Provenzano compie 70 anni

Un fantasma cercato invano da 40 anni dai reparti speciali di polizia, carabinieri e finanza

Difficilmente oggi spegnerà settanta candeline, nel rifugio segreto che custodisce la sua latitanza record, tra la sua fedele macchina per scrivere Olivetti lettera 32, i fogli di carta da piegare e un databank elettronico, unica concessione alla modernità.

Da 40 anni il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano è un fantasma senza volto, cercato invano da reparti speciali di polizia, carabinieri, guardia di finanza.

L'ultima segnaletica risale al 17 settembre del 1958: fu fotografato nella caserma di Corleone dopo avere rubato sette quintali di formaggio insieme ad altri complici. In carcere rimase pochi giorni, poi, il 2 ottobre, gli arrivò a casa una diffida della Questura di Palermo per le sue "frequentazioni pericolose".

Il 9 maggio 1963 viene convocato nella caserma dei carabinieri di Corleone per accertamenti, ed è l'ultima volta che gli uomini in divisa vedono il suo volto. Di Provenzano si perdono definitivamente le tracce il 18 settembre di quello stesso anno, quando i carabinieri lo denunciano per la strage in cui morirono Francesco Streva, Biagio Pomilla e Antonio Piraino. Il boss diventa uccel di bosco e lo resterà per i successivi 40 anni, sfuggendo, a volte in modo anche misterioso, ai blitz di polizia e carabinieri più volte sul punto di catturarlo.

Figlio di Angelo e di Giovanna Rigoglioso, Bernardo Provenzano è nato a Corleone il 31 gennaio del 1933. Convivente con Saveria Benedetta Palazzolo, ha avuto due figli, Angelo e Francesco Paolo. Dopo anni di assenza, la moglie ed i figli comparvero improvvisamente a Corleone nella primavera del 1992, dove hanno gestito una lavanderia, poi chiusa su ordine della Prefettura. Condannato soltanto a dieci anni nel maxiprocesso a Cosa Nostra, ha collezionato tre ergastoli passati in giudicato e un'altra decina in primo o secondo grado.

Un'aura di mistero circonda la sua figura. Decine di pentiti hanno parlato di lui, senza mai, però, essere riusciti ad arrivargli vicino. Solo Giuffrè, che di Provenzano era il braccio destro, ha fornito dettagli più aggiornati.

Soprannominato Binu 'u tratturi, per la sua capacità di travolgere ogni ostacolo, Provenzano è l'ultimo dei boss della vecchia mafia ancora latitante, un vero e proprio mito da catturare per centinaia di agenti e carabinieri che ogni giorno, incollato al cruscotto delle volanti, portano in giro il suo volto ricostruito al computer grazie ad un fotofit elettronico.

Due giornalisti, Salvo Palazzolo ed Ernesto Oliva gli hanno persino dedicato un sito che raccoglie tutte le notizie sul latitante di Cosa Nostra più longevo.  

Fonte: La Sicilia

31 gennaio 2003
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