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Nella riserva naturale del Pantano Leone (TP) sono arrivate dall'Africa le prime ''anatre marmorizzate''

Nel trapanese l'unico sito italiano ad accogliere questa specie di anatra selvatica

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Nei giorni scorsi sono arrivati nello specchio d’acqua dell’istituenda Riserva Naturale del Pantano Leone i primi esemplari di "Marmaronetta angustirostris", meglio conosciuta come "Anatra marmorizzata". Questa specie infatti è solita svernare in Africa per poi ritornare tra la metà di aprile e la prima settimana di maggio.

Il Pantano Leone è uno specchio d’acqua perenne nel comune di Campobello di Mazara (TP), formatosi nel 1977 in conseguenza dell’apporto di acque piovane e reflue. Si estende per circa 6 ettari e la profondità nel periodo di piena non supera i metri 1,80. La riva degrada dolcemente verso il centro e lingue di vegetazione emergente dalla sponda si spingono verso l’interno, tanto da formare delle insenature particolarmente gradite all’avifauna palustre.
Lo stagno fino al 9 aprile del 2000 in loco era denominato "acqui fitusi" (acque puzzolenti) e solo a decorrere da questa data ha avuto dall’ornitologo Enzo Sciabica il nome appropriato che la comunità scientifica internazionale non ha esitato a riconoscere.
"Il 9 aprile del 2000 - come scrive lo stesso Sciabica - era una giornata uggiosa con venti provenienti da più direzioni, ma lo specchio d’acqua pullulava d’uccelli… Fu così che in mezzo ad uno stormo di 14 marzaiole identificai ben cinque anatre marmorizzate. Acque sporche o meno, palude Stigia o Eden, questo specchio d’acqua non poteva più rimanere anonimo… In base alla sua estensione, appena 6 ettari, non v’è dubbio che è uno degli specchi d’acqua più popolati del Paleartico Occidentale ed è proprio a causa di questa sua potenza attrattiva nei confronti degli uccelli acquatici che è apparso ai miei occhi come il re degli specchi d’acqua e da qui l’appellativo di Leone".

Per puro caso l’area in cui ricade il pantano, cosa fino ad allora sconosciuta allo stesso Sciabica,  prende il toponimo di Campana Leone.
Campana Leone, infatti, si trova nella parte sud-est della più nota contrada Rocche di Cusa, e rimane separata dalle famose "Cave di Cusa" da un ridente poggio coperto da tipica macchia mediterranea. Le acque del pantano inserite in questo paesaggio lo hanno reso unico e straordinario e la componente biotica ha subito un enorme incremento.
La vegetazione palustre è costituita essenzialmente da Phragmites communis (cannuccia di palude-cannizzola ), Typha angustifolia e Typha latifolia (tife – burde),  Lemna minor e Lamna gibba (lenticchie d’acqua – linticchi) nel periodo estivo, mentre da tre anni a questa parte vi si è insediata una graminacea di origine esotica del genere "Enhastria" (autorevole identificazione del prof. Pietro Medagli che per la prima volta l’ha riscontrata in uno stagno alle porte di Casarano, prov. di Lecce, che raccoglie le acque reflue, ma depurate, di quel comune).
Attorno all’area del pantano predomina invece la monocoltura dell’Olivo (Olea europea) che a tratti si confonde con la macchia mediterranea composta  essenzialmente da Chamaeropo-quercetum calliprini (palma nana, quercia calliprina e oleastro).
 Il Pantano è stato riconosciuto «Iba» (Important Bird Area) ed il Ministero dell’Ambiente ha completato l’istruttoria per il definitivo riconoscimento di Zona Protezione Speciale.

La fauna in un ambiente così vario, fra l’altro testa di ponte con la costa africana dalla quale dista appena 170 km., non può che essere ricca e straordinaria, ma l’evento più significativo  rimane  la  nidificazione continuata di "Marmaronetta angustirostris" (anatra marmorizzata) che si sapeva assente dall’Italia dal 1892.
Il Pantano rimane tutt’ora l’unico sito in Italia ed uno dei pochi in Europa in cui questa specie di anatra selvatica, considerata vulnerabile a livello mondiale, si riproduce regolarmente; esso, inoltre, a livello nazionale fa registrare la più alta densità riproduttiva di un’altra specie, "Aythya nyroca" (moretta tabaccata), globalmente minacciata.
E’ per questo che il comune di Campobello di Mazara e la provincia regionale di Trapani con il sostegno del Ministero dell’Ambiente hanno avviato un progetto internazionale, che vede coinvolto il Ministero dell’Ambiente del Marocco, regione ove l’anatra marmorizzata fa registrare il maggior numero di coppie nidificanti, per la tutela e l’incremento della specie e per il risanamento e la valorizzazione dell’area che sarà trasformata in Riserva Naturale.

4 maggio 2004
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