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La Sicilia sempre più nel baratro

Bankitalia: disoccupazione quasi al 20% e forte calo dei consumi, dei fatturati, degli investimenti

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La Sicilia sempre più nel baratro: nei primi sei mesi dell'anno calano fatturati, ordinativi e investimenti delle imprese, diminuiscono i consumi, si riduce il ricorso al credito e i prezzi delle case, per la prima volta, dopo 10 anni, scendono di 4 punti percentuali in termini reali (-0,9% in termini nominali).
Ma soprattutto non si ferma l'emorragia di posti di lavoro: il tasso di disoccupazione schizza al 19,4% (+4,8% rispetto allo stesso periodo del 2011) e aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali. Secondo lo studio una percentuale così elevata di disoccupati non si raggiungeva nell'isola da quasi dieci anni (dal 2003), mentre quella degli occupati risulta pari a -15% rispetto alla media nazionale.

La contrazione della forza lavoro si è registrata in particolare nell'edilizia e nell'industria (complessivamente pari a -7,9%) e nei servizi (-2,9), mentre è lievemente aumentata nel commercio, nel settore della ristorazione e nelle strutture alberghiere (1,2%). Anche il ricorso agli ammortizzatori sociali è aumentato nei primi nove mesi dell'anno: il numero delle ore di cassa integrazione autorizzato è cresciuto del 58,4%, rispetto al 2011. Bankitalia però evidenzia anche che a raddoppiare siano state in particolare le richieste per cigs e cig in deroga, mentre si è ridotto il ricorso a quella ordinaria (-13,9%).
L'unica nota positiva, nel quadro a tinte fosche, è rappresentato dall'export (+21,2%), mentre le importazioni scendono a -0,8%.
Ristagna il turismo, che registra un modesto incremento degli arrivi (0,2%) e un lieve calo delle presenze (-0,2%). Secondo lo studio, la spirale negativa, che ha cominciato a manifestarsi alla fine del 2011, è proseguita anche nei primi sei mesi del 2012 in quasi tutti i comparti.
Nell'industria - secondo un'indagine condotta su un campione di imprese con almeno 20 addetti - oltre la metà delle aziende registra diminuzioni di fatturato nei primi 9 mesi del 2012, (erano il 35% nel 2011), mentre il 61,3% prevede di chiudere l'esercizio in utile, il 23,1% in perdita e solo 19% indica un aumento delle vendite.
Nell'edilizia oltre il 50% degli imprenditori stima una riduzione dei livelli produttivi e meno del 20% prevede di aumentarla. Nel commercio, invece, quasi il 60% registra un calo del fatturato e il 23% stima di chiudere l'esercizio in perdita.

Diminuisce pure il ricorso al credito di famiglie (-0,7%, era +2,7% nel 2011), e delle imprese (-2,5%). Lo studio evidenzia anche un forte calo nell'erogazione di nuovi mutui alle famiglie per l'acquisto di nuove abitazioni: sono stati il 54,5% in meno rispetto allo stesso periodo del 2011. La contrazione della domanda di credito delle aziende siciliane, invece, ha riguardato in particolare le costruzioni (-6,8%), il manifatturiero (-2,2%) e i servizi (-3,5). Da un sondaggio condotto dalla Banca d'Italia, poi, su un campione di imprese del comparto dei servizi e dell'industria, emerge anche che un terzo degli intervistati ha rilevato da gennaio a giugno 2012 un peggioramento delle condizioni di indebitamento, legato alla difficoltà di ottenere nuovi finanziamenti.

"Abbiamo registrato un peggioramento dell'andamento dell'economia rispetto alla fine del 2011 in tutti settori produttivi - ha detto il direttore della filiale palermitana della Banca di Italia Giuseppe Arrica -. Non solo la Sicilia ma tutto il Meridione ha mostrato una riduzione dei livelli produttivi come nel 2009. Oltre all'industria, anche l'edilizia mostra dati negativi per numero di ore lavorate, di addetti e compravendite, che mostrano una riduzione del 25%, inferiore sia alla media nazionale che del resto del Mezzogiorno meridionale. Il turismo e i trasporti sono rimasti fermi l'unico dato positivo è l'export ma l'aumento dell'esportazioni è dovuto quasi esclusivamente alla crescita dei prodotti petroliferi che rappresentano il 75%".

Istat: sempre più difficile fare fronte agli imprevisti - La soddisfazione per le proprie condizioni di vita, complice la crisi, cala e gli italiani si rifugiano nella famiglia e nei rapporti di amicizia. È il quadro che emerge dall'indagine Istat su 'Deprivazione e soddisfazione, aspetti di vita quotidiana' secondo cui "si riscontra una contrazione del livello di soddisfazione per la vita in generale, mentre aumenta per alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, come le relazioni familiari e amicali".
Peggiora la soddisfazione per la situazione economica personale e familiare. Secondo l'indagine, nel 2011 sono aumentate le famiglie che dichiarano di non poter sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 33,3% al 38,4%), di non potersi permettere una settimana di ferie all'anno (dal 39,8% al 46,5%) o, se lo desiderassero, un pasto con carne o pesce ogni due giorni (dal 6,7% al 12,3%), nonché quella di chi non può permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione (dal 11,2% al 17,9%).
In compenso, il 91% degli intervistati si dichiara soddisfatto per le relazioni familiari (il 36,8% lo è molto): per le relazioni amicali tale quota è pari all'84,0%, con il 26,6% di molto soddisfatti.

Per Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons, quelli dell'indagine Istat "sono dati da terzo mondo. E' una vergogna. Il Governo ha il dovere di fare immediatamente un dl antipovertà che sposti la tassazione verso i più ricchi, rispettando finalmente l'articolo 53 della Costituzione, in modo che il sistema tributario sia informato a criteri di progressività. Basta, quindi, con l'aumento dell'Iva che colpisce indistintamente ricchi e poveri".
Tanasi chiede il raddoppio della Tobin tax ed un aumento delle tasse per chi guadagna più di 90.000 euro e chiede che il gettito reperito in questo modo sia tutto destinato ad aiutare questi nuovi poveri.

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, Istat.it, Codacons.it]

 

 

16 novembre 2012
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