ipotizzato fino al giorno prima: le elezioni potrebbero tenersi addirittura a febbraio.
Giorni frenetici, dunque, all'indomani della decisione che preoccupa, in primis, il Capo dello Stato: a quanto ha appreso l'Adnkronos, ci sarebbero tra i consiglieri politici di Monti e alti esponenti delle gerarchie vaticane, contatti e colloqui sulle prospettive del Paese e sul futuro politico dello stesso premier.

Sabato, dunque, è stata una vera e propria giornata di fuoco, sotto il profilo delle reazioni. Angelino Alfano (Pdl) ha espresso al Tg1 "stima a Monti" e ha sottolineato, sulla data delle elezioni, che "nel concreto cambia poco, si anticipa di poco il voto". Poi, "non accettiamo le accuse di irresponsabilità: Casini e Bersani fanno propaganda".
Per Walter Veltroni "Monti ha fatto un gesto di grande correttezza istituzionale, per non esporre il governo e il Paese al logoramento". Ha quindi aggiunto ne 'L'intervista' su SkyTg24: "E' stato talmente inopinato e improvvisato il gesto del Pdl che pagherà chi ha provocato questa situazione. Non ci si rende conto della delicatezza del momento che stiamo attraversando".
Secondo Bruno Tabacci (Api) "la campagna elettorale sarà certamente molto dura. Ma penso che stia sulle spalle dell'alternativa di centrosinistra la possibilità di dimostrare agli italiani che una svolta è possibile". E bisogna ripartire, ha detto a Rainews, dall'agenda Monti.
Esalta le scelte del presidente del Consiglio Pier Ferdinando Casini (Udc) che, al Tg2, ha affermato: "Anni di barzellette, demagogia e populismo ci hanno ridotto al punto in cui siamo. Da Monti è arrivato un gesto di serietà e responsabilità" e serve opporsi con forza "al ritorno del vecchio teatrino della politica". E al Tg1, rispondendo a una domanda su una eventuale candidatura di Monti, il leader centrista ha detto: "C'è una politica seria che per quattro anni ha fatto opposizione a Berlusconi ed ha sostenuto Monti e c'è una società civile che non vuole il populismo. A questa noi dobbiamo dare una risposta".

Esulta, invece, la Lega. "Aver fatto sloggiare (termine non casuale) Mario Monti dal Palazzo, a prescindere da chi ne abbia il maggior merito, sarà ricordato nei libri di storia come un grande atto di patriottismo", ha commentato Mario Borghezio. "Questo governo non potrà infatti essere ricordato se non come nemico del Paese e chiunque verrà al suo posto - ha specificato l'esponente della Lega -, fosse anche il più lontano dalle mie idee politiche, sarà sempre meglio di un cameriere dell'alta finanza mondialista ed del potere bancario''.
Per Raffaele Bonanni la situazione che si è venuta delineando è "davvero incresciosa e anche pericolosa". Commentando all'Adnkronos il precipitare degli eventi, il segretario generale della Cisl ha denunciato: "Dopo tanti sacrifici sostenuti dagli italiani, per tenere in piedi la credibilità del nostro Paese presso le cancellerie europee e mondiali e presso i mercati internazionali, c'è stato un atto di mancanza di responsabilità che costerà all'Italia e al quale spero sia Monti sia il presidente Napolitano possano farvi fronte e sappiano porre rimedio".

Poche parole dal presidente della Repubblica a chi gli chiedeva se sia preoccupato per la reazione dei listini, dopo il precipitare della situazione politica. "Vedremo cosa faranno" ha detto Giorgio Napolitano.
A margine del concerto di Natale, Napolitano ha dato appuntamento tra ''otto giorni''. ''Alla cerimonia per i saluti alle alte cariche, farò le mie valutazioni", ha promesso.
Per l'economista Giacomo Vaciago, che parla all'Adnkronos sui mercati, domani "probabilmente non accadrà niente". "Abbiamo sempre saputo che un governo di grande coalizione come quello di Monti - ha spiegato - a tre o sei mesi dalle elezioni si disfa. Quindi è successo ciò che era prevedibile perché con le elezioni a febbraio o a marzo, i partiti che cooperavano in emergenza a sostenere Monti, ora sono di nuovo in competizione". Il periodo pre-elettorale "meno dura, meglio è - presegue Vaciago - nelle prossime settimane ci sarà la normale volatilità di una campagna elettorale" ma domani, "al di là dell'emozione del lunedì mattina ritengo che lo spread possa salire di 10-20 punti, ma poi possa scendere". Il problema sarà, secondo Vaciago, "quale esecutivo ci governerà da marzo in poi, ma questo non lo decidono i mercati" ha concluso l'economista. [Informazioni tratte da Adnkronos/Ign]

 

 

11 dicembre 2012
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