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Parte male l'autunno Fiat

La Fiat ricorre nuovamente alla cassa integrazione per gli stabilimenti di Termini Imerese (PA) e Cassino (FR)

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Parte male l'autunno in casa Fiat, ed in particolar modo per gli operai dello stabilimento di Termini Imerese e di Cassino. Continua, infatti, il ricorso alla cassa integrazione nei due stabilimenti di Mirafiori, mentre oggi è atteso l'annuncio della nuova organizzazione dell'Auto e della squadra che farà riferimento all'amministratore delegato Herbert Demel.

Ieri il Lingotto ha reso noto che a fine settembre si fermeranno una settimana 800 lavoratori di Mirafiori (della linea della Lybra) e i 1.400 di Termini Imerese (dal 27 settembre al 3 ottobre), mentre lo stop sarà di due settimane per i 3.500 addetti di Cassino. In tutti i casi il provvedimento interesserà anche le aziende automobilistiche dell'indotto. Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria da inizio anno (fino a dicembre c'era stata la cig straordinaria) ha una cadenza mensile, soprattutto per Termini Imerese, Mirafiori e Cassino, ed è motivato con la necessità di equilibrare la produzione al mercato per non accumulare vetture invendute. Subito dopo le ferie la Fiat ha lasciato a casa una settimana in più i lavoratori di Mirafiori delle linee Thesis, Lybra e 166, e i dipendenti di Cassino.

Preoccupati i sindacati che sollecitano un incontro con l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, ed esprimono timori sul futuro dei tre stabilimenti più colpiti dalla cassa integrazione.
"Senza un piano concordato e condiviso con i sindacati la Fiat continua a colpire i lavoratori". Lo dice il segretario regionale della Fiom Cgil Giovanna Marano, dopo l'annuncio di una ulteriore settimana di cassa integrazione nello stabilimento di Termini Imerese. "L'annuncio della Fiat - aggiunge - è la conferma ulteriore delle difficoltà che sta attraversando il gruppo. E mentre nella sede di Confindustria si riconoscono le ragioni della questione salariale poi nei fatti si continua a falcidiare la busta paga dei lavoratori con provvedimenti di questa natura".

A Termini Imerese le tute blu sono in fibrillazione, preoccupate per l'incertezza che le attende. L'annuncio della Stabilimento di Termini Imerese (PA)cassa integrazione, i 1.400 operai se lo aspettavano, "però ci aspettavamo anche - dice Giuseppe Giudice della Fiom Cgil - che ci dessero qualche chiarimento in più rispetto al nostro futuro". Giudice è reduce dall'incontro con il capo del personale dello stabilimento siciliano che ha formalizzato il nuovo ricorso all'ammortizzatore sociale. "Ci hanno detto che c'è un problema di domanda per la Punto restyling - racconta il sindacalista - che le nostre 430 vetture giornaliere non troverebbero spazio nel mercato e che, quindi, per una settimana è meglio rallentare. Va bene, e poi?" si chiede il delegato di fabbrica.

I timori sono tanti e soprattutto per lo stabilimento di Termini Imerese, che nel mese di agosto era stata oggetto di un articolo del Financial Times nel quale si sosteneva che la fabbrica siciliana non ha ragione di esistere dal punto di vista finanziario. ''E' la dimostrazione - osserva Roberto Mastrosimone, delegato Fiom dello stabilimento - che la situazione della Fiat è preoccupante sia dal punto di vista economico che produttivo. Tutto ciò ci fa temere per il futuro dello stabilimento e della Fiat tutta. Attendiamo di conoscere il nuovo piano industriale''.
A Cassino i sindacati sperano che ''dal 2005 il futuro occupazionale sia più tranquillo con la produzione di due modelli, Stilo e nuova Croma'', mentre per Vittorio De Martino, responsabile della Fiom di Mirafiori, ''è la conferma della necessità di un incontro nazionale in cui si apra la discussione sulle prospettive industriali della Fiat'' e per il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo, ''nonostante il fare e il disfare l'organizzazione dell'Auto, la musica per i lavoratori non è cambiata''. A Torino le preoccupazioni sono accentuate dal possibile trasferimento in Sudamerica, già a fine anno, del motore Torque.

Oggi Fim, Fiom e Uilm riuniranno unitariamente le segreterie nazionali e quello della Fiat sarà uno dei temi al centro della discussione. ''Solleciteremo - osserva il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi - l'incontro, che abbiamo già chiesto a luglio, per avere dati specifici sui singoli stabilimenti. Il nuovo ricorso alla cassa integrazione è preoccupante perché il periodo di gestazione della crisi sta diventando troppo lungo''. ''La cura Marchionne - aggiunge Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic - è interessante perché sta andando in profondità, ma nel frattempo i segnali continuano a essere poco incoraggianti. L'impegno di Marchionne a convocare i sindacati deve tradursi in un incontro urgente e deve coinvolgere anche città e istituzioni''.

1 settembre 2004
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