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Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore

Una commedia romantica, divertente, strampalata, grottesca. Una commedia di Wes Anderson

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MOONRISE KINGDOM
di Wes Anderson

New England, metà anni 60. Gli adolescenti Sam e Suzy hanno scoperto il primo amore e sono decisi a fuggire insieme. I loro tentativi di fuga porteranno scompiglio nella tranquilla comunità in cui vivono...

Anno 2012
Nazione USA
Produzione Wes Anderson, Scott Rudin, Steven M. Rales, Jeremy Dawson per American Empirical Pictures, Indian Paintbrush, Moonrise, Scott Rudin Productions
Distribuzione Lucky Red
Durata 94'
Regia Wes Anderson
Sceneggiatura Wes Anderson e Roman Coppola
Con Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton, Jared Gilman, Kara Hayward, Jason Schwartzman, Harvey Keitel
Genere Commedia, Drammatico


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Con la parziale eccezione di 'Fantastic Mr. Fox', girato con pupazzi animati da un racconto di Roald Dahl, Wes Anderson sembra dirigere da anni continue variazioni sugli stessi temi: famiglie disfunzionali dove i figli sono inevitabilmente più maturi dei padri, storie di ambizioni destinate al fallimento (almeno negli adulti) e l'ombra della morte che aleggia su tutto. Succede anche in 'Moonrise Kingdom', dove l'ambientazione nel 1965 colora di una divertita patina da 'figli dei fiori' la storia d'amore tra due adolescenti. (...) Giocando di sottrazione, utilizzando molto l'inquadratura fissa (...), lasciando a ognuno la coscienza del proprio fallimento ma senza alcun lascito tragico (...) e però riempiendo l'immagine di particolari e citazioni così da costringere lo sguardo dello spettatore a cercare continuamente simboli e segnali, Anderson costruisce un universo che sembra fuori dalla storia, a metà tra la favola infantile e il sogno divertito, ma che finisce per raccontarci - con malinconico amore - i limiti e le debolezze di un umanità sempre sull'orlo della tragedia (...). Tutto molto garbato e anche divertente, ma con un limite chiaro: quello di una 'formula' narrativa sempre uguale a se stessa, che ripete all'infinito un procedimento stilistico già visto (...) e che può appassionare davvero solo i fan già convinti."
Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera'

"Accolto con gran risate durante la proiezione e timidi applausi alla fine. Forse perché la platea dei festival tiene a mostrarsi seriosa e incontentabile, a costo di penalizzare gli autori che hanno il torto di essere già molto noti e altrettanto riconoscibili. Eppure, con tutti i suoi (godibilissimi) vezzi di regia, e con il gusto reiterato per le grandi famiglie infelici e i piccoli anarchici che fanno saltare tutto, il regista texano è un campione di felicità creativa. 'Moonrise Kingdom' non sarà geniale come 'Fantastic Mr. Fox' o sorprendente come 'I Tenenbaum', ma quanti altri registi mainstream, oggi, usano con tanto divertimento gli attori, le scene, la musica (da Benjamin Britten a Françoise Hardy), i costumi e tutto ciò che appare sullo schermo? Basterebbe il cast (...) a dire la giocosità di un cinema tutt'altro che infantile, anche se i suoi eroi sono sempre bambini o adolescenti malcresciuti. Un cinema che chiede allo spettatore due sole cose, rare in tempi di consumo compulsivo e distratto: un minimo di abbandono e di complicità. Magari Wes Anderson paga il prezzo del suo essere un enfant gâté, simbolo di un'epoca (e un paese) così privilegiati da destare sempre qualche sospetto."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"C'e motivo di scandalo per quel lieve goffo abbraccio, mentre il bambino chiede scusa per la sua erezione preadolescenziale e la bambina gli spiega che nel bacio bisogna che le lingue si tocchino, e lui alla fine con garbo, sputa? Certamente no, perché la scena e allo stesso tempo commovente e buffa, al centro di un'avventura fatta di innocenza, nata dalla solitudine, dallo sperdimento della fine dell'infanzia e dalla paura del mondo adulto: e tutto il film é soprattutto il racconto dell'immensa, trionfante, emozione del primo amore; eppure il film negli Stati Uniti è sconsigliato ai minori di 13 anni, mentre dovrebbe esserlo agli adulti, spesso immalinconiti dalla nostalgia di aver perso lungo gli anni, il meraviglioso, segreto sapore della vita. Come gli adulti del film, a loro volta buffi e commoventi, chiusi nel loro ruolo professionale, nella loro irrimediabile solitudine, nel loro tentativi di trovare un senso nel lavoro fatto bene, nella bella casa, nel legami fortuiti, nel matrimonio spento, nei litigi, o comunque nei bambini, che invece restano estranei, irraggiungibili."
Natalia Aspesi, 'La Repubblica'

"Non c'è allegria nella fuga di Sam e Suzy, cosi come non c'é vita negli adulti che li cercano affannosamente. É un mondo senza vie di uscita, e non a caso la trama si svolge su un'isola del New England: paesaggi di abbagliante bellezza ma circondati dal mare, nessuna prospettiva di andare on the road verso sconfinati orizzonti. E' un film tristissimo, 'Moonrise Kingdom'. Ma di una tristezza 'piccola', che non si fa visione del mondo come nei citati 'Tenenbaum' e 'Darjeeling', che rimane chiusa in un mondo virtuale ed enigmatico come nelle 'Avventure acquatiche di Steve Zissou' ma senza la forza ironica e visionaria di quel film. ll cast ricchissimo (Bruce Willis, Bill Murray, Edward Norton, Tilda Swinton, Frances McDormand) non ha molte occasioni per farsi valere, perché gli adulti stanno poco in scena e sfoderano solo facce attonite. Forse solo Norton, nei panni di un capo boy-scout abbastanza idiota (una sorta di Grande Mogol delle Giovani Marmotte...), strappa qualche sorriso."
Alberto Crespi, 'l'Unità'

"Movimenti raggelati in una stop-motion surreale, Wes Anderson, il Kaurismäki texano, orchestra una galleria di ritratti magnifici, Bill Murray e Frances McDomrand, i genitori male assortiti di Suzy, Bruce Willis, il poliziotto solitario, afflitto da un passato d'amore non corrisposto, Tilda Swinton in tenuta blu da aguzzina per giovani 'devianti', Bob Balaban (attore, regista, produttore, sceneggiatore), voce e corpo narranti, quasi un elfo fuori quadro, Edward Norton, tenero e incapace di mantenere la disciplina a Camp Lebanon, e un Harvey Keitel comandante Pierce, generalissimo scout."
Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto'

"Non capita spesso che sugli schermi di Cannes si affaccino film per famiglie, storie raccontate ad altezza bambino e impregnate di una sensibilità tutta infantile. Sorprende allora che ad aprire il festival quest'anno sia una pellicola che potrebbero vedere anche i giovanissimi, ovvero 'Moonrise Kingdom' di Wes Anderson. (...) Come nei film precedenti, il regista, che ha scritto il film insieme a Roman Coppola, crea un mondo sospeso tra realtà e fantasia, quasi fiabesco, popolato da personaggi surreali e stralunati, portatori sani di una svagata follia che li rende capaci di azioni imprevedibili e bizzarre. A questo si aggiunge l'atmosfera pop e vintage degli anni Sessanta che rimanda a sapori e colori di un paese ancora innocente. E se da una parte il regista scova due giovanissimi interpreti che sembrano nati proprio in quel mondo, dall'altra le star del film sembrano giocare con certi stereotipi delle rispettive carriere trasformandosi quasi in personaggi da fumetto. (...) Eppure, sebbene le risate non manchino, nello sforzo di inseguire maniacalmente le proprie ossessioni per l'inquadratura perfettamente costruita, il regista dimentica troppo spesso di regalare emozioni e il gusto per l'esercizio di stile prevale su una più viscerale capacità di abbandono."
Alessandra De Luca, 'Avvenire'

"Con un 'décor' alla Norman Rockwell, il celebre disegnatore che immortalò un'America prima della grande mutazione degli anni Settanta e Ottanta, 'Moonrise Kingdom' di Wes Anderson ha tenuto a battesimo la 65° edizione del Festival di Cannes. Per la prima volta sulla Croisette, Anderson è il regista di 'Rushmore', 'La famiglia Tenenbaum', 'Darjeeling' e 'Il fantastico Mister Fox'. Per 'Moonrise Kingdom' ha messo su un cast hollywoodiano come pochi: Bruce Willis, Bill Murray, Edward Norton, Frances McDormand e Tilda Swinton, ma sono i due giovani protagonisti, Jared Gilman (Sam) e Kara Hayward (Suzy), a tenere insieme il tutto, infantili e insieme sorprendentemente adulti, incompresi e quindi in grado di aprirsi all'avventura e ai sentimenti. Accolto da qualche applauso durante la visione per la stampa, il film di Anderson è di quelli che continuano ad alimentare la lama di regista pretenzioso e non risolto per molti critici, surreale e geniale per altri. E' il suo stile, che qualcuno ha definito da «casa di bambole», nel senso che la macchina da presa isola i luoghi e le persone come se fossero fissi, pupazzi inanimati pur se in movimento, ambienti che assomigliano a cartoline dai colori accesi. (...) Più che la storia di due 'Robinson Crusoe' in erba, qui ciò che emerge è un ritratto infantile dove l'infelicità suscita tenerezza ma non partecipazione, e il continuo mischiare i piani da parte del regista non ci da né una commedia né un dramma, ma un film che non sa mai decidersi su quale strada prendere."
Stenio Solinas, 'Il Giornale'

"Solo Wes Anderson poteva riuscirci. A girare un film tutto sugli scout. Sulle giovani marmotte. Sugli esploratori che trascinano i vecchietti da una parte all'altra della strada trafficata. Sui «bambini vestiti da cretini guidati da un cretino vestito da bambino» (secondo la definizione di un comico americano). Sui corsi d'orientamento e sulle tende da piantare a regola d'arte. Sulle tecniche di mimetizzazione e i fuocherelli all'aperto. Viene in mente il campeggio raccontato da Ethan Coen (regista fratello di Joel) nel suo libro di racconti 'I cancelli dell'Eden'. Giusto per rafforzare l'aria di famiglia, arriva in 'Moonrise Kingdom' (...) l'attrice Frances McDormand, moglie di Joel. Il regista costruisce case di bambole. Per adulti, sui sottomarini o sui treni indiani, nella tana della volpe Mr. Fox, ma sempre case di bambole sono. Le inquadra tirando giù la quarta parete. Sempre un po' da lontano, per garantire l'effetto miniatura."
Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio'

"Non eravamo appassionati fan di Wes Anderson, le cui pur originali, stilizzate commedie ci sono sempre parse troppo costruite di testa per colpire il cuore. Questo fino a 'Moonrise Kingdom', film sceneggiato dal regista con Roman Coppola dove tutte le componenti - poetiche e grottesche, malinconiche ed esilaranti - del suo cinema trovano amalgama perfetto e felicissimo. Non sapremmo neppure definirne il genere: una commedia romantica, incentrata sulla cotta di due ragazzini vulnerati? Un piccolo romanzo di formazione? Un'avventura? Uno psicodramma familiare? (...) Arricchito da una deliziosa colonna sonora di Alexandre Desplat che si mescola a splendidi brani di Britten, squisitamente recitato, scenografato (da Adam Stockhausen) e fotografato (da Robert Yeoman) in modo da sembrare come disegnato, 'Moonrise Kingdom' è un racconto adolescenziale fiabesco, spiritoso, raffinato, in una parola incantevole."
Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa'

Film d’apertura, in concorrso al 65/mo Festival di Cannes

24 dicembre 2012
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