Le Talpe alla Dda. L'imprenditore bagherese Michele Aiello: ''Diedi un miliardo di lire a Borzacchelli''

Continuano le indagini sui rapporti tra mafia e politica siciliana

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''A Borzacchelli prestai un miliardo di vecchie lire: 700 milioni tra il '94 e il 2000, il resto successivamente. Il denaro non mi è mai stato restituito. Mio cognato poi gli cedette la villa di Trabia che gli aveva affittato. Avevano stabilito un prezzo fittizio di 70 mila euro che comunque, negli accordi, sarebbero stati restituiti al maresciallo''. Lo ha detto Michele Aiello, imprenditore della sanità privata arrestato l'anno scorso per associazione mafiosa nell'ambito dell'indagine sulle Talpe alla Dda, al processo al maresciallo dei carabinieri ed ex deputato regionale dell'Udc Antonio Borzacchelli, imputato di concussione.

Aiello è ai domiciliari. In una lunga deposizione, ascoltato come testimone assistito, Aiello ha parlato dei suoi rapporti, definiti cordiali, con il sottufficiale. Borzacchelli si era interessato per aiutare l'imprenditore ad aprire il centro per la diagnosi e la cura dei tumori, ''Villa S.Teresa'' di Bagheria (PA). ''In diverse occasioni mi chiese in prestito dei soldi - ha raccontato Aiello - e io glieli diedi. Poi dopo il 2001 i rapporti si incrinarono''.
L'imprenditore ha detto di aver ricevuto attraverso il cugino e socio Aldo Carcione, il collaboratore Rosario Correnti ed il maresciallo del Ros Giorgio Riolo ulteriori richieste da Borzacchelli. ''Tutti e tre - racconta - mi dissero che lui aveva fatto delle minacce, chiedendo in un primo momento che gli cedessi il 5% delle quote del centro, poi 4 o 5 miliardi per il suo interessamento alla riuscita della mia attività''. Borzacchelli, che vantava contatti nel mondo della sanità e che aveva fatto conoscere all'imprenditore bagherese funzionari della Asl e l'allora deputato regionale dell'Udc Salvatore Cuffaro, secondo quanto riferito ad Aiello, minaccia di fare revocare le autorizzazioni sanitarie rilasciate al centro.

L'ex imprenditore bagherese, pur non acconsentendo alle richieste di cessione delle quote, prova a far ragionare il sottufficiale che ottiene la villa di Trabia affittatagli dal cognato dell'imprenditore. Per la casa, di valore di 130 mila euro, Borzacchelli versa 70 mila euro grazie all'accensione di un mutuo. Ma si tratta di un'operazione fatta per eliminare sospetti sulla vendita, nei patti il denaro deve essergli restituito. Trentamila euro, l'imputato riesce a riscuoterli prima dell'arresto di Aiello. Il testimone ha poi deposto sui suoi rapporti con i sottufficiali della Dia e del Ros Pippo Ciuro e Giorgio Riolo, coinvolti nell'indagine.
L'esame proseguirà domani, 9 dicembre.

Fonte: La Sicilia del 6 Dicembre 2004

(Nella foto: il nuovo Palazzo di Giustizia di Palermo)

8 dicembre 2004
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