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Nessuno andrà a casa e si lavorerà in un posto migliore...

Le promesse del vertice romano sul petrolchimico di Gela non convincono i lavoratori della raffineria

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"Salvaguardia degli attuali organici, sia nel petrolchimico che nell'indotto; investimenti per la riconversione produttiva ed ecosostenibile del polo industriale; bonifica dei siti e compensazioni per la riqualificazione urbana ed economica di Gela".
Insomma, nessuno andrà a casa e si lavorerà in un posto migliore. Sono questi gli impegni che il presidente della Regione Rosario Crocetta afferma di avere strappato all'Eni, nel corso dell'incontro che si è svolto ieri a Roma con i vertici dell'azienda petrolifera.
Il Governatore ha definito positivo il risultato dell'incontro perché: "Abbiamo convinto l'Eni che fino a qualche giorno fa parlava di riduzioni dell'organico a modificare la sua posizione. Ci aspettiamo adesso il rispetto degli accordi e che le assicurazioni fornite dall'azienda diventino realtà".
"Abbiamo fissato alcuni punti fondamentali - ha raccontato Crocetta - innanzi tutto la salvaguardia dei livelli occupazionali sia del diretto che dell’indotto, l’impegno di Eni di chiarire analiticamente il piano industriale e di impegnarsi anche per potenziare sia il progetto sui bio carburanti che quelli sulla chimica".

Dal ministero dello Sviluppo economico hanno sottolineato "i passi avanti nel progetto di riconversione delle raffinerie di Gela" e anticipato una nuova convocazione fra le parti entro 15 giorni. "Riqualificazione produttiva e ambientale in direzione di una riconversione verde dell'intera area, salvaguardando al contempo i livelli occupazionali diretti e indotti. E' questo l'obiettivo che dovrà essere conseguito dal piano industriale", hanno spiegato dal ministero al termine dell'incontro coordinato dal ministro Federica Guidi.
All’incontro di ieri erano presenti il sindaco di Gela, Angelo Fasulo, i vertici di Eni Raffineria, Confindustria Sicilia e i sindacati di categoria nazionali e territoriali. "Al termine della riunione le parti hanno condiviso un verbale con i contenuti fondamentali che costituiranno la base del protocollo di intesa che si punta ad approvare nel prossimo incontro previsto tra due settimane".
Antonio Ferro della Uil Chimici ha detto che "saranno i tavoli territoriali a definire i modi per salvaguardare i 1148 dipendenti del diretto e anche i 1.300 dell’indotto. Ma la firma di oggi è un passo avanti rispetto alla passiva accettazione del piano Eni che si temeva in mattinata".

Ma al di là dell’ottimismo la vera sfida che si giocherà i queste due settimane non riguarda convincere l’Eni a fare marcia indietro. La raffineria una volta riconvertita al bio non potrà occupare più di 400 o 500 persone. Tutto si gioca, dunque, sulla possibilità di strappare al colosso petrolifero qualche altra struttura industriale da affiancare alla bioraffineria ma anche riuscire a disegnare un vero e proprio piano di salvataggio alternativo capace di far sopravvivere un città da 80 mila abitanti alla dolorosa riconversione della raffineria.
Sarà per questo che a Gela i lavoratori dell’indotto e quelli della raffineria stessa ancora sono scettici dopo che l’intesa che era stata raggiunta quest’estate sembrava smentita dalla bozza segreta secondo cui l’Eni avrebbe chiuso la raffineria tradizionale per sostituirla con un impianto di bio-carburanti, trasferendo le maestranze in esubero nelle ricerche di petrolio e di gas su terraferma e off-shore nel Canale di Sicilia e finanziando come compensazione il progetto da 280 milioni del polo agro-fotovoltaico "il Ciliegino", per la produzione di corrente e di primaticci in serra (LEGGI). Su queste basi a Gela nessuno firmerebbe accordi perché si teme la "svendita del territorio", senza garanzie produttive e occupazionali.

Anche i sindacati ci vanno coi piedi di piombo. "In ballo c'è il futuro dei lavoratori e servono maggiori garanzie. Per questo vogliamo conoscere nel dettaglio tutte le informazioni necessarie sulla riconversione del polo di raffinazione" ha detto Salvatore Pasqualetto, segretario della Uil Sicilia. Per Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil, adesso "si deve aprire un grande processo di investimenti in grado di supportare questo cambiamento, di riqualificazione industriale e professionale, di garanzia occupazionale per tutti i lavoratori diretti e dell’indotto. Solo a queste condizioni - ha concluso - si potrà fare un accordo che dovrà avere le caratteristiche di un cambio di fase. Adesso tocca all’Eni fare per intero la sua parte".

[Informazioni tratte da ANSA, GdS.it, LaSicilia.it, Repubblica/Palermo]

- La bozza segreta dell'Eni (Guidasicilia.it, 18/10/14)

22 ottobre 2014
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