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LUFTBRÜCKE

Un ponte di cielo tra Berlino e Palermo. A Palazzo Ziino una mostra del Goethe-Istitute per il venticinquennale della caduta del Muro

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Sarà inaugurata lunedì 3 novembre alle ore 18.30 nella sede di Palazzo Ziino (via Dante 53 - Palermo) "Luftbrücke. Un ponte di cielo tra Berlino e Palermo", mostra collettiva prodotta dal Goethe-Institut Palermo in occasione del venticinquennale della caduta del Muro, a cura di Ezio Ferreri, Heidi Sciacchitano, Emilia Valenza.
La mostra presenta fotografie di Domenico Aronica, Valerio Bellone, Antonio Calabrese, Pietro Motisi e Maria Vittoria Trovato, una installazione sonora di Alessandro Librio, un video di Mario Bellone.

Venticinque anni dopo l’evento che ha cambiato radicalmente la fisionomia dell’Europa, congelata da una Guerra Fredda durata quasi un trentennio, il Goethe-Institut Palermo torna a ricordare la Caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre del 1989, e le ripercussioni di questo evento storico sulla Germania e sul mondo intero.
Berlino - città simbolo della riunificazione tedesca ma anche luogo di profondi mutamenti storici, urbanistici, architettonici, politici e sociali - è al centro di questa iniziativa che coinvolge artisti siciliani che di Berlino hanno subìto il fascino di una città sospesa, come poche, tra un passato denso e carico di storia e un futuro di metropoli in perenne trasformazione.

"Nel 1989 erano ancora bambini o adolescenti e non hanno vissuto direttamente questo importante passaggio storico", dice Heidi Sciacchitano, direttrice del Goethe-Institut. "La loro Berlino è dunque quella attuale, per lo più sfrondata dai simboli e dalle cicatrici del Muro. Diversi per approccio formale, tecnico ed estetico, i cinque fotografi e l’autore dell’installazione sonora Alessandro Librio, sono però accomunati dallo stesso desiderio di confrontarsi con una città che, nell'immaginario giovanile, è diventata negli ultimi anni un importante punto di riferimento soprattutto per artisti, studiosi, architetti, urbanisti e punto di partenza, ma anche di arrivo, per nuovi sbocchi in ambito professionale. La mostra vedrà insieme lavori realizzati a Berlino e lavori realizzati a Palermo e sarà l’occasione per un dialogo e un confronto diretto tra queste due città".
Come scrive la germanista Rita Calabrese nel catalogo: "Costruire ponti e distruggere muri appare il significato di questa mostra, a cui contribuiscono questi giovani artisti con i loro diversi linguaggi che si intrecciano e si valorizzano scambievolmente, unendo Berlino e Palermo in un positivo messaggio di vita e di futuro."
"Il punctum nelle loro fotografie non è mai uno stereotipo, anche quando nelle città riconosciamo piazze, edifici, luoghi noti. Lo scoviamo nel dettaglio che rende extra-ordinaria l’immagine: un cane che osserva il panorama, una donna sbirciata tra il varco di una tenda, le finestre murate di edifici ormai abbandonati, le geometrie berlinesi di prati e palazzi, le verticali che uniscono terra e cielo nei cantieri della Bebelplatz." scrive Emilia Valenza nel suo testo critico a corredo della mostra.

La mostra sarà visitabile fino al 29 novembre, dal lunedì al sabato (ore 9.30 – 18.30), ingresso libero.

Domenico Aronica (Palermo, 1979) si laurea a Palermo in Scienze della Comunicazione. Nel 2003 realizza il libro "Tesori di Palermo" (Nardini Editore-Firenze, 2003). Nel 2004 prende parte a un’esposizione collettiva organizzata da Fratelli Alinari a Firenze e l’anno seguente è ricercatore iconografico presso l’agenzia Magnum Photos di Parigi. Nel 2007 realizza il libro fotografico dal titolo "Metrò", in collaborazione con l’Institut français Palermo. Ha esposto al Cairo, Milano, Palermo, Copenaghen, Varsavia, Cracovia, Budapest, Berlino, Wolfsburg. Ha illustrato numerosi album jazz, tra cui quello del pianista Salvatore Bonafede registrato a New York. Oggi lavora anche come guida turistica nella sua città.
Della sua esperienza e di questo lavoro dice: "Di Berlino mi affascina l’essere città simbolo della storia europea del ‘900, le strade piene di graffiti, la modernità dei grattacieli e l’antico ridotto in macerie, l’attenzione ed il rispetto verso la cultura e gli artisti. Palermo, un po’ come Berlino, è stata testimone e vittima della storia del ‘900. A Palermo mi sento come un archeologo, alla continua scoperta di luoghi incredibili, abbandonati all’incuria. Qui si subisce il fascino dell’estetica del disastro. A Berlino ciò avveniva fino a qualche anno fa e si restava stupiti dalla storia e dalle rovine in ogni angolo della città. Nel mio ultimo viaggio ho visto che le rovine hanno lasciato il posto ai palazzi moderni, alle strade larghe e ai marciapiedi puliti, come se si volesse rimuovere il passato. Le mie fotografie vogliono dunque mettere a confronto due luoghi, due culture apparentemente inconciliabili, ma che hanno, straordinariamente, molto in comune". [www.domenicoaronica.com]

Valerio Bellone (Palermo, 1979) studia grafica e pubblicità, successivamente design allo IED di Torino. Dopo la laurea nel 2005, si dedica alla fotografia. I suoi numerosi viaggi lo portano in Australia, dove lavora come fotografo per agenzie turistiche. Tra i suoi viaggi fotografici anche il Giappone, la Thailandia, il Marocco, Cuba. Le sue foto ed i suoi reportage appaiono su FAZ, La Repubblica, Vanity Fair. Gli sono stati riconosciuti premi internazionali come il PX3 (Parigi, 2010 e 2012), il Black & White Spider (Beverly Hills, 2012), il Sony World Photography Award (Londra, 2014) e il Photo Masters Cup (Beverly Hills, 2014). Ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all'estero.
"Oggi la capitale tedesca è sicuramente una delle città europee più alla moda ed interessanti, anche se l'est sta svanendo per lasciare il posto ad un pericoloso appiattimento filo-americano che incombe sulla città e che rischia di snaturarla, come avvenne in passato per città come Londra e Parigi. La fotografia segue di pari passo l'evoluzione interiore e personale di un fotografo che ad ogni nuova esperienza, rinnova la propria visione. Berlino ha influito nel mio modo di interpretare visivamente gli spazi e le persone che li vivono, attraverso la sua contro-cultura, le ex macerie ed i nuovi complessi architettonici. Credo che nei prossimi anni sarà definitivamente consacrata come una delle metropoli più interessanti d'Europa." [www.valeriobellone.com]

Antonio Calabrese (Palermo, 1974) inizia a lavorare con la fotografia già negli anni '90. I suoi temi più ricorrenti sono il teatro, gli spettacoli, i reportage di viaggio e la fotografia d'introspezione. Nel 2007 si avvicina alla vita culturale e artistica berlinese. La capitale tedesca diviene la sua città per diversi anni, ampliando e cambiando la sua visione del mondo e della fotografia. In questo periodo collabora con alcune riviste tedesche, videomakers e registi di fama internazionale, scrittori e giornalisti. Più recentemente si dedica alla realizzazione di mostre personali in territorio locale ma anche internazionale (Boston). Attualmente svolge attività didattica mirata alla formazione di giovani fotografi.
"L'incontro con Berlino, avvenuto casualmente, si è rivelato fatidico. Il desiderio immediato di viverci, è scaturito dalla linfa vitale e creativa che essa trasmette. Camminare per le strade di Berlino e cercare di cogliere, attraverso l'obiettivo fotografico, ogni suo aspetto, è stato del tutto naturale. Un centro pulsante, dove convergono energie, dove nulla è statico. Ho sperimentato nuove tecniche fotografiche, scoperto altri linguaggi generati da molteplici contaminazioni, schemi predefiniti sono stati scardinati usando altre forme d'espressione artistica. Un mondo incontinuo divenire, una sfida fotografica stimolante. Immagino un dialogo tra questa capitale tedesca e Palermo che ha già tante pagine scritte, non più bianche. Un ponte virtuale, un legame antico ed indissolubile che le unisce nelle loro diversità, traendo forza l'una dall'altra". [www.antoniocalabrese.biz]

Pietro Motisi (Palermo, 1982) si laurea nel 2012 in Fotografia presso la University of Wales di Newport (UK). La sua ricerca è inizialmente focalizzata sulla fotografia di scena (Theatre du Radeau, La Fura Dels Baus, Soggettile teatro, F. Scaldati, V. Pirrotta, M. Verdastro). Nel 2006 e nel 2008 vince il premio internazionale Occhi di Scena per la fotografia teatrale. Nel 2008/2010 collabora con l’Università di Palermo fotografando per ricerche in ambito antropologico. Nel maggio 2012 vince il Reginald Salisbury Travel Award; nel 2014 il premio Città di Frascati e una residenza d'artista nel paese di Aliano, in Basilicata. A marzo 2014 vince il concorso Urban landscapes (Glossom) esponendo la sua personale alla galleria P46 di Camogli (GE). Recentemente ha esposto alla mostra ART&CRAFT di Roma.
"Berlino incuriosisce e stimola la mia ricerca progettuale di fotografo grazie alla sua storia recente che, dal dopoguerra ad oggi, è caratterizzata da un atteggiamento di ricostruzione continua. Tale ricostruzione possiede una valenza molto differente da quella - sia pure temporalmente parallela - che si è verificata in Italia ed in particolare in Sicilia, e che rappresenta il cuore della mia ricerca. Pertanto, la possibilità di osservare e fissare un’estetica in cui la "sintassi" del cemento ha avuto un ruolo molto differente da quello che lo stesso materiale ha avuto alle nostre latitudini, permette un puntuale approfondimento della tematica centrale della mia ricerca e produzione artistica, in cui il rapporto tra l’estetica dei luoghi è direttamente proporzionale all’etica di chi vi vive". [www.pietromotisi.it]
Dal 20 febbraio al 4 marzo 2014, Pietro Motisi è stato su invito del Goethe-Institut nella capitale tedesca per realizzare una residenza artistica e il lavoro fotografico che fa parte di questa mostra. Contemporaneamente ha tenuto in quei giorni un "diario di viaggio" fotografico online: http://www.goethe.de/ins/it/pal/it12487541.htm

Maria Vittoria Trovato (Gela, 1982) si laurea in Filosofia a Catania e si trasferisce a Milano per un master in Fotografia presso Forma, poi a New York per uno stage alla Magnum Photos. Nel 2007 inizia a collaborare con diverse riviste come fotografa freelance. Dal 2008 lavora insieme allo scrittore Marco Ciriello a un progetto sul mare, le navi e gli uomini che vi lavorano. Il loro viaggio in cargo da Buenos Aires ad Amburgo viene raccontato nel libro "Grande Atlantico. Cargo ship stories". Nel 2011 si trasferisce a Berlino e inizia a collaborare con l’agenzia fotografica Ostkreuz. Le sue foto sono apparse su D di Repubblica, Io Donna, IL Magazine, Internazionale, Marie Claire, Riders, Monocle.
"Mi interessa guardare alle città e alle contraddizioni che negli spazi urbani inevitabilmente emergono, riflettere sulla storia di una città e individuare, attraverso i luoghi e le comunità che li abitano, le conseguenze dei passaggi di culture diverse e lontane che modificano il paesaggio secondo i propri bisogni e desideri. In modo molto diverso, sia Palermo che Berlino pongono tanti interrogativi su cosa si ricorda e cosa si dimentica tra i vari passaggi." [www.mariavittoriatrovato.com]

Alessandro Librio (Erice, 1982) si laurea in violino al Conservatorio V. Bellini di Palermo. Studia con Giuseppe Gaccetta, Zoya Nademliska, Francesco Peverini e musica elettronica con Francesco Galante. Collabora con Patti Smith, Michael Moore, David Murray, Wim Wenders, Barre Phillips. Dal 2004 collabora con l'associazione per la musica contemporanea Curva Minore, realizza tournée in Europa e Stati Uniti, si classifica secondo al concorso internazionale di composizione Strade del Cinema di Aosta. Nel 2007 rappresenta l'Italia ad Aachen (Germania) nell’ambito di una iniziativa internazionale curata dal Filmforum Kaleidoskop. Nel 2010 apre la stagione del Centro Coreografico Nazionale Ballet Preljocaj di Aix en Provence (Francia. Coreografa Patrizia Lo Sciuto). Artista della 54a Biennale di Venezia Arte, espone alla Open House Gallery di New York, alla EB&Flow Gallery e al Waterside Project Space di Londra e per gli architetti Pagliaro/Cantoni alla 14a Biennale di Architettura di Venezia. Ha inciso per la BBC, RAI e SkyArte. [www.alessandrolibrio.com]
Nella mostra LUFTBRÜCKE Alessandro Librio è presente con l’installazione sonora dal titolo Zeiträume. Zeiträume racconta delle città di Berlino e Palermo. Nelle sale dedicate a Berlino, il venticinquennale della caduta del muro è ripreso con i suoni che hanno accompagnato l’evento negli ultimi mesi del 1989. Nelle altre sale l’installazione racconta Palermo. Le voci del maxiprocesso rappresentano i suoni della caduta di un muro/maschera invisibile che divideva i palermitani e nascondeva l'orrore per garantirne gli affari. A queste si mescolano voci di litigi violenti registrate per le strade: indicano che le origini del fenomeno mafioso si rintracciano nell'aggressività e nell'individualismo. Ma in entrambe le città vive un popolo che è stato diviso, che ha esultato, protestato, che ha avuto sete di liberazione.
Nell’ultima stanza l'installazione sonora ha come titolo "FINE", elaborazione di una famosa frase di Giovanni Falcone "La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine". La voce del Magistrato viene rallentata oltre 10.000 volte fino a farle raggiungere la durata di sei ore e due minuti. L’autore abbatte lo spazio temporale delle parole e invita l’ascoltatore ad immergersi nel senso e nel valore di questa frase, trasformata in puro suono.

Una sezione della mostra è dedicata anche al video, con The Wall Across the Berlinale, lavoro ideato e diretto da Mario Bellone (montaggio di Davide Gambino). Il video incrocia parti di un filmato girato a Berlino durante il Festival del Cinema - la Berlinale del 1990 - con alcuni frames del film Die Mauer, uscito nel 1990, dell’artista e regista, oggi ottantatreenne, Jürgen Böttcher.
The Wall Across the Berlinale si sviluppa quindi intorno a questo doppio registro di immagini, tra passato e presente, dal filo spinato teso a creare il confine della morte e i frammenti di muro venduto sulle bancarelle ai turisti dell’ovest, da quotidiane scene sulla metropolitana, da dove era ancora vietato scendere nelle stazioni dell’est, ai festeggiamenti della notte di San Silvestro del 1989 sulla porta di Brandeburgo.
Chiude il video una lunga ripresa sulle macerie del muro, abbandonate in un campo desolato.
La fine di una storia.

INFO
Goethe-Institut Palermo
Cantieri Culturali alla Zisa

Via Paolo Gili, 4 90138 Palermo
Tel. 091 6528680 Fax 091 6528676
Web www.goethe.de/palermo

23 ottobre 2014
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