Lavoro nero

''Emergendo'' e ''Oro nero'', due indagini, a Palermo e Caltanissetta, che rivelano quanto sia ancora alto il numero dei lavoratori sommersi

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Oltre il 28 per cento dei lavoratori nella provincia di Palermo sono in una situazione di irregolarità mentre a Caltanissetta sono il 21 per cento. In Sicilia i lavoratori in nero sarebbero 340 mila.
Questi sono alcuni dei dati emersi da due ricerche gemelle condotte nelle due province siciliane sul lavoro nero dalla società Artha s.r.l. nell'ambito della misura 3.11 del Por Sicilia, presentati nel seminario sul "Lavoro non regolare in Sicilia: le politiche regionali di intervento", che si è svolto ieri a Palermo.

L'identikit del lavoratore in nero che emerge, dalle indagini campionarie dell'Artha srl nelle province di Palermo (denominata "Oro nero") e Caltanissetta (denominata "Emergendo"), in collaborazione con la facoltà di Economia dell'Università di Palermo, rivela prevalentemente il profilo di un: giovane, diplomato, appartenente ad un nucleo familiare "protetto" (ossia con almeno un reddito) e che lavora prevalentemente in piccole aziende, nel commercio o nell'artigianato. Un lavoratore, insomma, che viene assunto con la promessa di essere regolarizzato al più presto. Il fenomeno si estende, comunque, ad altre fasce di età, in quasi tutti i settori di attività.

L'impresa sommersa tipo, che si rileva dall'indagine condotta su 250 unita per provincia, è anch'essa giovane (in media 20 anni di attività) con un numero di addetti inferiore a 7 nel nisseno, e non superiore a 5 nella provincia di Palermo. Sono aziende con un’unica sede, che difficilmente investe o si dedica all’innovazione (solo il 18 % ha chiesto contributi e agevolazioni) e che operano soprattutto nei settori del commercio (50 per cento circa) e dei servizi vendibili, e si rivolgono essenzialmente al mercato locale (68 per cento Cl, 91 per cento Pa) e sub-regionale. Le suddette hanno inoltre scarsa propensione ad aumentare il numero degli occupati, e le assunzioni del personale avvengono nella maniera più informale possibile, attraverso reti di conoscenze personali, (81 per cento a Palermo e 87 per cento a Caltanissetta).

Altro dato che emerge dall'indagine è che il 41 per cento degli intervistati (campione di 570 lavoratori) a Palermo e il 44 per cento a Caltanissetta (615 intervistati) si dichiara soddisfatto dell'occupazione, anche se non regolarizzata, e il 41 e 33 per cento anche della retribuzione.
A questo proposito afferma Giuseppe Notarstefano, uno degli autori della ricerca che si tratta di un "Grado di soddisfazione insolito che può essere spiegato dalla giovane età degli intervistati, dagli alti tassi di preoccupazione del mercato locale, nonché dall’ombrello protettivo costituito dall famiglie".
Di contro gli irregolari insoddisfatti mostrano del resto di vivere la loro condizione in modo rassegnato. L' 83 % a Palermo e e il 71 % a Caltanissetta non fa niente per migliorare la loro situazione e non cerca un'altra occupazione.

Così si legge nei rapporti "Oro Nero" ed "Emergendo": "Nella realtà locale esaminata avere un lavoro anche se irregolare è meglio che non averlo affatto: così si spiega l'atteggiamento dell'individuo rassegnato e indolente e generalmente appagato sia dall' occupazione (perché comunque c'è) sia dalla retribuzione, per il sostegno che questa dà ai redditi familiari insufficienti".
Rimane quindi radicata la mentalità del "meglio questo che niente", ma daltronde..

3 marzo 2004
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