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Così la Sicilia potrebbe meglio, e più rapidamente di altre regioni, cogliere a pieno le prospettive di ripresa

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Luci e ombre dell'economia siciliana nel report annuale di Smr, il centro Studi e Ricerche Mezzogiorno collegato al gruppo Intesa San Paolo. Lo studio mette in evidenza come l'Isola risenta dell'indebolimento congiunturale nazionale e globale, restando però attore significativo del Mezzogiorno d'Italia. Con un Pil regionale pari nel 2013 a 81,4 mld di euro, in calo rispetto al 2012 del 2,7%. Discesa confermata, -1,3%, anche dalle previsioni 2014.
Complessivamente però il valore monetario totale dei beni e servizi prodotti dalla Regione è il 20% di quello del Suditalia. Più problematiche invece le cifre riguardo il Pil procapite. Pari a 16.152 euro, la media della ricchezza del cittadino siciliano è inferiore alla media del Mezzogiorno.

E se il segno più appare per la produzione in agricoltura (+2,9%), dato in controtendenza rispetto a quanto avviene nel Paese, è netto invece il passo indietro del settore edilizio (-9,6%). Fa eccezione invece la produttività regionale, pari nel 2012 a 52.655 (valore aggiunto ai prezzi di base/Unità di lavoro) superiore alla quella del Mezzogiorno ma inferiore alla nazionale.
Pari a 7,1 mld di euro il flusso monetario dovuto all'export, un settore nel quale la filiera agroalimentare, con uno +3,7%, si mantiene positiva. Se le percententuali export si rivelano modeste viste col binocolo nazionale (2,5%), aumentano di significato considerata la "gittata lunga" coperta dai prodotti siciliani, misurata in termini di chilometri medi percorsi, essendo questa la propensione dei prodotti di un territorio a raggiungere mercati sempre più lontani. Export basato prevalentemente sulla manifattura dei comparti energetico (coke e i prodotti petroliferi), agroalimentare, farmaceutico, elettronico.

Secondo il rapporto "la Sicilia ha soprattutto bisogno di ampliare i propri mercati di sbocco irrobustendo il proprio sistema di imprese e puntando maggiormente sulla componente di elevata qualità dei suoi prodotti tradizionali e sull'export puntando anche sulla forte vocazione high tech". "Sempre più, difatti, l'isola - si legge nel dossier - si conferma propensa a un'attività nei settori innovativi e in particolare nella filiera energetica, farmaceutica ed elettronica. I suoi porti e aeroporti potrebbero fornire, se ben integrati con il sistema produttivo e logistico, ulteriore impulso all'economia della regione".

Il numero di occupati ha continuato a diminuire (-1,3%) in tutti i settori, ad esclusione dell'industria. L'incremento del tasso di disoccupazione al 21,2%, tocca punte mai raggiunte risultando superiore sia a quello del Mezzogiorno che a quello nazionale.
Nella prima parte del 2014 è proseguita la fase ciclica negativa dell'imprenditoria siciliana anche se prosegue la ristrutturazione del sistema industriale grazie all'incremento significativo delle società di capitale (+4,6% a 48.970); in base ai dati relativi al II trimestre del 2014, in Sicilia sono attive 370.727 imprese,  pari al 22,1%  del totale delle imprese attive nel Mezzogiorno.
Dalla fotografia sull'imprenditoria manifatturiera siciliana emerge che la regione risulta più specializzata dell'Italia nella filiera dell'agroalimentare, del legno, della gomma, della plastica e dei mezzi di trasporto. Nelle prime due filiere presenta, nonostante la crisi, anche un numero di imprese molto elevato che sfiora il 40%.

Il settore energetico ha registrato un export pari a 4,7 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2014 (-13,3% sui primi nove mesi del 2013), quello chimico 545 milioni (-27,3%) e quello dell'elettronica 378 milioni (-15,7%). In positivo i primi tre trimestri del 2014 dell'export del settore agroalimentare della Sicilia che è aumentato del 3,7%. In crescita le esportazioni verso i Paesi Ue che non fanno parte dell'Area Euro (+6,1%).
A livello settoriale gli ultimi dati sull'export rivelano inoltre che la Sicilia presenta, rispetto all'Italia, una quota estremamente elevata dei settori ad alta tecnologia pari al 90% del totale. Nei primi 9 mesi del 2014, l'interscambio della Sicilia è stato di circa 20,5 mld di euro; di questi, l'84,7% è ascrivibile al trasporto via mare per un valore di oltre 17,3 miliardi di euro. Per quanto riguarda le aree partner di riferimento, al primo posto vi sono i Paesi del Medio Oriente con il 30,4% del totale scambiato; seguono i paesi europei non UE con il 23,2% e quelli dell'Africa settentrionale con il 14,1%.
In riferimento alle performance, invece, le aree che hanno raggiunto i risultati più significativi in termini di variazione percentuale annua (III trim. 2014 su III trim. 2013) sono l'America centro meridionale con un +154,2% e quelli dell'America settentrionale con +57,8%.

Nel 2013 i porti siciliani hanno movimentato 51.105 Teu (acronimo di Twenty foot equivalent unit, cioè la misura standard del Container), in aumento rispetto al 2012 (+13,4%), con quasi il 60% del totale ascrivibili allo scalo di Catania. I due principali porti commerciali della regioni registrano performances diverse: mentre Catania è in crescita con un +37%, Palermo è in calo con un -9,4%. Il traffico passeggeri del 2013 ha  registrato una quota di oltre 10,2 milioni, l'80% allo scalo di Messina. Quasi 1 milione del totale è relativo a crocieristi.
Nel prossimo biennio si prevede per l'economia della Sicilia un trend in lieve ripresa. In particolare le previsioni di Pil fanno ipotizzare un 2015 in aumento dello 0,1% mentre una crescita maggiore (0,6%) è prevista per il 2016. L'andamento dell'export siciliano sarà fortemente condizionato dal settore energetico e in particolare verrà influenzato dalle fluttuazioni di prezzo dell'oil, pertanto, si prevede una lieve flessione (-0,1%) nel 2015 cui seguirà una ripresa intorno al 2,5% nel 2016.

Presentando la ricerca, il direttore generale Srm, Massimo Deandreis, sottolinea come le "straordinarie potenzialità della Regione da sole non bastano più". L'economista mette in primo piano "la complessità dei mercati internazionali e la debolezza del quadro economico nazionale" handicap che "richiedono alle imprese di ampliare i mercati di sbocco e di puntare maggiormente su due componenti: qualità e tecnologia". "La qualità dei prodotti dei settori tradizionali come l'agroalimentare" e gli investimenti tecnologici in alcuni settori chiave come "energia, farmaceutica ed elettronica" devono essere gli ingredienti per consentire alle imprese siciliane di "cogliere la ripresa che si affaccerà timidamente nella seconda metà del 2015 per poi irrobustirsi nel 2016". Secondo Deandreis, "al binomio qualità-tecnologia", bisogna associare "investimenti nelle infrastrutture e rilancio del turismo". Così la Sicilia potrebbe "meglio e più rapidamente di altre regioni, cogliere a pieno le prospettive di ripresa."

29 dicembre 2014
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