Le Siciliane di A. Una sesta giornata di campionato negativa per Messina, Palermo e Catania

SIENA - MESSINA 3-1
Siena (4-4-1-1): Manninger 6, Bertotto 6, Gastaldello 6, Rinaudo 6, Molinaro 5.5, Konko 6.5 (19' st Bogdani 5), D'Aversa 6 (28' st Cozza 6.5), Vergassola 6.5, Candela 5, Locatelli 6.5, Chiesa 5.5 (19' st Frick 7). (99 Pavarini, 2 Negro, 5 Brevi, 77 Antonini). All. Beretta 6.
Messina (4-3-1-2): Storari 6, Lavecchia 6, Iuliano 6, Zanchi 6.5, Parisi sv (13' pt Rea 5), Sullo 6, Coppola 5, Masiello 6, Cordova 4, Riganò 6 (9' st Iliev 5.5), Floccari 6 (42' st Alvarez sv). (88 Caglioni, 31 Morello, 16 Ogasawara, 11 Di Napoli). All. Giordano 6.
Arbitro: Ayroldi di Molfetta 6.
Reti: nel pt 20' Riganò (rigore), 45' Konko, nel st 45' Frick, 47' Cozza.
Note: Angoli 7-2 per il Siena. Recupero: 3' e 3'. Espulsi: 48' pt Cordova per doppia ammonizione, 24' st Coppola per doppia ammonizione, 43' st Candela per proteste. Ammoniti: Rinaudo e Rea per gioco falloso. Spettatori: 7.000.
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Ci vuole una partita pazza, con tre espulsi e un calcio di rigore, per far ritrovare il successo interno al Siena dopo sette mesi e il ritorno al gol di Cozza dopo il grave infortunio. L'ultimo appuntamento con i tre punti al 'Franchi' era stato l'11 marzo contro il Treviso: da allora quattro pareggi e due sconfitte, prima del successo odierno. Protagonista indiscusso il direttore di gara Ayroldi: le sue decisioni chiave possono essere considerate molto fiscali ma a rigor di regolamento ci stanno tutte, segno del nuovo corso arbitrale improntato alla massima severità.
Dopo il rigore assegnato per la spinta, magari lieve ma c'è, di Molinaro su Rinaudo, le due espulsioni dei messinesi che cambiano il volto alla gara. Cordova, già ammonito per un fallo al 30', viene addirittura espulso nell'intervallo, quando le sue insistite proteste per l'azione che poco prima aveva portato il Siena al pareggio, convincono Ayroldi ad estrarre il secondo cartellino giallo. Coppola lo segue al 24' della ripresa: anche lui, già ammonito al 7' del primo tempo, viene espulso per una sciocchezza, per aver allontanato la palla dopo che l'arbitro lo aveva fermato per fuorigioco. Alla fine c'è anche l'espulsione diretta di Candela per proteste.

Poco dopo il Siena, che non era riuscito a fare la sua la partita anche in doppia superiorità numerica, trova le due reti che scacciano i fantasmi della mancata vittoria. Ed è ancora decisivo Frick, alla quarta rete stagionale: a pochi secondi dal 90' il suo colpo di testa chiude di fatto la partita, abbinato alla rete di Cozza (all'esordio stagionale) in pieno recupero con il Messina ormai ko. La squadra di Beretta risolve così una gara tutt'altro che brillante, nella quale ha confermato le solite difficoltà a fare gioco in casa. Stavolta ci mette del suo anche il tecnico, che parte con uno schieramento inedito, schierando per la prima volta come coppia offensiva iniziale Locatelli e Chiesa.
Piedi buoni ma senza un centravanti di ruolo il peso in area di rigore è relativo. E così il predominio territoriale non riusciva a tradursi in occasioni da rete, con un Messina attento in fase di copertura e pronto a ripartire in contropiede. Al 19', su un cross che sembrava innocuo, il vantaggio ospite: al centro dell'area Molinaro si appoggia su Riganò che rovina a terra. Calcio di rigore che lo stesso centravanti trasforma con l'interno destro spiazzando Manninger. È una rete che stordisce il Siena, incapace a lungo di rendersi pericoloso.

Fino al 45', quando da una mischia furibonda nell'area giallorossa spunta il sinistro di Locatelli, che appoggia per Konko libero di insaccare a due passi dalla porta vuota. Abbinato all'espulsione di Cordova nell'intervallo, il gol sembra in grado di far cambiare direzione alla partita. E invece il Siena non sa approfittare della superiorità numerica, limitandosi ad una conclusione da lontano di Bertotto al 2' deviata in tuffo da Storari. Serve però una svolta e Beretta ci prova al 19' con il doppio ingresso di Bogdani e Frick al posto di Konko e Chiesa.
Ma la musica non cambia, nemmeno quando il vantaggio in campo per il Siena diventa doppio, per l'espulsione di Coppola. La partita da un punto di vista tattico perde ogni logica, ma il Messina si danna l'anima per contenere il Siena e lo fa benissimo, concedendo pochissimi varchi e nessuna vera occasione da rete. Fino all'ultima mischia, che riporta il Siena in paradiso.


PALERMO - ATALANTA 2-3
Palermo (4-3-2-1): Fontana 6.5; Cassani 5.5, Zaccardo 5.5, Barzagli 5.5, Pisano 6; Diana 5 (15' st Guana 6), Corini 6.5, Simplicio 5.5 (31' st Brienza sv); Di Michele 6, Bresciano 6.5 (15' st Caracciolo 5.5); Amauri 6. (20 Sirigu, 18 Parravicini, 21 Biava, 32 Capuano). All.: Guidolin 5.5.
Atalanta (4-4-1-1): Calderoni 6; Adriano 5.5, Rivalta 6.5 (1' st Talamonti 6), Loria 7, Bellini 7; Ariatti 6.5, Bernardini 7, Migliaccio 7, Tissone 6.5; Doni 7 (29' st Donati sv); Soncin 6 (29' pt Ventola 6). (18 Ivan, 7 Bombardini, 20 Manzoni, 38 Magrin). All.: Colantuono 8.
Arbitro: Banti di Livorno 5.5.
Reti: nel pt 13' Doni, 18' Bresciano, 31' Rivalta, 45' Corini rigore; nel st 11' Tissone.
Note: Angoli: 2-7. Recupero: 4' e 5'. Ammoniti: Pisano, Migliaccio, Guana, Adriano per gioco falloso. Spettatori: 21.716, per un incasso di 399.932,73 euro.
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Colpaccio dell'Atalanta al "Barbera" contro il Palermo che si presentava all'appuntamento con i gradi da capolista. Niente scandali per il 3-2 della formazione di Colantuono che porta via i tre punti con merito. Il Palermo si sveglia tardi, è costretto per ben tre volte ad inseguire e presenta una difesa spesso imbarazzante per via di una serie di gravi errori. Bresciano non soffre il fuso orario e nonostante la ounga trasferta con la nazionale australiana dopo un colloquio con Guidolin va in campo. Cassani vince in difesa il ballottaggio con Biava e va a destra, mentre Zaccardo viene confermato al centro con Barzagli.
Il portiere è il 39enne Fonta per via dell'infortunio di Agliardi. In avanti spazio ad Amauri supportato da Di Michele e Bresciano. Colantuono deve rinunciare agli infortunati Ferreira Pinto e Zampagna, oltre allo squalificato Carrozieri. Soncin in avanti viene preferito a Ventola. Parte in avanti il Palermo che nei primi minuti in un paio di occasioni prova la conclusione a rete con il brasiliano Amauri.

L'Atalanta non sta a guardare, si copre bene e alla prima vera occasione passa in vantaggio al 13: Doni sfrutta un cross dalla sinistra e di testa anticipa Zaccardo mettendo alla spalle di Fontana. Il Palermo reagisce, Guidolin chiede un maggiore lavoro agli esterni e al 18' arriva il pareggio: ottimo lavoro di Amauri che entra in area e dalla sinistra mette al centro un pallone che Bresciano infila alle spalle di Calderoni.
L'Atalanta però continua a giocar bene, a coprire ottimamente gli spazi e a rendere difficile le giocate del Palermo. Soncin si fa male ed è costretto a lasciare il posto a Ventola. Al 31' l'Atalanta torna in vantaggio perchè la difesa del Palermo, già nell'occhio del ciclone per le partite precednti, va in vacanza: su corner di bernardini, nessuno è al posto giusto e dopo un rimpallo Rivalta infila da pochi passi. Questa volta i rosanero subiscono il colpo e la reazione tarda ad arrivare.

L'Atalanta potrebbe anche chiudere meritatamente i conti perchè la difesa traballa ogni volta che la palla arriva in zona, ma Fontana si salva. Solo nel finale di tempo si rivede il Palermo e il risultato torna in parità: Banti prima nega un calcio di rigore netto al Palermo per un fallo di mano in area e poco dopo ne concede uno per un dubbio intervento di Adriano su Di Michele: dal dischetto ci pensa l'intramontabile capitan Corini, già a quota quattro (tre rigori), e tutti al riposo sul 2-2.
Distorisione al ginocchio per Rivalta che ad inizio ripresa deve lasciare il posto a Talamonti. Continua a giocar meglio l'Atalanta, menre il Palermo sembra essere rimasto negli spogliatoi. Fontana compie il miracolo su Ariatti e Tissone, ma all'11' non può fare nulla su una gran botta da fuori di Tissone. Per la terza volta l'Atalanta è in vantaggio. Guidolin inserisce Caracciolo e Guana per Bresciano e Guana. Il Palermo avanza il baricentro e l'Atalanta si limita a coprire.
Doni molto stanco al 29' lascia spazio a Donati, mentre Brienza rileva un non brillante Simplicio. Il Palermo attacca, ma da segnalare ci sono solo un paio di buone occasioni non sfruttate da Caracciolo, che nonostante l'altezza sembra non avere confidenza con il pallone quando colpisce di testa.


INTER - CATANIA 2-1
Inter (4-4-2): J.Cesar 5; Zanetti 6, Cordoba 6, Samuel 6, Maxwell 5 (1' st Maicon 6); Figo 6 (44' st Materazzi sv), Dacourt 6, Stankovic 7.5, Solari 6; Adriano 4 (14' st Cruz 5), Ibrahimovic 5. In panchina: Toldo, Grosso, Maaroufi, Recoba. Allenatore: Mancini 5.
Catania (4-3-3): Pantanelli 7.5; Silvestri 6, Minelli 6, Sottil 6.5, Vargas 5.5; Caserta 6.5, Edusei 6 (38' st Del Core 6), Baiocco 6.5; Colucci 6, Spinesi 6 (12' st Corona 6), Mascara 7. In panchina: Polito, Sardo, Izco, Lucenti, Millesi. Allenatore: Marino 6,5.
Arbitro: Mazzoleni di Bergamo 6.
Reti: 16' pt Mascara; 29' pt Stankovic; 30' st Stankovic.
Note: giornata tiepida, terreno in mediocri condizioni, spettatori 33.000 (circa 4.000 i catanesi), angoli 10-4 per l'Inter. Ammoniti: Cordoba, Colucci, Baiocco, Minelli. Recupero: 2'; 2'.
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Il Catania sfiora il colpo. Si riaffacciavano a San Siro dopo 24 anni di lontananza, i rossazzurri, e col ricordo lontano di un tremendo 6-0 per i nerazzurri. Oggi è stata tutta un'altra musica, e a guardare la qualità della manovra si può ben dire che l'undici etneo è stato all'altezza del palcoscenico. Soprattutto nel primo tempo la formazione a tre punte e quasi tutta italiana di Marino ha dato lezioni di rapidità di tocco, velocità sulle fasce e capacità di smarcamento alla ricca legione straniera di Mancini.
Solo due lampi di Stankovic, uno dei pochi interisti ispirati, hanno permesso ai padroni di casa, ora soli al comando della classifica, di fare bottino pieno. Pantanelli e compagni, però, avrebbero meritato di più. I catanesi, nonostante alcune assenze di rilievo (Falsini, Stovini e Biso), hanno giocato senza timore di fronte ai più titolati avversari, rischiando poco, reclamando un rigore non concesso nel primo tempo per un mani di Samuel in area e facendo più possesso palla.

A spuntarla è l'Inter, ma la superiorità annunciata sulla carta non si è vista affatto. Mancini, comunque, può distendere i nervi. È in testa, nonostante tutto: nonostante il gioco che non convince quasi mai, nonostante un centrocampo penalizzato da molte assenze, alle quali si aggiunge quella di Crespo in attacco. E nonostante questi attaccanti che valgono un patrimonio ma non riescono a buttare una palla dentro. Inguardabile ancora una volta Adriano, fischiato al momento della sostituzione con Cruz. Impalpabile Ibrahimovic, che non riesce a dare vigore e concretezza alla sua classe. Negativo perfino Cruz, oggi, quando ha avuto l'opportunità di essere decisivo ma ha sbagliato dal dischetto. E allora, avanti i centrocampisti rimasti, come Stankovic, risolutivo con i suoi guizzi.
La prima palla gol pulita è stata proprio del Catania, al 7', con una girata di Spinesi che ha impegnato Julio Cesar. L'Inter arrancava in avanti, molle e senza idee, il Catania, invece, mostrava carattere e gioco fluido, tanto da andare in vantaggio al 16' con un prodigio balistico di Mascara, che da una quarantina di metri ha infilato un pallonetto alle spalle di Julio Cesar, un po' colpevole per la posizione e un po' abbagliato dal sole. Una sberla per l'Inter, che ha accusato il colpo per una bella decina di minuti. Inguardabile lo spettacolo offerto da Adriano e in buona misura anche da Ibrahimovic, ben controllati dalla difesa ospite.

Al 29', però, Figo e Stankovic firmavano il pari: bel cross del primo, lasciato troppo libero da Vargas, e preciso colpo di testa in rete del secondo. Poi ha l'arbitro Mazzoleni (spesso in ritardo nel fischiare) ci ha messo del suo non vedendo al 30' un fallo di braccio in area di Samuel che tutti hanno visto. Con un solo tocco, Maicon al posto di Maxwell, Mancini ha cambiato parecchio a inizio ripresa: dal 4-4-2 la squadra è passata al 4-3-1-2, con Figo trequartista, Zanetti spostato a sinistra e Stankovic sulla fascia destra.
Nonostante ciò, però, l'Inter ha combinato poco, ben frenato da un Catania che, pur arretrando di qualche metro, dava l'impressione di tenere bene testa ai rivali. Un caso, o forse no, ma appena è entrato al posto di Adriano, Cruz si è procurato un rigore per atterramento da parte di Minelli. Dal dischetto, però, l'argentino ha trovato un ottimo Pantanelli, lesto a intuire il tentativo di trasformazione, e ottimo anche subito dopo su Solari e Stankovic.
Alla mezz'ora, la rete che ha deciso la gara. Su un corner da Figo, smanacciato da Pantanelli, si è avventato Stankovic la cui staffilata ha attraversato indenne un mucchio di giocatori per finire in rete. Inutile l'offensiva finale del Catania, senza dimenticare, però, che al 41' un pregevole intervento di Cordoba su Colucci lanciato in area ha negato agli etnei un punto che sarebbe stato pesantissimo.

Fonte: La Sicilia

- La classifica di serie A

16 ottobre 2006
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