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Ostaggi in Iraq

Dall'Iraq continua un disarmante vuoto di informazioni certe. Fino ad ora, sullo stato reale delle cose, solamente colpevoli forse…

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Sembra chiaro che ad essere ostaggi di terribili entità senza volto non siano più soltanto i tre italiani, ma anche la realtà dei fatti.
Nessuno sa nulla!
Il governo, a detta sua, "lavora alacremente per il rilascio" ma mantiene, non si e ancora capito perché, il massimo riserbo.
I giornalisti, siano essi inviati, analisti, studiosi delle politiche dell'Islam o free lance non danno la benché minima notizia, e ad ogni domanda posta le loro parole diventano bofonchi inconcludenti, ripetizioni di fatti irrelevanti che hanno (permettetemi il poco elegante e forse poco professionale termine) solamente rotto le scatole.
Per non parlare poi dell'intelligence italiana che brancola nel buio e viene sorpresa da improvvisi contrordini, che creano rettifiche continue alle ultime dichiarazioni.

Questo è il punto (morto) al qulae fino ad ora siamo arrivati: gli 007 italiani in Iraq erano convinti che la trattativa con i sequestratori di Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana si fosse ormai chiusa e che già ieri gli ostaggi sarebbero stati riconsegnati. In serata infatti le voci di una svolta positiva, e imminente, sono tornate ad essere insistenti.
Stamattina, negli ambienti dei Servizi segreti, ogni entusiasmo veniva frenato. ''Ci vuole tempo, ma restiamo ottimisti. Anche perché abbiamo indicazioni chiare che tutti sono vivi. E non era affatto scontato''.
L'intelligence sottolinea che il canale è sempre aperto, ma che ''all'ultimo momento sono subentrati problemi''.
Che tipo di problemi? Non si sa bene.
Il premier Silvio Berlusconi - a una giornalista in Russia che gli chiedeva se si era parlato di "riscatto" - ha replicato: "No, non se n'è parlato".
La governatrice italiana della provincia di Dhi Qar, Barbara Contini, aveva ammesso, durante una trasmissione televisiva , che la trattativa è stata anche di carattere economico, ma poi successivamente ha precisato di non saper nulla di riscatto: ''Non mi occupo della vicenda degli ostaggi e non so niente di riscatti pagati o da pagare''. ''Probabilmente - ha aggiunto - è stato solo uno spiacevole fraintendimento''.

Tutti provano a dare risposte. Può essere che la mancata liberazione, è stata ritardata solo da problemi logistici, visto che l'area di Falluja - dove i tre italiani sono stati catturati e dove forse, si presume, si trovi la loro prigione - ancora oggi è stata interessata da nuovi combattimenti?
No si sa.
Si sa per certo soltanto, che in Italia non si sono più avute immagini degli ostaggi, che la Farnesina contatta quotidianamente i parenti dei prigionieri ripetendo sempre le solite cose, e che solo il riserbo mantenuto dal governo italiano risulta molto efficente.
Berlusconi, da parte sua, impegnato con le imminenti elezioni europee, dovrebbe tenere molto alla riuscita della liberazione, così da poter meglio farcire la propria campagna elettorale. Berlusconi non dovrebbe però dimenticare che la cattura di Saddam non ha portato la popolarità sperata al suo amico George W. Bush.

L'ammissione che nel negoziato ''c'è stato un rallentamento'', c'è stata, ma il premier ha voluto sottolineare che non si è trattato ''di un intoppo'' e che ''i tempi si sono allungati al di là delle previsioni''.
Forse anche perchè sono stati ''rallentati i permessi per la colonna italiana di aiuti'' alla popolazione di Falluja, ha aggiunto Berlusconi.
Si confermano così i continui forse, come se all'improvviso fossimo tornati indietro in un era pre mass media, dove la scarsità dei mezzi di informazione costringeva tutti all'utilizzo di supposizioni più o meno plausibili.

Anche sul presunto atteggiamento eroico di Fabrizio Quattrocchi calano ombre, la governatrice italiana in Iraq ha infatti detto che in realtà "nessuno sa come si è comportato il ragazzo. Ma sicuramente io so che con gli iracheni, in una situazione di tensione, bisogna cercare di essere molto calmi e di non sfidare nessuno".
Nessuna certezza sul luogo del rapimento, anche se si trattava, dice la governatrice Contini con un'affermazione illuminante "di una zona sicuramente da non percorrere".

Nonostante tutto, Silvio Berlusconi crede sia necessità che le truppe italiane rimangano addirittura oltre la data del 30 giugno: "Credo sia necessario e doverso rimanere - ha detto Berlusconi -, perché altrimenti tutte queste componenti che si contrappongono per la conquista del potere, potrebbero diventare qualcosa che abbiamo già visto in Kosovo e in altri posti che non vogliamo più vedere. Credo sia un fatto di responsabilità".
Berlusconi, insomma, a Bush da solo non lo lascia. L'amicizia è un fatto di responsabilità.

F.M.

(Catodiche belligeranze. Intervista al direttore di Al Jazeera)

22 aprile 2004
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