Proteste in fondo al mare, a Pantelleria

L'assurda vicenda dell'armatore legatosi come Ulisse all'albero maestro della sua imbarcazione

Pantelleria, l'isola delle teste romane. Pantelleria, terra del vino passito doc. Pantelleria, paradiso dei Vip.
Tutto ciò si dice dell'isola in provincia di Trapani, ed è giusto. Un po' meno però se ne parla (forse si teme di parlarne), per via degli sbarchi clandestini (la settimana scorsa un paio in una sola giornata), ed è quasi assente ogni menzione su un fatto che desta preoccupazioni e che non è da prendere sotto gamba.
Una notizia Ansa del 14 febbraio così informava:
TRAPANI, 14 FEB. - E' sceso dal peschereccio l'armatore che da ieri protestava contro la mancanza di luci di segnalazione all'ingresso del porto di Pantelleria. Dovendo entrare in porto sfruttando le insegne dei bar di Pantelleria, il peschereccio si è arenato in una secca. L'armatore, sconfortato per l'indifferenza generale, ieri aveva cominciato lo sciopero della fame e si era incatenato all'albero maestro della barca, portando con sé luci rosse da segnalazione per evitare che altre imbarcazioni si arenassero.

Quindi, dieci giorni fa si veniva a sapere di una protesta forte di un armatore, dagli elementi esposti sicuramente legittima, che cessava. La cessazione di una protesta, solitamente corrisponde alla risoluzione dei problemi che l'hanno causata, e nella "marea" (concedetemi il termine) di notizie che quotidianamente si affacciano dai quotidiani, siano essi cartacei o online, cose attenzionate in maniera così radente, fanno presto ad annegare.
La mancanza di luci segnaletiche in un isola è cosa grave, tanto grave che l'assenza di ulteriri notizie sul caso fanno pensare ad un immediata risoluzione del problema. Il problema viene subito risolto, quindi immotivata è la sottolineatura del caso, di un caso, che cessa di essere tale dall'oggi al domani.
Ma, si chiederà qualcuno, perché ancora tanti giri di parole? A quale scopo?
Ma per un semplice motivo.

Notizia di ieri, 23 febbraio 2004, dal quotidiano La Sicilia on line:
MAZARA DEL VALLO - Minaccia gesti estremi che poi, fortunatamente, non commette. Urla, s'infuria e poi supplica. E' sull'orlo della disperazione Nicola Ingargiola, l'armatore del peschereccio «Davide» incagliato da 15 giorni, con 20 tonnellate di gasolio nella stiva, sugli scogli di Pantelleria dopo essersi inabissato per l'assenza di luci segnaletiche sulla banchina del porto.
«Nella zona - denuncia Ingargiola - si rischia il disastro ambientale, qualora si verificasse una fuoruscita di gasolio dalla stiva, ma io non ho i soldi necessari a provvedere al disincagliamento del natante». «Serve una cifra enorme, dai 400 ai 600 milioni delle vecchie lire; qualcuno mi aiuti - invoca - prima che sia troppo tardi». Nei giorni scorsi, l'armatore di Mazara del Vallo aveva intrapreso uno sciopero della fame, poi rientrato, e si era incatenato all'albero maestro del natante inabissato, per protestare contro l'inefficienza del sistema di illuminazione del porto di Pantelleria.

Quindi la protesta non era finita. L'armatore del peschereccio aveva cessato l'azione senzazionalistica slegandosi dall'albero maestro della propria "vittima barca", ma aveva continuato a chiedere aiuto, e aveva continuato a segnalare, protestando, quella che è una mancanza di una gravità sconcertante 

Vieniamo inoltre a sapere dalla notizia pubblicata ieri dal quotidiano La Sicilia che, l'armatore si trova bloccato sull'isola con la barca e l'intera famiglia dallo scorso 8 febbraio. «Annuncio proteste eclatanti che poi non metto in pratica - dice Nicola Ingargiola - perché ho paura di perdere, oltre al futuro della mia famiglia, anche la mia dignità. Non voglio sentirmi dire che sono impazzito, non voglio infliggere anche questa sofferenza alla mia famiglia».
La vicenda è ora passata in mano al compartimento marittimo di Trapani, dopo la proroga di altri cinque giorni chiesta da Ingargiola per avere il tempo di tentare un'ultima volta di disincagliare la nave.
Neppure le interrogazioni parlamentari sollevate dal deputato Nicola Cristaldi e dal senatore Giuseppe Bongiorno hanno finora prodotto alcun esito. «Finirò con la mia barca - conclude Ingargiola - perché non la lascerò andare a fondo da sola. Vorrei sapere soltanto perché tutti aspettano che succeda il peggio, senza muovere un dito».

Anche noi vorremmo saperlo, e vorremmo pure sapere se le luci di segnalazione all'ingresso del porto siano state messe.

24 febbraio 2004
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