La vita dell'Etna, il suo respiro, in un filmato di 60 secondi per il quale ci sono voluti otto anni per realizzarlo

In un video il respiro dell'Etna
di Luigi Bignami (Repubblica.it)

Dallo spazio l'Etna assomiglia a un grande polmone di una gigantesca creatura che respira irregolarmente. Attorno al cono vulcanico, infatti, il suolo si innalza anche di 15 cm per poi sgonfiarsi pian piano. Il polmone però non si riempie di aria, ma di magma che quando è pieno svuota in eruzioni più o meno temibili.
Per realizzare il filmato di circa 60 secondi sono stati necessari 8 anni di monitoraggio dallo spazio, dal 1992 al 2000. L'ha prodotto alcuni anni fa Paul Lundgren, del Jet Propulsion Laboratory (Nasa) in collaborazione con il gruppo dell'Irea-Cnr. (guarda il filmato)
ERS-1 ed ERS-2 hanno raccolto dati attraverso il radar di bordo ad apertura sintetica (SAR), in grado di osservare la Terra oltre la coltre nuvolosa, sia di giorno che di notte. I dati scientifici sono stati utilizzati per originare una serie di interferogrammi, poi accuratamente ''montati'' in sequenza e colorati artificialmente a comporre uno spettacolare modello digitale di elevazione. Queste ricerche si sommano a quelle eseguite a Terra per seguire l'evoluzione del più grande vulcano attivo d'Europa.

E così ad esempio, esattamente come fa la tomografia assiale computerizzata per l'interno dell'organismo umano, una serie di strumenti costituiti principalmente da sismografi che registrano le scosse, hanno rilevato recentemente il movimento dei magmi ricchi di gas all'interno del vulcano. Ciò ha permesso di 'fotografare' i cambiamenti che sono avvenuti nel tempo allo stato fisico delle rocce e di localizzare e seguire il movimento del magma ricco in gas che ha alimentato le eruzioni, relativamente esplosive, avvenute tra il 2001 e il 2003.
Questo fenomeno fortemente ipotizzato dagli studiosi, ma mai rilevato prima d'ora è stato chiaramente accertato da un gruppo di ricercatori dell'Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) della sezione di Catania e del Centro Nazionale Terremoti di Roma. Le ultime ''tac'' comunque, dicono che le sacche magmatiche più superficiali dell'Etna non si stanno riempiendo di magma ricco in gas.

La previsione è stata confermata dalle due ultime eruzioni del 2004-2005 e del 2006 che hanno avuto carattere prevalentemente effusivo. Pertanto, a meno che non si verifichino rapide risalite dal profondo di magmi ricchi in gas, le prossime eruzioni potranno continuare ad avvenire in modo tranquillo (eruzioni prevalentemente effusive). Un andamento leggermente in controtendenza rispetto alle ultime che nel 2001 e nel 2002-3 causarono non pochi problemi a Catania: allora un'intensa attività esplosiva accompagnò la fuoruscita delle colate laviche. Sono queste le deduzioni che allo stato attuale si possono fare dal continuo monitoraggio del vulcano siciliano e che l'Ingv ha ricavato attraverso l'elaborazione dei dati di 50 stazioni di monitoraggio sismico che scandagliano le viscere del corpo vulcanico.
Ma l'Etna emette anche e soprattutto lave fluide, poco ricche in gas. Può allora questo tipo di ''tac'' annunciare anche l'arrivo in superficie di tali magmi? Risponde Domenico Patanè, responsabile della ricerca: ''Stiamo verificando l'impiego di una metodologia simile, sempre basata sulle onde sismiche, che dovrebbe permetterci di localizzare anche i magmi poco ricchi in gas. Va sottolineato, tuttavia, che questa tecnica offre potenzialmente uno strumento di sorveglianza in più che si integra a quelli che sono già in uso per la previsione delle eruzioni a medio e breve termine''. Tra questi vi sono, ad esempio, lo studio dell'evoluzione dei gas che arrivano in superficie e lo studio dei microterremoti.

Alcuni anni or sono di parlò di una trasformazione del ''carattere'' del vulcano. Pierre Schiano del laboratorio Magma et Volcans dell'Université Blaise Pascal di Clermont-Ferrand (Francia) sostenne nel 2003 che l'Etna stava trasformandosi da vulcano effusivo, a vulcano di tipo esplosivo. Una deduzione ottenuta dall'analisi delle lave delle eruzioni più recenti.
A distanza di tre anni quell'ipotesi è ancora valida? Spiega Patanè: ''Va ricordato innanzi tutto, che l'Etna non è sempre stato un vulcano effusivo come lo conosciamo in tempi relativamente vicini a noi, ma in alcuni periodi della sua storia manifestò eruzioni estremamente esplosive. Circa 15.000 anni fa si è potuta datare una serie di esplosioni catastrofiche che avevano distrutto uno degli edifici vulcanici precedenti. Più recentemente, una di queste eruzioni esplosive, ma di minore intensità, si verificò nel 122 avanti Cristo e fu di tipo pliniano (simile a quella molto più nota che interessò il Vesuvio nel 79 dopo Cristo). A parte queste, molte altre eruzioni di tipo esplosivo di media intensità (sub-pliniane) si sono verificate negli ultimi 4000 anni. Dunque non direi che il vulcano si sta trasformando, ma semplicemente che sta vivendo un periodo leggermente diverso rispetto a quello degli anni precedenti, manifestando un carattere più esplosivo. Le ultime due eruzioni laterali del 2001 e del 2002-2003 rappresentano infatti, eventi abbastanza unici negli ultimi 240 anni, comparabili solo con l'eruzione della Montagnola del 1763, durante la quale si ebbero manifestazioni del tutto simili a quelle dei nostri giorni''.

21 ottobre 2006
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