Plaia, Plaja o Playa? Come si chiama, o si dovrebbe chiamare la spiaggia più celebre di Catania?

Si chiama Plaia! Lo ha deciso il sindaco Scapagnini e al 75% dei catanesi è andato bene così

La spiaggia più celebre di Catania aveva perso il nome...
No! Correggiamo.
La spiaggia più celebre di Catania aveva trovato due nomi in più.

La spiaggia più celebre di Catania, in poche parole, non si sapeva come chiamarla se Plaia, Plaja o Playa.
Da oggi ha un nome ufficiale: si chiama PLAIA.
La decisione è stata presa dal sindaco, Umberto Scapagnini, confortato dal parere dell'ufficio toponomastica e da un sondaggio che ha visto il 75% dei catanesi preferirlo a Plaja (17%) e Playa (8%). I tre nomi erano finora indifferentemente utilizzati anche in atti ufficiali.

Ma andiamo a vedere quali i percorsi di recupero del nome originario messi in atto dagli esperti:

Indicazioni fornite dalla Dott.ssa Rita Carbonaro, Direttrice delle Biblioteche Civiche Riunite "Ursino-Recuparo".
In alcune cartine del 1700 la zona in questione è denominata "spiaggia dell’arena".
Paternò Castello di Carcaci nel suo libro "Descrizione di Catania e delle cose notevoli di essa" 1847, Seconda edizione  vol II indica la spiaggia con il termine "Plaja".
Carmelo Sciuto Patti allega a un suo scritto, risalente al 1862 sull’ampliamento del porto di Catania, una cartina con la denominazione "Praia".
Sempre lo Sciuto Patti nella carta geologica della città (1873) indica la spiaggia di Catania con il nome "Plaja".
Nella nuova pianta di Catania (Giannotta) risalente alla fine dell’Ottocento ritroviamo la denominazione "Plaja" per la spiaggia e "plaia" per indicare l’omonima strada.
Sono stati consultati, inoltre, numerosi dizionari di lingua italiana e di  siciliano. Quasi tutti i maggiori dizionari di Siciliano consultati, dal Settecento in poi, tra i quali il "Pasualino" riportano il termine "Praia" anche nella variate "Praja" per indicare la parola spiaggia. Il Battaglia ( 1986 ), uno dei più qualificati dizionari di lingua italiana alla voce in questione riporta il termine "Plaia" e fra parentesi, come voce desueta il termine (Praia). Lo stesso dizionario cita un verso di Cielo D’Alcamo dove compare la parola "prai" plurale di "praia" . Il Traina – vocabolario delle voci siciliane – 1888, fa derivare il termine "Praia" dal latino plaga che, fra i tanti significati, sta ad indicare zona sabbiosa, spiaggia.
E’interessante notare, a proposito dell’ipotizzata derivazione dal latino plaga, che la cittadina di Praia a Mare, in provincia di Cosenza, era chiamata intorno all’anno mille "Plaga Sclavorum" ovvero "spiaggia degli Sclavoni" per la presenza di una colonia di dalmati provenienti dalla Slavonia. Durante la dominazione spagnola assunse il nome di "Plaja degli schiavi" e nell’Ottocento "Praja degli schiavi".
Dalla consultazione di diversi giornali della fine dell’Ottocento ritroviamo indifferentemente i termini "Plaia" e "Plaja", la versione "Plaia" compare soprattutto nelle pubblicazioni degli anni 30.
Sull’argomento la dottoressa Carbonaro ha interpellato telefonicamente l’Istituto di Cultura della Catalogna. In questa regione della Spagna viene usato il termine "Plaja" ma viene usata anche la versione "Playa" come nel resto della Spagna.

Indicazioni fornite dalla Dott.ssa Marcella Minissale, Direttrice dell'Archivio storico del Comune di  Catania.
Già l’ordinanza borbonica – resa il 10 marzo 1819 dall’Intendente della Valle di Catania, Duca di Sammartino, che tracciava i limiti delle 6 Sezioni (le odierne Municipalità) del comune di Catania ed il suo territorio – al suo articolo 2 recitava: "La prima sezione comprende le case del principe di Pardo, piazza di S. Filippo fino a Porta Ferdinanda, Zia lisa, Plaja…".
Il Duca di Carcaci nel suo volume "Descrizione di Catania e delle cose notevoli nei dintorni di essa", pubblicato dal tipografo-libraio Pietro Giunti nel 1847 scriveva di un "… tratto di mare fra Villa Scabrosa ed Agnone detto la Plaja di Catania".
Quaranta anni dopo, l’ingegnere Bernardo Gentile Cusa sul "Piano Regolatore per risanamento e l’ampliamento della Città di Catania", pubblicato dalla tipografia C. Galatole nel 1888, adotta la stessa grafia Plaja.
E sempre Plaja si legge a partire dal 1924 sulle carte del fondo "Progetti edilizi".
La voce Plaia, estesamente impiegata nel periodo fascista, forse anche per ragioni di autarchia linguistica (cfr. inventario degli atti esistenti nell’Archivio comunale completo nel luglio 1934, in appendice al volume "Il riscatto della memoria, materiali per la costruzione dell’Archivio Storico della città di Catania" di Marcella Minissale e Tino Vittorio, Maimone Editore, Catania 1998, ove appare una "cessione di terreno arenile alla Plaia per piazza d’armi, anno 1892") – viene ancor oggi utilizzata per comodità nello scrivere quotidiano.

L’Ufficio di Toponomastica: "Non c'è dubbio, è Plaia".
L’Ufficio Toponomastica del comune di Catania ha le idee chiare e non potrebbe essere diversamente poiché dal IX Censimeto della Popolazione (4 novembre 1951), da quando furono istituite dall’Istat la basi cartografiche comunali, i comuni sono tenuti alla formazione della basi territoriali. La cartografie comunali sono state l’unico elemento per la formazione delle basi territoriali che l’Ufficio Toponomastica aggiorna tra un Censimento e l’altro, avente come scopo il controllo del territorio attraverso l’identificazione univoca di ogni area di circolazione. Premesso ciò, bisogna precisare che nel caso in oggetto si fa riferimento alla zona a sud della città e precisamente la spiaggia lungo il viale Kennedy.
Quest’ultimo toponimo proposto dall’avvocato La Ferlita nel 1964, aggiorna (così si legge nel verbale n. 106 della Commissione Toponomastica) la "litoranea a mare che dal tondicello della Plaia scorre fino all’incorcio con lo stradale Primosole". Come si può vedere viene citato il "Tondicello della Plaia" ed esiste la via Plaia che, seppur priva di atto amministrativo, rappresenta storicamente la via che conduceva alla spiaggia di Catania.
Infine, la segnaletica è stata collocata senza sentire parere alcuno dell’Ufficio Toponomastica ed è riconducibile ad altri enti.

Il Sindaco Scapagnini
"L’importante non è come si deve chiamare ma quello che è stata ed è per i catanesi e quello che sta diventando grazie ai progetti che si stanno realizzando". Interviene così il sindaco Umberto Scapagnini sulla questione dell’esatta denominazione del litorale sabbioso di Catania. "Il problema della segnaletica verticale sarà, in ogni caso, presto risolto perché essa deve essere totalmente rifatta e per quel momento avremo certamente una dicitura unica". Ossia PLAIA 

- Lettera al Sindaco Scapagnini dell'Arch. Giambattista Nicastro, Presidente di "Sicilia Nostra", sull'argomento Plaia

26 luglio 2004
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