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La Palestina è uno "Stato osservatore"

L'Italia ha votato sì alla risoluzione dell'Onu, circostanza che ha "deluso" Israele

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Con un voto storico ieri al Palazzo di Vetro, l'Onu, con 138 sì, 9 no e 41 astenuti, ha accolto la Palestina come "Stato osservatore".
"L'Italia ha deciso di dare il proprio sostegno alla risoluzione che attribuisce alla Palestina lo status di Stato non membro osservatore permanente all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in occasione della votazione all'Assemblea generale delle Nazioni unite che avrà luogo fra qualche ora". Lo ha spiegato una nota di palazzo Chigi.
"Tale decisione è parte integrante dell'impegno del governo italiano volto a rilanciare il processo di pace con l'obiettivo di due Stati, quello israeliano e quello palestinese, che possano vivere fianco a fianco, in pace, sicurezza e mutuo riconoscimento - prosegue la nota -. A questo fine, il governo si è adoperato in favore della ripresa del dialogo e del negoziato, moltiplicando le occasioni di incontro con le parti coinvolte nel conflitto Medio-Orientale, in particolare da parte del presidente del Consiglio, ricevendo conferma della loro volontà di riavviare il negoziato di pace e giungere all'obiettivo dei due Stati". "Ribadendo la centralità che per l'Italia e per l'Ue ha il processo di pace, il presidente Monti ha nell'occasione manifestato la convinzione che l'assetto finale si possa basare sul principio dei due Stati per due popoli, con lo Stato palestinese che sia patria del popolo palestinese, e lo Stato d'Israele come Stato ebraico, riconoscendone la legittima aspirazione quale patria del popolo ebraico", dice ancora palazzo Chigi.

In sostanza la decisione italiana è "un incoraggiamento a proseguire sulla strada del dialogo e contro ogni estremismo. La nascita di uno Stato di Palestina membro a pieno titolo dell'Onu potrà arrivare solo ed esclusivamente con il negoziato e l'intesa diretta tra le parti".
Per spiegare le motivazioni del "sì" italiano il presidente Monti ha telefonato al presidente Mahmoud Abbas e al primo ministro Benjamin Netanyahu. "Nel dare sostegno alla Risoluzione, l'Italia, in coordinamento con altri partner europei, ha in parallelo chiesto al presidente Abbas di accettare il riavvio immediato dei negoziati di pace senza precondizioni e di astenersi dall'utilizzare l'odierno voto dell'Assemblea generale per ottenere l'accesso ad altre Agenzie Specializzate delle Nazioni Unite, per adire la Corte Penale Internazionale o per farne un uso retroattivo", spiega ancora palazzo Chigi.
"A Netanyahu il presidente, nel ribadire che questa decisione non implica nessun allontanamento dalla forte e tradizionale amicizia nei confronti di Israele, ha garantito il fermo impegno italiano ad evitare qualsiasi strumentalizzazione che possa portare indebitamente Israele, che ha diritto a garantire la propria sicurezza, di fronte alla Corte Penale Internazionale", si legge ancora nella nota di palazzo Chigi.

Israele e Usa hanno votato contro. La Germania, invece, si è astenuta come ha annunciato il ministro degli esteri Guido Westerwelle. Alla vigilia del voto all'Onu il segretario di stato Usa Hillary Clinton aveva ricordato "di aver già detto numerose volte che il cammino verso una soluzione del problema dei due stati che soddisfino le aspirazioni dei palestinesi passa per Gerusalemme e Ramallah, non da New York".
Per l'ambasciatore americano all'Onu Susan Rice, "Questo voto crea ulteriori ostacoli sulla via della pace, per questo gli Stati Uniti hanno votato contro". Secondo la Rice, il voto non può risolvere il conflitto israelo-palestinese e "per questa ragione il voto non può essere frainteso come base per l'ammissibilità all'Onu come Stato. Non lo è. Questa risoluzione non riconosce che la Palestina è uno Stato".

Negativo il giudizio del premier israeliano, Benjamin Netanyahu per il quale il riconoscimento "non cambierà nulla sul terreno". L'iniziativa, ha continuato, il premier israeliano "non porterà la pace più vicina, ma anzi la farà allontanare". Lo stato palestinese potrà essere riconosciuto, ha aggiunto Netanyahu, solo quando saranno tenute in considerazioni le preoccupazioni per la sicurezza di Israele, riconosciuto come stato del popolo ebraico, e quando vi sarà una dichiarazione di "fine del conflitto" tra le due parti.
A sostegno della risoluzione l'ex premier israeliano e leader di Kadima Ehud Olmert. In una lettera allo scrittore Bernard Avisahi, pubblicata sul sito di notizie The Daily Beast poco prima del voto della risoluzione da parte dell'Assemblea generale, Olmert ha sollecitato anche Israele a non opporsi al testo che non contraddice, sostiene, la soluzione al conflitto dei due stati. "Una volta che le Nazioni Unite getteranno le fondamenta di questa idea, noi in Israele dovremo impegnarci in un processo negoziale serio per trovare un accordo sui confini basati sulle linee del 1967 e risolvere le altre questioni", ha scritto Olmert precisando come esponenti palestinesi moderati come il presidente dell'Anp Mahmoud Abbas e il premier Salam Fayyad debbano essere rafforzati. "Hanno bisogno del nostro aiuto, è arrivato il momento di offrirglielo", ha aggiunto.

Alla fine, il premier israeliano Netanyahu ha ringraziato i Paesi che hanno votato contro il riconoscimento della Palestina. "Nove Paesi si sono schierati per la verità e la pace", ha affermato il primo ministro. In quella che appare come una importante sconfitta diplomatica per Israele, solo nove Paesi hanno votato contro la risoluzione: Stati Uniti, Israele, Canada, Repubblica Ceca, Palau, Micronesia, Nauru, Panama e le Isole Marshall. Fra gli astenuti, Germania e Gran Bretagna. [Adnkronos/Ign]

30 novembre 2012
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