Le Siciliane in A: Prima o poi doveva succedere... Prima sconfitta in serie A per il Palermo e il Messina

Primo stop per i rosanero e i giallorossi, rispettivamente da Lecce e Juventus

JUVENTUS - MESSINA 2-1
Juventus (4-4-2): Buffon 6,5, Zebina 6 (11' st Birindelli 6), Thuram 6,5, Cannavaro 7, Zambrotta 5,5, Camoranesi 6, Emerson 7, Appiah 5 (40' st Blasi sv), Nedved 7, Ibrahimovic 5,5, Zalayeta 6,5 (31' st Olivera 6). (22 Bonnefoi, 2 Ferrara, 3 Tacchinardi, 23 Kapo). All. Capello 6.
Messina (4-4-2): Storari 5,5, Zoro 5,5, Conte 6,5 (1' st Sullo 6), Rezaei 6, Parisi 5, Giampà 6, Coppola 6,5, Zanchi 5,5, Donati 5,5 (31' st Yanagisawa 6), Zampagna 6,5, Di Napoli 6 (35' st Amoruso sv). (21 Elefteropoulos, 6 Aronica, 7 Gonias, 10 Iliev). All. Mutti 7.
Arbitro: Trefoloni 5,5.
Reti: nel pt 25' Zalayeta; nel st 9' Nedved, 29' Zampagna.
Note: angoli: 5-3 per la Juventus. Recupero: 1' e 3'. Ammoniti: Zampagna, Parisi, Appiah per gioco scorretto. Serata fresca, 3mila tifosi del Messina, solo 12 mila i paganti bianconeri, nonostante gli sconti sui prezzi.
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Il Messina ritorna sulla terra e la Juve continua a restare in Paradiso. Una consacrazione, quella bianconera, per ora solo figlia della matematica, perché così dice la classifica. Ma l'entusiasmo è ben altra cosa e Capello lo sa benissimo.

Cinica, sì, questa Signora d'autunno che non perde un colpo, ma anche bruttina assai e sofferente fino alla fine, visto che i siciliani sono andati vicini al pareggio e l'hanno fatta soffrire intensamente. Tre mesi senza Trezeguet potrebbero anche non costituire un problema serio se i suoi sostituti si comportassero come l'umile Zalayeta del primo tempo, che non è solo andato in gol con assoluta puntualità, sul primo vero assist della partita, ma ha costituito un costante punto di riferimento per i compagni. Peccato per Capello che nella ripresa l'uruguagio si sia spento.
Ma è l'Ibrahimovic di questa sera (e il Del Piero ai box) che fanno pensare assai. Il centravanti per tutto il primo tempo andava cercato con un telescopio lunare e nella ripresa ha offerto un saggio di classe squisita in un'unica occasione, quando ha offerto a Nedved il pallone vittoria. Troppo poco, troppo nervoso e poco reattivo nei confronti dei veloci difensori avversari.
Così il peso della partita se lo sono sobbarcato Emerson (uomo ovunque come sempre) e Nedved, tornato a ottimi livelli, ma sul 2-0 ha cominciato a scricchiolare la difesa bianconera, fino a quel momento sicura, che ha lasciato (Birindelli, dov'era?) Zampagna completamente solo per depositare in rete il 2-1.

La squadra di Capello ha reagito subito, si è mangiata il 3-1 con uno sfinito Zalayeta che ha consegnato una innocua palla a Storari e poi è cominciato il conto alla rovescia della sofferenza, che Trefoloni, con qualche decisione assurda, ha contribuito a rendere ancora più ansioso. Di Napoli, Zampagna e Giampà non sono arrivati per un soffio su comode palle gol e il presuntuoso Parisi (c'è da capirlo, lo hanno fatto diventare Roberto Carlos in poche settimane) ha sprecato l'ultima palla su punizione.
Il Messina bello, pimpante, velocissimo (che aveva pure perso l'ottimo Conte alla fine del primo tempo, costringendo Mutti a rivoluzionare la difesa) e mai in barricata, torna a casa con parecchi applausi e zero punti, mentre la Juventus formato supermercato consolida il primato ma dà l'impressione di rompersi da un momento all'altro, tanti sono in tutti i reparti i suoi punti interrogativi.

Tra le novità positive, oltre ai soliti due uomini squadra, Nedved e Emerson, un Cannavaro ritrovato, un Thuram più sicuro del solito e un Camoranesi oscuro ma prezioso. Ma uno dei pochi cambi che Capello ha tentato dall'inizio della stagione, cioè Appiah, ha di nuovo deluso e quindi le alternative, in vista delle fasi più intense della stagione, non si intravedono. E dire che Capello aveva affermato di volere undici doppioni dei titolari. Oltretutto uomini come Zambrotta, che giocano una partita ogni tre giorni, hanno il fiatone e infatti stasera l'azzurro si è limitato al compitino.

Ma se la classifica finora ha premiato la praticità bianconera (in attesa di test più probanti), ci si chiede se mai ci sarà in questa squadra, oltre a Nedved, qualcuno in grado di regalare il guizzo in più che spesso aiuta a vivere e a risolvere. A Bortolo Mutti va dato atto di avere assemblato una Babele straordinaria (che lingua parleranno tra loro l'iraniano Rezaei, il giapponese Yanagisawa e il francese di origini africane Zoro) facendole apprendere l'esperanto calcistico, fatto di movimento, giocate di prima, cambi di fronte repentini.
E poi ha gente in grado di piazzare l'unghiata decisiva in ogni momento, come Zampagna, Di Napoli e lo stesso Parisi. Se l'umiltà rimarrà quella di questo autunno, i siciliani non molleranno troppo presto le zone alte della classifica. Era troppo pretendere di centrare in casa della Juventus uno storico e suggestivo primato in classifica, ma per gli isolani il sogno continua.


LECCE - PALERMO 2-0
Lecce (4-3-3): Sicignano 8; Cassetti 6, Stovini 6.5, Diamoutene 6,5, Rullo 6; Giacomazzi 6, Ledesma 6, Dalla Bona 5.5; Bojinov 5 (35'st Paci sv), Bjelanovic 5.5 (41' st Eremenko sv), Pinardi 5 (31'st Vucinic 7.5). In panchina: Rosati, Babù, Silvestri, Marianini. Allenatore: Zeman 6.5.
Palermo (4-4-1-1): Guardalben 6; Zaccardo 6.5, Biava 6, Barzagli 6, Grosso 6; Raimondi 5.5 (25'st Farias sv), Corini 7, Barone 7, Gonzalez 6.5 (8'st Gasbarroni 6); Brienza 7; Toni 6. In panchina: Santoni, Terlizzi, Morrone, Accardi, Mutarelli. Allenatore: Guidolin 6.
Arbitro: Dondarini di Finale Emilia 6.5.
Reti: 5' st e 35' st Vucinic.
Note: pomeriggio tiepido, terreno in buone condizioni, spettatori 25.000 circa. Espulso al 28'st l'allenatore del Palermo, Francesco Guidolin per proteste. Ammoniti: Raimondi, Grosso per gioco falloso, Vucinic per comportamento anti-regolamentare. Angoli: 11-10 (7-7) per il Palermo. Recupero: 1'; 5'.
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E' il Lecce la regina del sud: aggiudicandosi con un netto due a zero la sfida con il Palermo, grazie ad un secondo tempo esemplare, la squadra allenata da Zeman è stabilmente agganciata alla zona alta della classifica, conquistando il quarto posto in graduatoria alla pari con il Messina.

Il risultato finale premia il Lecce per la grande capacità di concretizzare le azioni offensive con un micidiale Vucinic (autore di una doppietta, tre reti in due partite), mentre il Palermo ha molto da recriminare per la giornata poco ispirata sotto porta di Toni e Brienza, spesso stoppati da una prestazione straordinaria del portiere del Lecce Sicignano, autore di almeno cinque interventi decisivi.
Eppure nel primo tempo era stato proprio il Palermo a esercitare una netta supremazia territoriale, facendo di fatto la partita: con Brienza imprendibile per rapidità ed iniziativa, Toni centravanti che fa reparto a sè ed un centrocampo compatto con Corini a dettare i ritmi, il Lecce è stato costretto spesso ad arrancare affidandosi alla vena di salvatore della patria di Sicignano. Proprio l'impiego del furetto Brienza (ancora una volta confermatosi valida alternativa all'infortunato Zauli) a sostegno dell'unica punta è stato l'arma in più dei rosanero, rapidi nelle ripartenze e negli inserimenti con Raimondi e Gonzales.

Il Lecce invece in questa frazione di gioco non ha convinto: le punte sono apparse a tratti isolate in avanti, il centrocampo in affanno, Diamoutine e Stovini costretti agli straordinari per limitare le folate offensive degli avanti avversari, mentre il portiere Sicignano - il migliore in campo - con almeno tre interventi prodigiosi (al 21' su Zaccardo, al 39' su Toni e al 41' su Brienza) manteneva il risultato sullo zero a zero.
Nella ripresa la squadra di Zeman rientrava dagli spogliatoi più determinata e già dopo 4' con un perfetto lancio di Dalla Bona per Vucinic sul filo del fuorigioco, il montenegrino portava in vantaggio i salentini superando con un pallonetto Guardalben. Nel tentativo di riequilibrare il risultato il Palermo si lanciava in avanti cogliendo una traversa con Brienza e lasciando allo stesso tempo molti spazi, subito aggrediti con fulminee ripartenze da Giacomazzi e compagni.
Guidolin, nel frattempo, perdeva la calma e dopo una serie di scomposte proteste, si faceva spedire negli spogliatoi da Dondarini. Proprio su uno dei frequenti capovolgimenti di fronte è venuto il raddoppio dei leccesi: Giacomazzi ha liberato al limite dell'area Vucinic che ha saltato come un birillo Biava ed ha battuto per la seconda volta l'estremo difensore siciliano.

Nel finale il Lecce ha amministrato al meglio il vantaggio, anche grazie alle prudenti sostituzioni di Zeman (ha mandato in campo il difensore Paci per un fuori forma Bojinov) che frenavano gli ultimi disperati assalti del Palermo.

Fonte: La Sicilia

La classifica di serie A

Juventus 16 
Milan  13 
Chievo  12 
Lecce  11 
MESSINA  11 
Inter  10 
PALERMO  9 
Bologna  9
Sampdoria  9
Cagliari 
Lazio 
Roma 
Fiorentina 
Reggina  6
Brescia 
Udinese 
Siena 
Atalanta 
Parma 
Livorno  2 

18 ottobre 2004
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