Lombardo ''salvato'' dal Pd?

Il governatore siciliano dopo aver ammesso la dissoluzione della maggioranza chiede aiuto a chi ci sta

La vecchia maggioranza del governo siciliano si è sfasciata del tutto. Si è andati oltre la crisi, o meglio, si sono palesati concretamente gli effetti di una crisi che ormai durava da troppo tempo. Ieri sera, lo stesso governatore Raffaele Lombardo, nel suo intervento in aula all'Ars, ha parlato apertamente di "dissoluzione delle forze che lo sostenevano", dopo la bocciatura del Dpef avvenuta nei giorni scorsi. "Con la bocciatura del Dpef in aula di una parte del Pdl, nei giorni scorsi c'è stata la dissoluzione della maggioranza". Queste le testuali parole di Lombardo. "Ieri i rappresentanti delle forze sociali ed economiche - ha detto anche - ci hanno espresso il rammarico per le liti e le beghe tra i partiti e la conseguente instabilità politica. E hanno contemporaneamente espresso il loro dissenso per eventuali elezioni anticipate". Il governatore ha poi ricordato ai deputati che "l'Ars può sfiduciare il presidente. Se vuole lo faccia ma non si tenti di bloccare e fare melina. O si sostiene un governo o si sfiducia. Oggi, nel mio intervento, ho indicato alcune priorità, a cominciare dalla semplificazione burocratica che serve per il rilancio dello sviluppo a dare occupazione, ma anche della riorganizzazione della macchina amministrativa. Io non sono inchiodato alla poltrona - ha aggiunto - ma ho il dovere morale di portare avanti questo impegno perché lo devo ai siciliani. Se c'è un clima di serenità lavoriamo". "Se ho sbagliato - ha aggiunto - e sono stato impulsivo o sgarbato, chiedo scusa. La maggioranza si deve muovere con coerenza. Ed è per questo che lancio un appello alle forze politiche e ai gruppi parlamentari". "Non ho rancori - ha concluso - nei confronti di coloro che si sono esibiti in atteggiamenti poco convenevoli. Ma l'Ars non può ritardare il varo dei provvedimenti. In merito all'azzeramento della giunta ricordo che il 31 dicembre entrerà in vigore il riordino degli assessorati. Serve portare avanti un processo di riforme. A partire da quella del sistema dei rifiuti".

Pur ammettendo la dissoluzione della maggioranza, il presidente della Regione è riuscito a disinnescare il rischio di un'altra debacle per il suo governo, dribblando la mozione di censura nei confronti dell'assessore Gaetano Armao (tecnico vicino all'ala 'ribelle' del Pdl-Sicilia che fa capo al sottosegretario Gianfranco Miccichè e al parlamentare nazionale Dore Misuraca) presentata dal Partito democratico. Appena iniziata la seduta all'Ars, infatti, Raffaele Lombardo ha annunciato la remissione delle deleghe dell'assessore Armao: "Ha rimesso le deleghe che gli erano state conferite. Così come ha già fatto per la delega della Protezione civile, lo ha fatto anche con le altre deleghe".
Armao era stato accusato dal Pd di conflitto d'interessi tra il suo ruolo nell'esecutivo e la professione di avvocato amministrativista e di ex consulente del gruppo Falck che ha partecipato alla gara per la realizzazione dei termovalorizzatori. La mozione sarebbe stata votata oltre che dal Pd anche dal Pdl ufficiale e dall'Udc, facendo così andare in minoranza l'esecutivo.
Il "segnale" lanciato da Lombardo è stato subito raccolto dal partito d'opposizione che, dopo avere constatato che "la crisi dell'alleanza di centrodestra ha ormai raggiunto il suo epilogo" si è detto "pronto a fare la sua parte". "Sancire il fallimento della maggioranza - hanno aggiunto dal Pd - è condizione essenziale per verificare la possibilità di aprire una stagione delle riforme su punti essenziali che vengono vissuti con particolare drammaticità dai siciliani". "Il Pd ha vinto, volevamo il ritiro delle deleghe e lo abbiamo avuto senza votare la mozione che ritiriamo", ha poi aggiunto il capogruppo Antonello Cracolici.
Ma l'Udc ha insistito lo stesso per votare il documento. "Presenteremo un odg per chiedere la revoca della carica di assessore ad Armao", ha ribadito il capo gruppo Rudy Maira. Una querelle procedurale affrontata dal presidente dell'Ars Francesco Cascio, che pure aveva dichiarato decaduta la richiesta perchè veniva meno l'oggetto della mozione, con la convocazione della commissione regolamento che dato ragione alla sua tesi.
Insomma, prove di dialogo trasversale a Palazzo dei Normanni, dopo la spaccatura del Pdl che non consente più a Lombardo di contare su una maggioranza numerica sicura, come dimostra la boccatura del Dpef. Non a caso Lombardo ha auspicato "un clima di armonia in Parlamento per rilanciare le riforme con i partiti che ci stanno".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it]

- Tutti i retroscena documentati "dell’affaire Armao" di Ignazio Panzica (SiciliaInformazioni, 30/11/09)

3 dicembre 2009
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