Libertà duratura?

''In Iraq venivano torturati anche i giornalisti''. Report Senza Frontiere chiede al Pentagono l'apertura di un'inchiesta

Sono tempi veramente duri per l'attuale amministrazione Bush. L'America dell'Operation Enduring Freedom, l'America "esportatrice di democrazia", sta vedendo uscire dall'armadio tutti gli scheletri che da anni vi erano riposti. Il riferimento è diretto in primis al caso "torture in Iraq" che il Pentagono avrebbe dovuto conoscere fin dall'anno scorso, in secundis alla presunta conoscenza di pericolose minacce fondamentaliste dirette all'America prima dell'11 Settembre presi sotto gamba, e per ultimo, certo non per via della minore gravità, i maltrattamenti che i militari americani in Iraq avrebbero riservato ai giornalisti dell'agenzia Reuters

Quest'ultima rivelazione viene da una lettera indirizzata al segretario americano alla Difesa Donald Rumsfeld dall'associazione Reporter Senza Frontiere, che ha dichiarato di essere "inorridita" per le rivelazioni dell'agenzia Reuters relative ai brutali trattamenti inflitti dall'esercito americano a tre suoi dipendenti, nel gennaio 2004 in Iraq.

L'organizzazione per la difesa della libertà di stampa ha condannato anche "il lassismo e la totale mancanza di trasparenza del Pentagono in questa vicenda. Nonostante le ripetute richieste avanzate dall'agenzia di stampa britannica, le risposte insufficienti e l'evidente mancanza di una seria inchiesta, non fanno certo onore al governo americano", ha dichiarato Reporter Senza Frontiere. "Le testimonianze dei giornalisti di Reuters sono inoppugnabili. I fatti riportati sono di un'estrema gravità. Eppure l'esercito americano, che si crede evidentemente al di sopra della legge, da mesi non ha giudicato utile procedere all'interrogatorio delle tre vittime", ha indicato Reporter senza frontiere, che continua: "Vi chiediamo questa volta di rispondere a queste gravi accuse con la massima onestà e con l'apertura di una vera inchiesta, che comprenda anche la denuncia di un cameraman della rete araba Al-Jazira, Hassan Saleh, che a suo dire nel novembre 2003 sarebbe stato torturato nella prigione di Abu Ghraib. Le inchieste devono essere riaperte, non con l'obiettivo di assolvere l'esercito Usa, ma con la ferma volontà di fare luce su questi fatti gravissimi e di punire i responsabili", ha concluso Reporter Senza Frontiere.

Tre dipendenti di Reuters hanno dichiarato di essere stati picchiati e sottoposti a trattamenti umilianti e degradanti, di ordine sessuale e religioso, durante la loro detenzione in un campo militare situato presso Falluja, nel gennaio 2004. I due giornalisti e l'autista iracheno al momento della loro liberazione, il 5 gennaio scorso, hanno raccontato il loro calvario all'agenzia Reuters, ma hanno deciso di renderlo pubblico solo dopo che l'esercito americano ha ricusato tutte le prove dei maltrattamenti subìti e dopo la rivelazione da parte dei media delle pratiche di tortura nel carcere di Abu Ghraib.

In una lettera datata 5 marzo, ma ricevuta solo all'inizio di maggio dall'agenzia Reuters, il luogotenente generale Ricardo Sanchez, comandante delle forze terrestri americane in Iraq, si è dichiarato persuaso che l'inchiesta precedente sia stata "esaustiva e obiettiva". Alla luce dei nuovi fatti in relazione ai brutali trattamenti inflitti ai detenuti iracheni nella prigione di Abu Ghraib, David Schlessinger, uno dei direttori di Reuters, ha recentemente chiesto al Pentagono l'apertura di una nuova inchiesta.

Il luogo in cui sarebbero avvenuti i gravi episodi di violenza riportati dai dipendenti di Reuters dovrebbe essere una base militare vicino a Falluja (Forward Operating base Volturno). Salem Ureibi, cameraman, Ahmad Mohammad Hussein Al-Badrani, giornalista free-lance residente a Falluja, e Sattar Jabar Al-Badrani, autista, erano stati arrestati il 2 gennaio 2004, mentre stavano coprendo giornalisticamente l'incidente che aveva coinvolto un elicottero americano vicino a Falluja. I tre dipendenti della Reuters sono poi stati liberati, il 5 gennaio, senza alcun capo d'accusa a loro carico.
Una sintesi dell'inchiesta condotta dall'82ma Airborne Division, datata 28 gennaio 2004 e trasmessa all'agenzia Reuters, concludeva: "Non è stato registrato nessun caso di abuso specifico". Secondo questo rapporto, nessuno tra i soldati interrogati sotto giuramento ha "ammesso o raccontato di essere venuto a conoscenza di abusi fisici o di atti di tortura inflitti ai prigionieri". L'esercito americano non ha mai interrogato i tre dipendenti di Reuters.

Reporter senza frontiere ha chiesto al Pentagono di condurre un'inchiesta separata e approfondita sulle condizioni di detenzione del cameraman della rete Al-Jazira, Hassan Saleh, 33 anni, detenuto per un mese e mezzo nel novembre 2003. Secondo la sua testimonianza pubblicata da diversi media - il quotidiano britannico The Guardian e il magazine americano The Nation -, avrebbe subito a diverse riprese brutali trattamenti nel carcere di Abu Ghraib. Hassan Saleh è stato arrestato dall'esercito americano, il 3 novembre 2003, nei pressi di Baqouba, (40 km circa a nord di Bagdad), mentre copriva un attacco militare contro un convoglio americano. Durante l'interrogatorio, è stato accusato di conoscere in anticipo le modalità dell'attacco sferrato contro il convoglio Usa.

Secondo la sua testimonianza, sarebbe stato immediatamente condotto alla base militare dell'aeroporto internazionale di Bagdad, poi a Tikrit, prima di essere trasferito nella prigione di Abu Ghraib, a Bagdad, dove sarebbe stato fatto spogliare, e poi picchiato e insultato dai soldati che si rivolgevano a lui chiamandolo "Al-Jazira", "giovinetto" o "puttana". Durante la sua detenzione sarebbe stato obbligato a rimanere in piedi per 11 ore, nudo, con la testa chiusa in un sacco. In seguito, sarebbe stato picchiato, fatto rivestire con una divisa rossa sporca di vomito e poi interrogato da due Americani in civile, che avrebbero accusato la rete televisiva Al-Jazira di lavorare con i terroristi. Dopo diverse settimane di detenzione, Hassan Saleh è stato portato davanti alla Corte suprema federale, il tribunale recentemente istituito dal Consiglio del governo iracheno. Secondo il quotidiano The Guardian, Hassan Saleh è stato interrogato fin dalla prima udienza da questa corte che l'ha poi liberato per mancanza di prove. Hassan Saleh è stato liberato il 18 dicembre, nella periferia di Bagdad, con addosso gli stessi vestiti luridi che indossava durante la sua prigionia.

28 maggio 2004
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