Nessuna buona notizia per Totò e Giovanni Riina, che dovranno rimanere in carcere con il 41 bis

Il figlio del boss dei ''corleonesi'', Giovanni Riina, che ha continuato a comandare anche dietro le sbarre, come hanno dimostrato le intercettazioni ambientali dei colloqui con i parenti e come hanno indicato pentiti attendibili, dovrà rimanere nel regime di isolamento del 41 bis mentre sconta la condanna all'ergastolo per omicidio aggravato e altri reati.
Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza 35715, depositata ieri, che spiega le motivazioni per le quali i supremi giudici - nella camera di consiglio svoltasi il dieci ottobre - hanno deciso di dichiarare inammissibile il ricorso di Giovanni jr contro il decreto del dicembre 2005 che gli aveva prorogato il 'carcere duro'.

In particolare la Suprema Corte ha mostrato di condividere quanto già affermato dal Tribunale di sorveglianza di Perugia (lo scorso marzo) sulla pericolosità del detenuto Riina jr che, anche durante la detenzione fra il 2000 e il 2002, ha ''saputo mantenere una posizione di comando nell'ambito della consorteria criminale di Corleone''. Giovanni Riina avrebbe dato prova di una ''non comune capacità di direzione di affari illeciti e di attività delittuose'' e di ''una determinazione di assoluto spicco ed una ferma volontà di svolgere un compito di direzione anche in ordine alla destinazione pro quota dei profitti di attività illecita, disponendo all'uopo di una ampia rete di persone e riuscendo anche dal carcere a svolgere il proprio ruolo decisionale''.

Per quanto riguarda suo padre, che nei giorni scorsi era ritornato a chiedere l'annullamento del 41 bis, che vieta incontri con i familiari, ore d'aria e altri benefici concessi ai detenuti, il Tribunale di Sorveglianza di Milano, dopo aver esaminato l'istanza presentata dagli avvocati Luca Cianferoni e Riccardo Donzelli, ha respinto la richiesta confermando il per l'ex boss il regime di carcere duro.
Il collegio giudicante, presieduto da Mariagrazia Moi, ha accolto il parere del sostituto procuratore generale Gustavo Cioppa ed ha prorogato le restrizioni di un altro anno. ''Viste le motivazioni del provvedimento - ha dichiarato l'avvocato Cianferoni - riproporremo la richiesta perché c'è la necessità di approfondire le spiegazioni soprattutto in ordine alle condizioni di salute del nostro assistito''.

25 ottobre 2006
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