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Quando il reddito va in Rete

Vedere quanto ha guadagnato (e dichiarato) quello o quell'altro facendo semplicemente clic...

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Un paio di giorni fa l'Agenzia delle Entrate ha reso disponibili sul Web - cosa che succede per la prima volta nel nostro Paese - i redditi dichiarati da tutti i cittadini italiani nel 2006. Un'improvvisa mazzata per alcuni, diciamo per la maggior parte, l'intenzione dell'Agenzia di governo era stata infatti anticipata dal quotidiano "Italia Oggi", e crediamo che gli addetti ai lavori fossero informati. Fatto sta che l'iniziativa, "un fatto di trasparenza e di democrazia" secondo il viceministro all'Economia uscente Vincenzo Visco, che si è scatenato un vero e proprio putiferio.
Insomma, chiunque, nei giorni scorsi, collegandosi su www.agenziaentrate.gov.it, e fancendo il segunte percorso: dalla home page cliccando sul link "Uffici", quindi su "elenco uffici", da qui su "elenchi nominativi dei contribuenti" e infine su "consultazioni elenchi dichiarazioni", ha avuto la possibilità di vedere quanto guadagnato (e dichiarato) quella specifica persona, residente in quella Regione, in quella Provincia, in quel Comune, in quella via...
Il provvedimento porta la firma di Massimo Romano, direttore dell'Agenzia delle Entrate. Già nel '99, come direttore generale del dipartimento, Romano aveva emanato un provvedimento analogo per attuare la norma di "trasparenza": si era così tornati a pubblicare gli elenchi dei contribuenti, ma attraverso l'invio agli uffici territoriali del fisco e alle amministrazioni comunali.

"La predisposizione degli elenchi nominativi dei contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi è prevista dall'articolo 69 del Dpr numero 600 del 1973. Tali elenchi, in passato realizzati in forma cartacea, erano a disposizione per la consultazione sia negli uffici dell'Agenzia che nei Comuni. La decisione di utilizzare il mezzo telematico nasce dalla norma introdotta con il codice dell'amministrazione digitale varato nel 2005 che dispone di assicurare la fruibilità dell'informazione in modalità digitale utilizzando con le modalità più appropriate le tecnologie dell'informazione e della comunicazione".
Questa la motivazione data dall'Agenzia delle Entrate con un comunicato.
Morale del discorso? Beh, un'occasione troppo ghiotta quella di  poter scoprire con un clic quanto guadagna (o meglio guadagnava, visto che i dati sono relativi al 2005) il vicino di casa o il collega d'ufficio, o qualche personaggio celebre per gli amanti del gossip. Per farla breve: passaparola fulmineo, sito dell'Agenzia delle Entrate intasato in poche ore.

Ma, per chì ha goduto del poter sbirciare comodamente nel portafogli di chi voleva, c'è stato chi ha visto nel "fatto di trasparenza e di democrazia" una grave violazione della privacy, e non a caso, dopo poco la pubblicazione su Internet, è arrivato lo stop del Garante della privacy, che ha "deciso di chiedere formalmente e con urgenza ulteriori delucidazioni all'Agenzia delle Entrate e l'ha invitata a sospendere nel frattempo la diffusione dei dati in Internet". Francesco Pizzetti, che presiede l'Autorità di garanzia, ha detto che si è trattato di una decisione "priva di una base normativa adeguata: di qui il provvedimento di blocco e la richiesta di spiegazioni al'Agenzia". Il Garante, ha sottolineato Pizzetti, non è in linea di principio contrario alla trasparenza dei redditi: "Una forma di conoscibilità e trasparenza è garantita da anni e anni, attraverso i Comuni e l'Agenzia delle Entrate. Ma è completamente diverso pubblicare i dati in Internet, mettendoli così in condizione di essere consultati in ogni parte del mondo, di finire nei motori di ricerca, di rimanere in Rete per un periodo che nessuno è in grado di controllare, laddove la legge prevede al massimo un anno".

Le critiche nei confronti del provvedimento hanno, ovviamente, scatenato la polemica politica. "Non capisco quale problema ci sia", ha detto il leader Radicale Marco Pannella. "A una funzione pubblica, corrisponde un servizio pubblico", ha osservato, sottolineando che la privacy non è un concetto che lo entusiasma, perché "è necessario far prevalere il diritto di sapere piuttosto che quello di essere ignorati".
Di tutt'altro parere Guido Crosetto, parlamentare del Pdl: "E' un atto vergognoso. Un modo per vedere come guadagna il vicino, e creare contrasto fra le persone normali [...] Un provvedimento che per una volta, non riguarda i politici ma crea incrinature nella società di cui certo non si sentiva il bisogno", ha concluso Crosetto.

Comunque, con l'intervento del Garante della privacy tutto è andato al proprio posto... no? Sembra proprio di no, perché se lo stop del Garante della privacy ha fatto si che già all'indomani della pubblicazione sul sito dell'Agenzia delle Entrate non vi fosse più traccia dei redditi degli italiani, la vorace curiosità del popolo internettiano a fatto si che in men che non si dica le reti peer to peer rendessero "eterni" i dati bloccati dal Garante.
In parecchi, dunque, sono riusciti a copiare i file dei redditi, inserirli in reti peer to peer e renderli condivisibili attraverso programmi come eMule.
I dati insomma sono ancora in qualche modo consultabili online. Per questo il segretario generale dell'associazione di consumatori Adiconsum, Paolo Landi, pur lodando la trasparenza ha ricordato che "porre i dati personali sul Web espone milioni di cittadini al furto di identità, raggiri e truffe". Per Adiconsum è ora "indispensabile un appello da parte delle istituzioni ai vari motori di ricerca su Internet e a tutti coloro che hanno registrato i dati dell'Agenzia delle Entrate ad evitare di rimettere in Rete le informazioni che erano state diffuse". Ma forse è davvero troppo tardi.
Secondo l'Adoc, Associazione per la Difesa e Orientamento Consumatori, l'iniziativa dell'Agenzia delle Entrate è stata "una palese violazione della legge sulla privacy e un pericolo per l'aumento della criminalità e della violenza, dato che sono stati pubblicati dati sensibili sui redditi, ghiotta fonte di informazione per i criminali". "Nella modulistica di dichiarazione dei redditi non risulta prevista né un'informativa riguardo la pubblicazione di tali dati né una clausola specifica di autorizzazione alla pubblicazione che costituisce ulteriore violazione della legge stessa" ha spiegato il presidente Carlo Pileri. Secondo il Codacons i cittadini possono chiedere un risarcimento danni. "Stiamo predisponendo sul sito Codacons.it un modello che gli utenti possono scaricare per avviare le dovute azioni contro l'Agenzia delle Entrate e chiedere fino a 1.000 euro ciascuno di indennizzo per la grave violazione della privacy" ha dichiarato il presidente Carlo Rienzi.
Controcorrente l'associazione Sos Utenti, che chiede di ripubblicare gli elenchi dei contribuenti: "I dati dei redditi di tutti gli italiani devono essere pubblici proprio in ossequio alla più totale trasparenza".

Vicina alla posizione delle associazioni che hanno trovato l'iniziativa dell'Agenzia una palese violazione, quella di Beppe Grillo. "Follia, questa è follia" ha scritto Grillo nel suo Blog, riferendosi alla vicenda. "Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito" ha scritto ancora il comico genovese, secondo il quale "dopo l'indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l'indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso - ha scritto - meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento". Secondo Grillo infatti con la pubblicazione online dei redditi "i rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell'agenzia delle entrate. I nullatenetenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato".
Scritto questo, Grillo ha fatto poi la sua proposta: "Inviamo una mail al prossimo ministro dell'Economia Giulio Tremonti perché ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l'accesso a chiunque di dati sensibili privati" e ha pure annunciato: "Nei prossimi giorni cercherò di capire chi è l'ispiratore di questa schifezza. E' giusto che tutti lo vengano a sapere e che risponda delle eventuali".

Ma la proposta di Grillo sembra che stavolta non abbia riscosso il sucesso conseguito da tutte le altre fatte nei vaffa passati. Infatti non sono stati pochi gli affezionati del comico-blogger a rimanere al quanto interdetti: "Prima Grillo dice che bisogna mettere tutto sulla rete e ora invoca il nemico Tremonti perche ciò non accada"; "Questo post puzza... Cosa c'e dietro?"; "Voi che rimanete a bocca aperta davanti al reddito di Grillo (reddito imponibile dichiarato da Grillo: 4.272.591, ndr) ma non lo sapevate? Pensavate fosse senza un soldo?". Molti quelli che hanno chiesto che il post venga tolto dalla pagina, pochi quelli che lo hanno difeso ironicamente: "Da buon genovese - si legge in un commento - Grillo dimentica tutto il resto quando si tratta di soldi".

2 maggio 2008
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