Quali i cambiamenti per gli italiani nel 2004? Le risposte nel 38° Rapporto Censis

L'Italia: un paese che vive una condizione di fragilità e mutevolezza, impaurito dal futuro

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''Le statistiche, si sa, vanno interpretate e così i numeri che le compongono e che per loro natura dovrebbero rappresentare realtà oggettive si trasformano invece in soggettive aspettative. In una società esposta all'influenza dei "media" questa soggettività dei numeri diventa dominante e accresce l'instabilità e l'insicurezza dell'insieme.
Il rapporto del Censis diffuso l'altro ieri documenta questa condizione di fragilità e di mutevolezza del paese: una condizione peraltro analoga a quella riscontrabile in tutta Europa, società ricche ma stagnanti, immemori del passato, immerse nel presente, timorose del futuro''. [...]

Inizia così l'editoriale di Repubblica, firmato da Eugenio Scalfari, che descrive i dati del 38° rapporto Censis. 
Un paese che vive una condizione di fragilità e di mutevolezza.

Il ritorno, degradato, della violenza, del sacro e la crescita dell'artificialità di scienza e diritto rompono l'aurea tranquillità in cui vorremmo vivere. Non è facile prevedere se avremo energie e classi dirigenti per affrontare i complessi impegni che abbiamo di fronte.
È quanto emerge dal 38° Rapporto del Censis, presentato il 3 dicembre, a Roma presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro).

Niente summa degli ultimi 12 mesi, ma molti collegamenti con il passato, per fissare il continuum nell'evoluzione dei comportamenti, con una particolare attenzione al ritorno del sacro e alle tecnologie che ci sconvolgeranno la vita. Sono le novità metodologiche del nuovo rapporto che ha cercato di evitare sia di usare categorie per capire il livello di reddito degli italiani sia di parlare di crisi della classe dirigente nel suo complesso: quest'anno, dunque, il Censis si stacca dall'idea che il motore della società sia lo spontaneismo e lo individua invece nella sua potenziale "artificialità", cioè della sua continua capacità di riflettersi e di ricalibrarsi. "Immaginazione forse ambiziosa - si legge nella premessa - ma che potrebbe rivelarsi realistica se la crisi dell'offerta politica spingesse ancor più la società a badare a sé stessa".

Passando ai dati, abbiamo avuto un 2004 caratterizzato soprattutto da una serie di reazioni, individuali più che sistemiche, al rallentamento dell'economia.
Come abbiamo reagito? È cresciuto il sommerso, che significa evasione: l'Agenzia delle Entrate ha stimato che su 100 euro denunciati 46 sono occultati. Poi, è cresciuto il consolidamento dei patrimoni familiari: è aumentato il peso delle attività che riguardano gli immobili, le attività produttive e gli oggetti di valore. Infine, c'è stata l'ansiosa rincorsa dei ceti medi verso l'immobiliare: si tratta di famiglie che si autocollocano in fascia media o medio-bassa, che ha pagato in contanti la nuova casa trovata dopo 7 mesi di ricerca (in media).
E poi gli italiani hanno diminuito i consumi. Meno spese per vestiario e calzature, tabacchi, ma anche servizi ospedalieri, l'acquisto di mezzi di trasporto e assicurazioni. Hanno speso di più per le bevande, l'energia elettrica, il gas, la fornitura d'acqua e altri servizi per l'abitazione, i prodotti medicinali e farmaceutici, i servizi di trasporto, le comunicazioni, gli articoli ricreativi, le piante e gli animali domestici, ed infine l'istruzione.

Per quanto riguarda i modelli sociali, per il Censis siamo diventati borghigiani: vogliamo l'ufficio vicino casa, che di solito è di 110 mq, e ci dà fastidio il rumore. È aumentato il numero degli occupati, ma è diminuito il valore aggiunto per persona: il declino del postfordismo.
Dal 2001 al 2003 sono stati creati 700 mila nuovi posti di lavoro: il 27,5% nell'ambito dei servizi domestici presso le famiglie, il 13,4% nel settore delle costruzioni, ma il 35% nelle attività immobiliari, professionali e di servizi avanzati alle imprese.
E poi vogliamo "vivere altrimenti". Tra gli aspetti più importanti per il benessere e la felicità, presente e futura, della propria famiglia, il 49,4% degli italiani ha indicato la disponibilità di servizi di welfare fondamentali (ospedali, pensioni ecc.), il 20,3% un contesto urbano più vivibile, meno caotico, l'11,5% la disponibilità di beni e servizi a prezzi bassi.
Però è sceso il numero dei pessimisti sull'evoluzione della propria vita: era il 48% nel 2001, è il 31% nel 2004.
Il 62% degli italiani ha migliorato la propria posizione sociale rispetto ai genitori, a testimonianza di una società abituata al dinamismo socioeconomico.
Per il Censis, dunque, gli italiani sono diventati un po' più pessimisti, ma di poco. È che non sono incentivati alle sfide del futuro.

Fonte: Aise

7 dicembre 2004
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