Qualcuno vicino alle tute blu di Termini Imerese

Preoccupazione e solidarietà per il futuro degli operai. E si guarda con interesse agli stranieri

C'è la Chiesa accanto agli operai Fiat di Termini Imerese, preoccupati per il loro futuro lavorativo. La messa di Natale è stata l'occasione per stringersi attorno alle famiglie dei lavoratori siciliani in segno di solidarietà. Per l'arcivescovo di Palermo, monsignor Paolo Romeo "tutti avvertiamo la minaccia e l'oppressione delle tenebre che ci stanno intorno". "Davanti a noi stanno situazioni e conseguenze spaventose di una crisi che compromette il futuro e la serenità di migliaia di famiglie - ha sottolineato il prelato - Non posso non sentirmi vicino allo scoraggiamento degli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, su cui grava all'orizzonte lo spettro di una drammatica chiusura, a quelli dei cantieri navali di Palermo, per i quali scarseggiano le commesse". "Non posso - ha aggiunto - non pensare alla situazione della nostra agricoltura siciliana, ormai ridotta in ginocchio dalla mancanza di politiche economiche e produttive adeguate. Non posso non pensare alle tante attività commerciali costrette a chiudere i battenti e all'emorragia di tanti giovani volenterosi, le nostre forze migliori, che, con tristezza, lasciano questa nostra amata terra".
"Qualcuno ha calpestato la dignità di migliaia di famiglie e l'ha fatto in modo violento. È triste sentire come sono stati stati trattati gli operai che si trovavano a Roma per manifestare" aveva detto durante l'omelia per la messa di Natale, l'arciprete di Termini Imerese, don Francesco Anfuso, in riferimento alle parole pronunciate dall'ad della Fiat, Sergio Marchionne a Palazzo Chigi durante la presentazione del piano industriale, ufficializzando la decisione di non produrre più auto nella fabbrica siciliana, a partire dal 2012 (LEGGI). "Ben vengano allora altri a Termini Imerese - ha aggiunto don Anfuso - La Fiat ha preso fin troppi miliardi". L'arciprete da molti anni è vicino alle famiglie degli operai.

Ed è proprio alla ricerca di "altri" che la Regione Siciliana adesso si sta muovendo per far sì che a Termini Imerese non scompaia l'industria automobilistica.
"La Regione sta muovendo i passi necessari per entrare in contatto con alcune grosse case automobilistiche che potrebbero subentrare alla Fiat a Termini Imerese". Così l’assessore regionale all’Industria, Marco Venturi, in un’intervista a Repubblica, ammette che si sta ormai pensando al dopo-Fiat e promette novità a cominciare con il prossimo anno. "Occorre rilanciare il settore automobilistico nell’Isola - ha detto Venturi - la posizione del governo regionale è quella di puntare sulla produzione di veicoli ecologici che abbiano una diffusione mondiale. Non possiamo disperdere il patrimonio di maestranze e di professionalità di Termini". Ma nessun nome, "sarebbe prematuro, posso dire che ci stiamo muovendo per contattare gruppi automobilistici di diverse parti del mondo, ma ne sapremo di più ad inizio anno".

"NO TERMINI IMERESE? NO ACQUISTI FIAT" - La produzione di auto nello stabilimento di Termini Imerese cesserà a dicembre 2011. A confermarlo è stato Marchionne, rinnovando il disappunto di lavoratori e associazioni che ne tutelano gli interessi, dopo lo sciopero di Roma. Visto il degenerare della situazione, il Codacons annuncia la nascita di 9 comitati di lotta contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, uno per provincia. I comitati, denominati provocatoriamente "No Termini Imerese? No acquisti Fiat" lotteranno per sensibilizzare la gente nelle nove province siciliane facendo capire come il problema della chiusura di un impianto così importante non si abbatterà solamente sulle famiglie dei diretti licenziati, ma anche su tutta l'Isola, con effetti negativi per tutti in un periodo di forte recessione.
I Comitati chiederanno, inoltre, ai cittadini, di BOICOTTARE L'ACQUISTO DI AUTO FIAT fino a quando la decisione di far chiudere Termini Imerese non verrà ritirata. La Sicilia non è più una terra di conquista, ma una regione produttiva con lavoratori che hanno una loro dignità e che non possono trovarsi improvvisamente senza la possibilità di sfamare le loro famiglie. Il problema nel prossimo futuro non riguarda solo Termini Imerese, ma c'è il concreto pericolo che altri stabilimenti produttivi italiani siano gradualmente dismessi per localizzare la produzione in aree territoriali più convenienti. "Bisogna lottare - afferma il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi - tutti insieme e duramente affinché le decisioni prese in merito alla questione possano essere riviste, alla luce delle esigenze di tutti gli italiani coinvolti in modo dietto e indiretto".

Ecco le sedi dei comitati delle nove province siciliane:
CATANIA: Via Passo Gravina, 10 - 95125 / Avv. Giovanni PETRONE
AGRIGENTO: Via Imera, 50 - 92100 / Avv. Pier Luigi CAPPELLO
CALTANISSETTA: V.le Stefano Candura, 20/b - 93100 / Avv. Silvia DI BLASI PETRANTONI
ENNA: Via Marchese Mario Grimaldi, 8 - 94100 / Avv. Concetta POTENZONE
MESSINA: Via San Filippo Bianchi, 54 / Avv. Antonio CARDILE
PALERMO: Via Maestri del Lavoro, 38 - 90124 / Avv. Paolo DI STEFANO
RAGUSA: Viale Napoleone Colajanni, 29 / Avv. Alessandra LEONARDI
SIRACUSA: Viale Scala Greca, 199/C - 96100 / Avv. Giuseppe CANONICO
TRAPANI: Via Rocco Solina, 2 - 91100 / Avv. Danilo FRATTAGLI

28 dicembre 2009
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