Le Siciliane di A. Una giornata da dimenticare. Palermo, Messina e Catania tutte KO

ROMA - CATANIA 7-0
Roma (4-2-3-1): Doni s.v., Cassetti 7, Ferrari 6, Chivu 6, Panucci 7.5, Pizarro 7, De Rossi 7 (5' st Aquilani 7), Taddei 7, Perrotta 7.5 (5' st Montella 7), Mancini 7.5 (29' st Vucinic s.v.), Totti 8. (1 Curci, 5 Mexes, 18 Virga, 28 Rosi). All.: Spalletti 8.
Catania (4-3-3): Pantanelli 4, Sardo 4, Stovini 4, Sottil 4, Vargas 6, Baiocco 6, Edusei 4.5, Caserta 5 (28' st Lucenti s.v.), Colucci 5 (1' st Biso 5), Corona 5 (36' st Del Core s.v.), Mascara 3. (16 Polito, 21 Silvestri, 5 Minelli, 24 Spinesi). All.: Marino 4.
Arbitro: Girardi di S. Donà di Piave 5.
Reti: nel pt, 12' Panucci, 19' Mancini, 25' e 40' Perrotta; nel st, 3' Panucci, 14' Montella, 25' Totti.
Note: angoli: 12-2 per la Roma. Recupero: 1' e 0'. Espulsi: Mascara al 15' pt per una gomitata a Chivu, Baiocco al 44' st per doppia ammonizione. Ammoniti: Mancini per comportamento antiregolamentare, Stovini per gioco falloso. Spettatori: 46.500.
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Il ritorno del Catania all'Olimpico si trasforma in un incubo. I rossazzurri, reduci da due vittorie e cinque risultati utili di fila, vengono travolti dalla Roma con un imbarazzante 7-0, la peggiore sconfitta della storia del club catanese in serie A. Passivo pesantissimo per una squadra che, andata in svantaggio dopo neppure un quarto d'ora, resta in dieci a causa dell'espulsione di Mascara - al rientro dopo due turni di squalifica e purtroppo ingenuamente recidivo nell'allargare il gomito nei contrasti con i difensori - e crolla senza appello al cospetto di un avversario che si ritrova a giocare quasi da solo, libero di colpire a ripetizione.
Una sconfitta contro l'undici di Spalletti, lanciato da 4 vittorie consecutive, ci poteva sicuramente stare, ma certo non di simili proporzioni. L'undici di Marino, invece, va subito in confusione, si innervosisce, non riesce a risistemarsi in campo una volta rimasto in inferiorità numerica e dà via libera ai padroni di casa senza opporre una resistenza degna di tale nome. Solo Baiocco, poi espulso, e Vargas tengono testa ai rivali sino alla conclusione, ma il 7-0 finale testimonia come la squadra abbia mollato troppo presto mostrando un'approssimazione e una mancanza di tenuta a dir poco inadeguate.

Il 7-0 di Roma non pregiudica il cammino dei rossazzurri - anche se le conseguenze disciplinari saranno pesanti, viste le espulsioni di Mascara e Baiocco - ma deve servire d'insegnamento per il futuro. Sin dal prossimo incontro, in casa contro il Parma, occorrerà il vero Catania, quello abituato a non arrendersi mai, elogiato da tutti per la capacità di mantenere inalterata l'intensità di gioco e di concentrazione nell'arco dei 90 minuti, forte di una compattezza che all'Olimpico non si è proprio vista.
La Roma si presenta con Panucci a sinistra per l'assenza di Tonetto e Ferrari centrale per dare respiro all'acciaccato Mexes. Per il resto, confermati Totti unica punta, la doppia mediana (De Rossi-Pizarro) ed il trittico di centrocampisti votato all'attacco. Con Silvestri in fase di recupero ma non ancora pronto per il rientro tra i titolari, Marino conferma Sardo sulla destra e in avanti preferisce Corona a Spinesi. Il momento chiave del match giunge al 15', quando la Roma è già avanti con un colpo di testa di Panucci, gol contestato per una strattonata del romanista ai danni di Stovini: Mascara rifila un colpo al volto di Chivu sotto gli occhi di Girardi e si fa espellere.

In dieci, gli etnei perdono la bussola e inizia il festival giallorosso. Totti, al 19', invita Mancini al diagonale vincente sotto le gambe dello spaesato Sardo. Pregevole il tris di Perrotta al 24', che con un'azione personale si sbarazza di tutta l'incerta difesa ospite, portiere compreso. Nonostante lo splendido sostegno degli ottomila tifosi al seguito, capaci di sostenere la propria squadra sul 3-0 come se stesse vincendo, il Catania è sulle gambe. Pantanelli subisce un tiro al bersaglio, il poker matura al 40', a siglarlo è ancora Perrotta, con un destro dal limite che trova impreparato il numero uno rossazzurro.
Proprio allo scadere Vargas scheggia la traversa su punizione, ma quando si riprende il 5-0 è immediato: anche Panucci fa il bis, approfittando di un rimpallo, ma in netta posizione di fuorigioco. Non finisce qui perchè la Roma vuole infierire e manda in rete anche Montella, scappato sul filo del fuorigioco, e capitan Totti (130mo gol in campionato), autore di un preciso tiro al volo dopo un errato intervento di Stovini. L'espulsione di Baiocco per doppia ammonizione (secondo giallo per proteste) completa nel peggiore dei modi un pomeriggio da dimenticare.


MESSINA - LAZIO 1-4
Messina (4-4-2): Storari 5,5, Zoro 5, Parisi 6, Morello 4,5, Iuliano 5, Coppola 5 (19 st Lavecchia 5,5), Cordova 5,5, De Vezze 5,5, Masiello 6 (25 st Iliev 5), Di Napoli 5,5 (35 st Floccari sv), Riganò 6. (88 Caglioni, 41 Sullo, 16 Ogasawara, 13 Rea). Allenatore: Giordano 5.
Lazio (4-4-2): Peruzzi 6, Oddo 6, Stendardo 6, Cribari 6, Zauri 6,5, Mutarelli 6,5, Ledesma 6, Mudingayi 6 (42 st Firmani sv), Mauri 7,5, Pandev 7, Makinwa 6 (45 st Tare sv). (32 Ballotta, 3 Bonetto, 10 Baronio, 83 Foggia, 7 Belleri. Allenatore: Rossi 6.
Arbitro: Ayroldi di Molfetta 6.
Reti: nel pt 10' Mauri, nel st 11' Riganò (rigore), 14' Pandev, 37 Mauri, 39 Makinwa.
Note: Angoli 10-5 per la Lazio Recupero: 0 e 4' Ammoniti: Mudingayi, Iuliano, Ledesma per gioco falloso. Spettatori: 15.000
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Seconda vittoria con goleada in sette giorni per la Lazio di Delio Rossi, che vince 4-1 in casa di un Messina irriconoscibile ed entra prepotentemente nella lotta per l'Europa. I biancocelesti si presentano al San Filippo caricati dal 5-0 rifilato sette giorni fa all'Udinese, mentre il Messina è reduce da tante, troppe gare buttate via negli ultimi minuti. Tra i padroni di casa si rivedono Di Napoli (preferito a Floccari accanto al bomber Riganò), Zoro e Coppola. Rossi ricorre ancora al 4-3-1-2, all'ultimo momento deve rinunciare a Rocchi, infortunato, e in attacco schiera la coppia Pandev-Makinwa. Andranno entrambi a segno. La Lazio parte bene, con un paio di iniziative di Makinwa e Mauri mette in apprensione la difesa giallorossa, che al 10' capitola.

Calcio di punizione dal limite dell'area per la Lazio, batte Mauri, la palla è deviata dalla barriera è beffa Storari, portando in vantaggio la Lazio. Il Messina sembra in gionata no, cerca di sfondare sulle fasce, ma Zoro e Parisi sembrano con il freno a mano tirato. La Lazio si difende con ordine e cerca di colpire in contropiede: al 29' un destro di Ledesma viene parato senza affanni da Storari, e negli ultimi minuti del primo tempo gli uomini di Rossi collezionano calci d'angolo e punizioni in zona d'attacco, che danno vita a pericolose mischie nell'area giallorossa. Al 35' sugli sviluppi di un corner Mudingayi spreca da due passi una buona occasione, due minuti dopo è provvidenziale Zoro, che devia in angolo una conclusione di Mauri a colpo sicuro. Al 42' segni di risveglio del Messina, con Di Napoli, fino a quel momento non pervenuto, che di testa su cross di De Vezze mette a lato.
Al 6' della ripresa il Messina pareggia con Riganò, ma il capocannoniere del campionato è in fuorigioco sul cross di Cordova, e la rete è giustamente annullata. Al 10' contatto Stendardo-Di Napoli in area, l'attaccante giallorosso va giù e per Ayroldi è rigore. Dal dischetto va Riganò che non sbaglia e segna il gol numero 9 in 12 giornate. Il Messina sembra trasformato rispetto al primo tempo, mentre la Lazio perde pian piano il controllo del centrocampo e si fa schiacciare dai padroni di casa, ma al 15' con un lampo i biancocelesti raddoppiano. Cross di Ledesma dalla sinistra, velo di Mauri, la palla arriva a Pandev che salta Iuliano e supera Storari con un delizioso pallonetto.

Il gol ridà vigore alla Lazio, che in contropiede tiene sempre in apprensione la difesa avversaria, e spegne i ritrovati ardori dei giallorossi. Al 37' la gara si chiude virtualmente con la seconda rete di Mauri, che in area ha tutto il tempo di farsi respingere un tiro da Storari e ribadire in gol, mentre la difesa del Messina sta praticamente a guardare. Due minuti dopo Makinwa segna il 4-1 in contopiede e le sue capriole mettono il sigillo alla festa laziale: Con nove gol fatti e uno solo subito in due gare per Oddo e compagni inizia un altro campionato. Per il Messina invece è arrivata la quarta sconfitta stagionale, sicuramente la più netta. Per riscattarsi i giallorossi ora hanno la trasferta a San Siro contro il Milan.


CAGLIARI - PALERMO 1-0
Cagliari (4-3-3): Chimenti 6, Ferri 6.5, Lopez 7, Bianco 7, Agostini 6 (34' st Del Grosso sv), Biondini 6, Conti 6.5, Budel 6 (23' st Capone sv), Esposito 6, Suazo 6, Langella 6.5 (25' st Pepe 7). (26 Fortin, 15 Semedo, 21 Colucci, 19 Cocco). All.: Giampaolo 7.
Palermo (4-3-2-1): Fontana 6.5, Cassani 6, Zaccardo 5.5, Barzagli 5.5, M. Pisano 6, Tedesco 6 (23' st Bovo sv), Guana 6, Simplicio 5, Brienza 5.5 (1' st Parravicini 6), Bresciano 6 (47' st Caracciolo sv), Amauri 5.5. (20 Sirigu, 15 Dellafiore, 22 Munari, 50 Ficano). All.: Guidolin 6.
Arbitro: Bertini di Arezzo 6.
Rete: nel st 45' Pepe.
Note: Angoli 3-2 per il Cagliari. Recupero: 1' e 5' Ammoniti: Biondini, Zaccardo, Parravicini, Cassani, Conti per gioco scorretto. Espulso: Simplicio (45' pt) per fallo su Suazo lanciato a rete. Spettatori: 18 mila.
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Si ferma a Cagliari la marcia della capolista Palermo, sconfitta dal gol di un ex, Simone Pepe, proprio al 90', dopo una serata di grande sofferenza per la squadra di Guidolin, rimasta in dieci per tutto il secondo tempo per l'espulsione del brasiliano Simplicio. Va quindi alla squadra di Giampaolo il derby delle Isole, anticipo notturno della 12/a giornata, con i sardi che restituiscono ai siciliani lo 'scherzo' subito 37 anni fa a Palermo.
Un precedente, entrato nella storia, che potrebbe però addirittura risultare favorevole al Palermo per chi crede nella cabala. Anche allora era la 12/a giornata, del campionato 1969-70. Riva e compagni, già in testa alla classifica, persero clamorosamente in terra siciliana (una delle due sconfitte di tutto il campionato), e sempre per 1-0, ma alla fine si laurearono campioni d'Italia. Chissà se dopo 37 anni, i ruoli potranno invertirsi... In Sicilia ci sperano, anche se questa sconfitta giunge proprio alla vigilia dello scontro diretto con l'Inter, in programma domenica prossima al Barbera.
E' stata comunque una bella partita, tirata e combattuta per tutti i 90', disputata alla grande da un Cagliari sempre più sicuro dei propri mezzi, alla seconda vittoria consecutiva in casa, decimo risultato utile di fila. Il Cagliari recupera Suazo, assente domenica scorsa a Messina e Giampaolo può schierare la formazione tipo, pur con le assenze di Pisano e D'Agostino.

Tante, invece, le defezioni in casa palermitana. Assenze illustri come quelle di capitan Corini, Biava, Di Michele e Diana. Pronti via e padroni di casa subito pericolosi con Biondini, il cui destro dal limite, al 2', su assist di Esposito, termina di poco a lato. Al 9' si vede per la prima volta il Palermo in avanti: destro di Bresciano, parato da Chimenti. Ancora Palermo pericoloso, al 31', quando Tedesco non riesce a deviare, da ottima posizione, un preciso cross dalla sinistra di Pisano. Ma il finale di tempo, così come l'avvio, è tutto di marca rossoblu.
Al 37' Langella, protagonista di un ottimo primo tempo, vola sulla sinistra, fa fuori Zaccardo e mette al centro per Suazo che, praticamente dall'altezza del dischetto, spara un piattone centrale di destro che Fontana respinge d'istinto. Al 43' Langella calcia al volo dal limite: fuori. Un minuto dopo ci prova Esposito, sempre con un tiro dal limite, bloccato da Fontana. Al 45' l'azione che lascia il Paleremo in dieci. Contropiede fulminante di Suazo che prende palla a metà campo, resiste a una prima carica di Barzagli, s'invola tutto solo verso la porta siciliana ma viene steso da dietro da Simplicio, giustamente espulso dall'attento Bestini. Nella conseguente punizione, schema a sorpresa con Conti che libera Langella sulla sinistra, palla di prima al centro dell'area dove, però, Zaccardo riesce ad anticipare Esposito.

Nell'intervallo Guidolin tenta subito di correre ai ripari e lascia Brienza negli spogliatoi per far entrare Parravicini che si sistema in mezzo al campo per arginare le offensive dei padroni casa. La prima occasione, anche nella ripresa, è del Cagliari, e che occasione: cross di Conti, sponda di testa di Suazo per Esposito che in volo, sempre di testa, impegna Fontana in tuffo. Il Cagliari preme sull'acceleratore nel tentativo di sbloccare il risultato ma il Palermo, seppur in inferiorità numerica, difende bene, giocando cortissimo senza concedere spazi ai padroni di casa. Dalle panchine si studiano mosse e contromosse per mettere in difficoltà l'avversario.
Giampaolo prima inserisce la quarta punta, Capone, per Budel, quindi toglie l'esausto Langella per un altro attaccante, Pepe. E la mossa risulterà azzeccata perchè il Palermo, nonostante Guidolin inserisca un difensore in più, Bovo, per Tedesco, va in sofferenza davanti al forcing asfissiante dei sardi, in campo con uno spregiudicato 4-2-4. Ma tanta audacia (mai visto 'Mister X' Giampaolo così spregiudicato) alla fine premia il coraggioso Cagliari, che ha il merito di crederci sino alla fine. E il gol vittoria arriva proprio al 90', grazie ad un'azione costruita da due ex col dente avvelenato.

Cross di Ferri dalla destra, al centro dell'area è bravo Suazo a cercare la girata al volo, ma la palla, colpita debolmente, viene ribattuta da Barzagli e rimane lì, a ballare sulla linea dell'area piccola dove l'altro ex rosanero, Pepe, è più lesto di tutti ad avventarsi sulla palla e battere Fontana da due passi. Un gol che fa esplodere di gioia il Sant'Elia, mandando in visibilio la tifoseria e che anche a Milano, sponda nerazzurra, avranno festeggiato.

Fonte: La Sicilia

- La classifica di serie A

20 novembre 2006
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