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La trattativa tra mafia e Stato

I pm della Procura di Palermo hanno riascoltato ieri gli ex ministri Scotti e Mancino, e Giuseppe La Greca, ex capo Gabinetto dell'ex ministro Conso

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La Procura di Palermo ha aperto un nuovo capitolo di indagine sulla trattativa tra mafia e Stato che si sarebbe sviluppata tra le stragi del '92 e quelle del '93.
Ieri, nella palazzina M del Palazzo di giustizia, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava hanno ascoltato alcuni testimoni eccellenti, uomini al vertice del governo e delle istituzioni per chiedere loro chiarimenti alla luce di importantissimi documenti prodotti nelle scorse settimane dall'ex magistrato del Dap Sebastiano Ardita. Documenti che proverebbero come nel 1993 ci fu una sorta di "dibattito" all'interno delle istituzioni per venire incontro ad almeno una delle richieste del famoso papello presentato da Totò Riina: l'abolizione del carcere duro.

Ad essere sentito come persona informata dei fatti, l'ex ministro Vincenzo Scotti. Scotti è stato ministro dell'Interno dal 16 ottobre del 1990 al 28 giugno del 1992 e successivamente è passato al Dicastero degli Esteri. Al suo posto al Viminale, subentrò Nicola Mancino.
L'attività istruttoria dei magistrati palermitani è proseguita con l'interrogatorio di Giuseppe La Greca, ex capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Giovanni Conso, altro personaggio chiave della trattativa. Sotto il suo dicastero lo Stato fece scadere il carcere duro per oltre 300 mafiosi.
Scotti, che ora insegna all'Università, a fine interrogatorio non ha voluto rilasciate dichiarazioni sul contenuto: "Lasciamo lavorare i magistrati in serenità", ha detto. L'ex ministro non ha voluto confermare quanto riferito all'Antimafia e cioè di aver saputo dal Guardasigilli Claudio Martelli dei colloqui avuti con i carabinieri del Ros solo anni dopo. L'ex politico non ha risposto neppure ai giornalisti che gli chiedevano il motivo della sua repentina sostituzione al Viminale e della nomina al suo posto, nel giugno del '92, di Mancino.

La Greca, parlando con l'Adnkronos, ha detto non aver "mai avuto alcun sentore di alcuna trattativa tra lo Stato e la mafia". La Greca è stato già sentito l'anno scorso dalla Commissione parlamentare insieme con l'ex ministro Conso. Ieri è stato riascoltato dai magistrati della Dda di Palermo. "Ricordo che Conso quando era ministro della Giustizia amava fare tutte le cose da solo senza coinvolgere i suoi collaboratori - ha aggiunto l'ex capo di Gabinetto - ricordo che un giorno mi chiamò il direttore di un istituto penitenziario dicendomi che aveva appena ricevuto la telefonata del ministro Conso, ma non fidandosi perché gli sembrava strano che avesse chiamato direttamente il ministro, si volle accertare chiamando l'ufficio di Gabinetto. Conso è fatto così". E' lo stesso La Greca a ricordare che ancora oggi sia lui che l'ex ministro Conso fanno parte del direttivo della rivista 'La rassegna penitenziaria'. "Ci incontriamo quando dobbiamo discutere degli articoli da pubblicare".

Riascoltato ieri anche Nicola Mancino. Mancino, a capo del Viminale dal 28 giugno del 1992 al 19 aprile del 1994, è stato sentito dai pm per la seconda volta in due anni, sempre sullo stesso argomento. Era stato il pentito Giovanni Brusca, tra i primi a parlare del papello, a raccontare ai pm, che Mancino sarebbe stato era "il terminale finale" della trattativa. A lui dovevano arrivare, secondo il collaboratore, le istanze di Cosa nostra. "Tra la strage di Capaci e quella di via d'Amelio - aveva detto Brusca - Riina mi disse che qualcuno si era fatto avanti per chiedere cosa voleva la mafia per fare cessare gli omicidi e che lui gli aveva dato un papello di richieste. Sempre in quell'occasione mi disse che il terminale finale a cui l'elenco di cosa nostra doveva arrivare era l'onorevole Nicola Mancino". Il politico, che ha sempre negato di avere mai avuto saputo nulla di una trattativa, ha querelato Brusca. Ieri i magistrati hanno chiesto a Mancino anche notizie su un'altra importante circostanza: il presunto incontro avvenuto l'1 luglio del 1992 - cioè in piena trattativa, secondo i pm - con il giudice Paolo Borsellino. Ma l'ex ministro ha sempre sostenuto di non ricordare nulla dell'incontro.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Corriere.it, Repubblica/Palermo.it]

- Quella lettera a Scalfaro sul 41 bis (Guidasicilia.it, 19/11/11)

 

 

6 dicembre 2011
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