Le teste tagliate dall'Islam cattivo

L'ingegnere americano, preso in ostaggio da Al Qaeda il 12 giugno scorso, è stato ieri decapitato

In Iraq continuano a saltare le teste, ma non in senso figurato.
E' toccato ad un altro americano, l'ingegnere statunitense Paul Marshall Johnson, rapito il 12 giugno scorso in Arabia Saudita dai militanti di Al Qaeda.
La decapitazione è stata rivendicata dal gruppo "Al Muqrin". Il sito Web islamico Sawt al Jihad ha pubblicato le foto dell'uomo decapitato (in una delle immagini si vede la testa poggiata sulla schiena) e anche un testo di rivendicazione.
"Come promesso ai mujaheddin - si legge nel comunicato - abbiamo decapitato l'ostaggio americano Paul Marshall dopo che l'ultimatum che i mujaheddin hanno dato al governo saudita tiranno è scaduto".

Bush, indebitamente in nome dell'america, nel commentare la barbara uccisione dell'ostaggio Paul Johnson nelle mani Al Qaeda, ha assicurato che "l'America non si lascerà intimidire davanti a questi atti", che "non hanno giustificazione di sorta. Lo hanno ucciso a sangue freddo", a presupporre quasi che altre decapitazioni abbiano potuto avere giustificazioni di sorta.

Il segretario di Stato americano Colin Powell, condannando l'omicidio come "un atto barbarico", ha dichiarato che questa infame azione dimostra come "il mondo abbia a che fare con questo tipo di individui pronti a decapitare o ad uccidere delle persone a sangue freddo".
Il segretario di Stato ha poi descritto l'ingegnere Johnson come un professionista che stava solo "aiutando e cercando di svolgere il proprio lavoro".

Paul Marshall Johson, ingegnere della Lockheed Martin, uno dei colossi dell'industria bellica statunitense, era stato preso in ostaggio dai terroristi che avevano dato un ultimatum al governo saudita, dandogli 72 ore per liberare dei militanti reclusi in Arabia Saudita.
A nulla però è valsa la corsa contro il tempo per salvare l'ingegnere 49enne.
Fino a ieri, infatti, le forze di polizia saudite avevano incessantemente setacciato Riad, casa per casa, anche nelle aree periferiche, ma senza ottenere risultati. Le ricerche erano state affidate anche a una ventina di agenti dell'Fbi, specializzati nella liberazione di ostaggi, che stavano lavorando con i circa 15 mila soldati e poliziotti sauditi.
Ed ovviamente a nulla sono valsi gli appelli partiti da imam sauditi e colleghi arabi e musulmani di Johnson, che ne avevano sottolineato l'interesse per l'Islam e l'opposizione alla politica estera del presidente americano George W. Bush.
Non c'è comunque stato nessun negoziato con i terroristi, come peraltro auspicato dal figlio dell'ostaggio: questa la posizione tenuta dalle autorità saudite, con il sì del vicepresidente Usa Dick Cheney.

Qualche ora dopo la notizia dell'esecuzione di Johnson, tre militanti sauditi sarebbero rimasti uccisi in uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza scoppiato nei pressi della capitale Riad. Sempre secondo l’emittente Al Arabiya, i tre sarebbero stati uccisi nel quartiere di al Malz; le autorità saudite non hanno ancora fornito alcuna conferma ufficiale. Al Arabiya ha reso noto che la sparatoria deve ritenersi collegata all’omicidio di Johnson, il cui corpo sarebbe stato ritrovato grazie ad una telefonata anonima.
Intanto, il dipartimento di Stato Usa ha pubblicato un nuovo avviso ai viaggiatori (travel warning), sconsigliando ai cittadini americani di recarsi in Arabia Saudita, e chiedendo ai residenti di lasciare il Paese. Sono circa trentamila i cittadini statunitensi che vi lavorano, soprattutto nel settore del petrolio.

Johnson è il terzo americano decapitato nei quasi tre anni della guerra al terrorismo decretata dal presidente George Bush dopo l'11 settembre: prima di lui, Nick Berg, massacrato in Iraq lo scorso maggio, e il giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl.
Lo sgozzamento, la decapitazione e lo scempio del cadavere dei «nemici dell'islam» sono stati elevati da Al Qaeda a strumento prediletto della sua guerra santa per costringere i «miscredenti» ad abbandonare l'Arabia Saudita, l'Iraq e l'insieme dei Paesi musulmani. Nella mente folle di questi efferati assassini, infatti la decapitazione è la condanna vera condanna eterna per i miscredenti, perché il corpo mutilato di un «infedele» non si ricomporrebbe nel giorno del Giudizio universale.

19 giugno 2004
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