La presenza di Totò Cuffaro in Svizzera è sempre stata ben gradita

Smentita la notizia del diniego all'ingresso in Svizzera del Presidente della Regione Siciliana

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All'inizio di ottobre si era diffusa voce che al presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro, a causa delle accuse di compiacenza mafiosa, che ancora adesso pendono sulla sua persona, era stato negato l'ingresso in Svizzera. (leggi qua)

La notizia, diffusa tramite un comunicato di Francesco Paolo Catania - direttore del bimestrale "L'Isola" e consigliere del Comites di Bruxelles-Brabante-Fiandre eletto nella lista "L'Isola - L'Altra Sicilia", ha suscitato la dura presa di posizione di giornalista siciliano che vive proprio in terra elvetica: Emidio Bulla, direttore de "L'Eco", settimanale di Basilea, il quale ha invitato Francesco Paolo Catania a smentire il suo l'articolo: "altrimenti rischiamo da siciliani una figuraccia terribile e soprattutto quella di creare un incidente diplomatico".
Invito raccolto da Catania che ha pubblicato integralmente sia la lettera di Bulla sia la sua risposta al direttore de L'Eco sulla propria rivista.
La notizia, nettamente smentita, non era effettivamete apparsa su nessun giornale a parte che su un quotidiano basilese, il cui contenuto non era certo quello di mettere in bocca ai Governi cantonali di Basilea il diniego al Presidente della Regione Totò Cuffaro di entrare in Svizzera per "motivi mafiosi".

Emidio Bulla ha inoltre precisato che gli amministratori elvetici sono intervenuti rispondendo con estrema chiarezza "che in ogni Stato di diritto un individuo è innocente sin quando questi non è condannato", quindi, ha sottolineato Bulla, "rimaneva gradita la presenza delle Istituzioni siciliane e la cosa non creava alcun imbarazzo".
Francesco Paolo Catania rispondendo a Bulla ha spiegato che la molla che lo ha spinto a scrivere l'articolo non "è stata la voglia di scoop, che lei ritiene di ritrovare forte nelle mie pagine" bensì "l'orgoglio di rendere giustizia alla mia Sicilia e ai suoi abitanti al di qua e al di là del Faro". Certo, ha ammesso Catania, "la mia informazione andava vagliata proprio per non ripetere l'insulsa abitudine dei professionisti dell'informazione, e su questo le do ragione" "Ma, la prego, lasciamo fuori deontologia e morale", aggiunge Catania spiegando che quando si parla di Sicilia, "è tanto frequente l'uso che si fa del termine mafia e, dico io, anche di antimafia e delle sue fortune che, d'impeto, così come apprendevo, ho cercato di comunicare il mio sdegno e la mia frustrazione".

27 ottobre 2004
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