La niña santa

Tra questioni teologiche e pulsioni sessuali, la seconda pellicola della regista argentina Lucrecia Martel ricorda i temi cari a Buñuel








Noi vi segnaliamo... 
La niña santa
di Lucrecia Martel

L'educazione religiosa e sentimentale di due adolescenti di La Ciénaga. Divise tra questioni teologiche e pulsioni sessuali, Amalia e Josefina s'interrogano su quale sia il progetto divino che è stato loro assegnato dall'Altissimo. L'arrivo di un fascinoso e famoso medico, giunto in città in occasione di un congresso, attira l'attenzione di Amalia, convinta di doverlo salvare per volere di Dio...


Distribuzione Teodora
Durata 106'
Regia Lucrecia Martel
Con Mercedes Moran, Carlos Belloso, Maria Alche
Genere Drammatico

La critica
"A favore della Martel giocano la sorpresa della scoperta, l'evidente dono di riversare la vita in pellicola con ispirata facilità e il coraggio di omettere l'ultimo capitolo. Penalizzando o premiando i personaggi, spesso il finale di un film si configura come una sopraffazione, lasciarlo in sospeso può costituire un segno di rispetto. (...) Il tutto in un contesto di oppressiva religiosità della giovane santarellina, che insieme con l' amica del cuore si dibatte nei tormenti dell' età di crescita. Alla regista argentina (sostenuta da un'eletta schiera di coproduttori in cui figurano i fratelli Almodóvar e alcuni benemeriti italiani, tra i quali Vieri Razzini e Tilde Corsi) mi sento di augurare un pieno successo. A patto che quando dovesse avere in mano un premio, piccolo o grande, mi confidi in un orecchio che cos'è successo dopo."
Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 maggio 2004

"Chi un paio d'anni fa ebbe la fortuna di vedere 'La ciénaga' dell'argentina Lucrecia Martel, uno dei debutti più brucianti dell'ultimo decennio, ritroverà nel suo secondo film, 'La niña santa', le stesse atmosfere torbide, lo stesso languore timorato e feroce. Feroce perché stavolta in primo piano non ci sono più le madri ma le figlie; non le energie declinanti della mezza età, ma il cieco ribollire di fedi e di passioni che è proprio di quella stagione. Reso ancora più esasperato dal cattolicesimo bigotto e incline al superstizioso respirato dalle allieve a scuola. Nel Festival degli istituti religiosi - dopo il film di Almodòvar e il coreano 'Old Boy', questo è il terzo - le ragazze de 'La niña santa' sono le meno peccaminose nei fatti, ma le più torbide nei pensieri. (…) Naturalmente il film è molto più ellittico ed allusivo del nostro brutale riassunto. Anzi, l'aria di scandalo che si addensa sul capo dello sfuggente dottor Jano, resterà sospesa fin oltre il finale aperto. Nel frattempo Lucrecia Martel avrà dato fondo a tesori di reticenza e di raffinatezza espressiva. Uno sguardo, mezza parola, il corpo tremante di freddo e di desiderio di una ragazza che esce dalla piscina, la promiscuità tra la madre di Amalia e suo fratello, entrambi divorziati, che dividono la stessa stanza d'albergo, un po' per economia e un po' per compagnia... Ci si chiede quanto tutto questo possa colpire Tarantino. Ma 'La niña santa' è il film di una vera artista. Sarebbe un peccato mortale, cattolicamente, non ritrovarlo nel palmarès."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 maggio 2004

Presentato in concorso al 57mo Festival di Cannes (2004)

21 dicembre 2004
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