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La Fiat del futuro… il futuro della Fiat. Ancora vacillanti le situazioni lavorative degli operai

Annunciati dall'azienda torinese, nuove ondate di casse integrazioni per gli stabilimenti Fiat nelle regioni

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Alla fine di gennaio Guidasicilia.it parlava della buona ripresa che Fiat stava avendo nei mercati internazionali, e dell’assestamento sostaziale  che si avvertiva negli stabilimenti regionali (leggi qui).

Sempre nello stesso periodo si apprendeva dai giornali che Giuseppe Morchio, amministratore delegato della Fiat, aveva inviato un messaggio altamente rassicurante ai suoi lavoratori, informando personalmente i vertici sindacali e le autorità di governo sulle future destinazioni degli stabilimenti automobilistici ("le missioni produttive") del Lingotto. Morchio annunciava "un ulteriore passo in avanti del piano di rilancio del gruppo".
Fra le nuove scelte aziendali, atte alla ripresa dalla crisi, c’è quella che prevede una sorta di svuotamento di Mirafiori, a cui via via sono stati sottratti e spediti in Polonia (la Panda), in Turchia (Doblò) e ora a Melfi (la Punto) tutti i modelli di produzione - e i cambi e i motori, in Austria e in Germania - che ne giustificavano l'esistenza. In ultimo avviso, Morchio annunciava l'accelerazione del processo di prosciugamento, con l'anticipazione del concentramento della produzione della Punto in un unico stabilimento, quello di Melfi. Già dal 2005, infatti, la nuova versione della Punto che sostituirà quella attuale sarà tolta sia a Mirafiori che a Termini Imerese.

Per il futuro della fabbrica storica della Fiat, la più grande e inutilizzata d'Europa, si annuncia la realizzazione dei "poli produttivi di eccellenza tecnologica e competitiva e la conseguente razionalizzazione delle produzioni". Razionalizzazione che si può ben tradurre in "contenimenti dei costi e migliori sinergie con i fornitori".
Ma vediamo il piano produttivo nei dettagli. "Lo stabilimento Sata di Melfi diventerà l'unico produttore della vettura che nel 2005 sostituirà la Punto. A partire dalla seconda metà del 2005, Termini Imerese sarà l'unico stabilimento a produrre il modello Ypsilon, attualmente costruito a Melfi". "Sono confermate le missioni degli altri stabilimenti italiani di Fiat Auto nell'arco dei prossimi anni le produzioni a Mirafiori di vetture monovolume e di alto di gamma, a Cassino della Stilo e della nuova vettura del segmento D, a Pomigliano dei modelli Alfa Romeo dei segmenti C e D e specialities e alla Sevel Val di Sangro del Fiat Ducato nelle sue varie versioni".

Il piano annunciato da Morchio ha una sua coerenza e una sua organicità. Il marchio Fiat, quantitativamente più importante, si concentra nello stabilimento di Melfi con una depandance a Cassino per la fascia C, sperando che i modelli futuri abbiano un impatto positivo sul mercato per far dimentare la debacle della Stilo. Il marchio più prestigioso, l'Alfa Romeo, viene concentrato a Pomigliano (vi ricordate di Arese?). Il risultato è che il marchio più in difficoltà, con minori prospettive e minor appeal per eventuali futuri compratori, la Lancia, si concentra a Termini Imerese e a Mirafiori. In Sicilia la perdita della Punto non è compensata dall'arrivo della Ypsilon (4-500 vetture al momento del lancio, meno di 400 nei mesi successivi) e i lavoratori temono in futuro quanto meno il blocco del turnover tra i 1.200 lavoratori rimasti rispetti ai 1.800 al momento dell'esplosione della crisi, a cui era seguita una delle più compatte e determinate lotte nella storia dell'isola. A Mirafiori rimangono i modelli di fascia alta dell'Alfa (60 vetture al giorno del modello 166) e della Lancia, la Thesis con una produzione giornaliera di 14 unità e la Lybra, 60 vetture al giorno che diventano 30 se si tiene conto delle due settimane mensili di cassa integrazione.

Sembra, dalle analisi fin qui accennate (magari parziali e superficiali, questo non lo si mette in dubbio, ndr), che le precise scelte aziendali, per tanti operai e operaie corrispondano ad un futuro che vede un baratro e non la salvezza.
Manco il tempo di pensarla una cosa del genere che, proprio notizia dell’altro ieri, si viene a sapere che la Fiat ricorrerà di nuovo alla cassa integrazione negli stabilimenti di Termini Imerese e Mirafiori. Cigs per due blocchi di due settimane, a partire dalla fine di febbraio, per i lavoratori siciliani e due settimane in marzo per i 2.100 operai Mirafiori delle linee Lybra, Multipla, 166/Thesis. Nel frattempo continua la protesta dei lavoratori di Arese, dove la crisi non è stata per niente superata: sono infatti 500 i lavoratori in cassa integrazione per tutto il 2004 senza garanzia di rientro e grande incertezza per tutti gli occupati.

I lavoratori di Mirafiori allora hanno scritto direttamente a Herbert Demel, amministratore delegato di Fiat Auto, al quale hanno chiesto di intervenire per migliorare le condizioni di lavoro.
"Abbiamo deciso di rivolgerci direttamente a lei perché, dopo la quarta settimana di scioperi, i diretti responsabili aziendali della Carrozzeria si ostinano a non prendere in seria considerazione i problemi che poniamo. Quest'azienda ha la grande responsabilità di non avere mai coltivato lo spirito critico dei propri dipendenti, ma anzi l'ha fortemente represso in nome dell'obbedir tacendo. Quello che noi vorremmo evitare è il tacendo morir".

I lavoratori siciliani, invece sono in mano all’assessorato regionale all’industria, che convocando i vertici dell’azienda ha chiesto dei piani d'interventi infrastrutturali, maggiore attenzione per le problematiche dell'indotto e rilancio dello stabilimento Fiat di Termini Imerese.
Tutti temi, insomma, della riunione convocata per il 10 marzo dall'assessore regionale all'Industria, Marina Noè, con la casa automobilistica torinese e il Consorzio Asi di Palermo.
"Ho richiesto quest'incontro per sollecitare la definizione di un piano d'azione per gli interventi da realizzare a breve termine, che sia in linea con le prospettive di rilancio dello stabilimento di Termini Imerese legate alla produzione della Lancia Y", ha detto l'assessore e ha ribadito che la Fiat nella sua programmazione industriale non può non tenere conto delle realtà dell'indotto: "Da imprenditori, nella gestione dello stabilimento devono considerare le necessità di adeguamento strutturale delle aziende dell'indotto. La Fiat ha il dovere di impegnarsi ad individuare un percorso per una cassa integrazione relativa a tutta l'area e non solo allo stabilimento", ha affermato Noè, secondo cui "l'azienda, quando ha la necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali deve, al pari di altre grandi realtà imprenditoriali italiane, preoccuparsi che siano estesi a tutta l'area, trattandosi di una filiera produttiva". Dopo aver incontrato i dirigenti Fiat, l'assessore convochera' per il 16 marzo le parti sociali.

In coclusione, c’è poco da essere ottimisti, e questo è riferito sicuramente agli operai, non certo ai vertici, per i quali "va tutto per il meglio" e si confida su di un futuro sempre migliore.
Tanto si sa, i cambiamenti mietono vittime, ma sono indispensabili…


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Fiat, stabilimento chiude fino a 8 marzo
PALERMO - A conclusione del secondo turno di lavoro, stasera, alle 22, i cancelli della Fiat di Termini Imerese chiuderanno e riapriranno l'8 marzo. Per due settimane i 1.400 lavoratori saranno posti in cassa integrazione. Gli ammortizzatori sociali riguarderanno anche i dipendenti di Arvi e Magneti Marelli e di alcune aziende dell'indotto, fra cui la Lear Corporation, la Bienne Sud e l'Automotive System. Al rientro in fabbrica gli operai riprenderanno la produzione per 15 giorni, poi torneranno nuovamente in cassa integrazione sino alla fine della prima settimana di aprile.
21-02-2004

21 febbraio 2004
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