Operazione aranCina

Operazione "aranCina"

Sgominata una organizzazione di "pirati" dello street food siciliano

Si potrebbe battezzare "operazione aranCina", quella che ha sgominato una vasta organizzazione di "pirati" dello street food siciliano. Tremila prodotti falsificati e cinque imprese importatrici dalla Cina denunciate dalla Guardia di finanza di Ragusa, insieme a 127 persone. Un centinaio le imprese coinvolte. Una filiera del falso che aveva preso di mira il simbolo della gastronomia siciliana, l'arancina. Un'inchiesta vasta partita dalla denuncia di una società con sede a Chiaramonte Gulfi, titolare del marchio protetto da privativa industriale "Arancinotto": uno stampo in materiale plastico per realizzare facilmente a casa le tipiche arancine siciliane.
Un oggetto, quello copiato in Cina, ideato da una famiglia ragusana. Fin dall'avvio della sua produzione, ha avuto un rapido successo e diffusione anche a livello internazionale; l'ampio boom commerciale di questo prodotto interamente made in Italy, è stato notevolmente danneggiato da una vera e propria "invasione" di copie, presenti soprattutto nei siti di e-commerce e nei mercati rionali e fiere.
Il marchio "Arancinotto" risulta essere stato brevettato da una società ragusana con certificato di registrazione rilasciato nel 2014 dal ministero dello Sviluppo economico - Ufficio italiano brevetti, valido all'interno dell'Unione europea.

I militari della Compagnia di Vittoria, attraverso l'incrocio delle numerose banche dati a disposizione e un attento controllo economico del territorio, hanno pertanto proceduto a ricostruire la filiera del falso: attraverso riscontri effettuati presso centri commerciali, negozi all'ingrosso ed al dettaglio di prodotti casalinghi, mercati rionali settimanali, fiere, sagre, e tramite il monitoraggio dei principali siti di e-commerce, è stata individuata una agguerrita rete di distribuzione e vendita, in ambito siciliano e nazionale, di diverse versioni e tipologie del prodotto contraffatto.
Documentata la fabbricazione illegale del prodotto in Cina, presumibilmente su input di connazionali presenti sul territorio italiano. Denunciate 127 persone per l'importazione e vendita degli articoli falsificati e segnalate circa cento imprese coinvolte, di cui almeno cinque importatrici dalla Cina. Infine, l'attività effettuata nell'ambito dell'e-commerce non solo ha permesso di riscontrare oggettivamente la vendita del prodotto contraffatto, ma ha reso possibile l'individuazione di una importante porzione di sommerso. Una vasta operazione, dunque, commentano le Fiamme gialle, a tutela anche dei consumatori "tratti in inganno dal prezzo (a volte) più basso dell'originale prodotto italiano, e sottoposti a possibili rischi alla salute, considerato che tali prodotti ad utilizzo alimentare non rispettano la rigida normativa di sicurezza prevista dall'Unione europea". [AGI]

21 dicembre 2016
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