Quando l'assessore alla Famiglia, tenendo famiglia, pensa principalmente alla famiglia... la sua

Dopo che ci hanno raccontato di quelle persone diventate ''ispettori ambientali'' per contare i tombini di Palermo, dipendenti fissi di un'azienda provinciale (leggi), e dopo la scoperta degli ''alti incaricati'' dalla Regione che godono di stipendi da nababbi (leggi), un altro giornalista - sempre la solita categoria di impiccioni -, torna a raccontarci quello che ha scoperto dei meccanismi della più importante istituzione siciliana, la Regione... 

Sicilia, i posti d'oro della Regione
di Felice Cavallaro (Corriere.it, 26 ottobre 2006)

In Sicilia pure l'assessore alla Famiglia tiene famiglia e se c'è da nominare un commissario in un ente senza consiglio d'amministrazione non gli sembra certo un delitto scegliere il fratello. Lo stesso che aveva già inserito nel suo gabinetto, uno dei 600 privilegiati chiamati a far corte attorno ai 15 componenti del governo regionale. In una Regione dove trovano lavoro parenti stretti e pensionati d'oro.

E' un tecnico, si diceva di Paolo Colianni, il medico di Enna che pochi conoscevano quando per formare il governo di Centrodestra fu incoronato assessore senza seggio del governo Cuffaro. In effetti, non era stato eletto all'Assemblea regionale e quella qualifica suggerita per i comunicati stampa, «medico psico-terapeuta», sembrò quasi una svolta. Ma da tecnico dovrebbe scegliere gli uomini giusti, non i parenti, dicono adesso quanti leggono sorpresi il decreto di nomina a commissario dell'Istituto di assistenza e beneficenza di Paternò con il bollo dell'assessore e il nome di Alfredo Colianni, il fratello quarantacinquenne senza mestiere. Una domanda resta senza risposta per le strade di Enna. Che fa nella vita? Tutti a bocca asciutta, tranne un distinto signore dalla battuta arguta: «Fa il fratello, a tempo pieno».

Anche nel consiglio comunale di Enna dove è stato eletto sempre grazie al primogenito perché così lo presentò il suo sponsor, Raffaele Lombardo, il leader del Movimento autonomista. Poi, gratta gratta, scopri che il tecnico, oltre a visitare pazienti nel suo studio di «psicoterapeuta», in politica c'è da sempre, a cominciare dagli anni targati Udc, più volte assessore a Enna e, infine, segretario del Movimento di Lombardo nella sua provincia.
Dovrà viaggiare adesso Alfredo il commissario, fino a Paternò. Cosa non proprio apprezzata dagli amici autonomisti di Catania perché se c'è «un posto» in un'Opera Pia all'ombra dell'Etna quello ai catanesi e non agli ennesi dovrebbe andare, se si vuole rispettare, geografia, storia, politica e forse anche la matematica (dei voti).
Ma se dovesse scattare una polemica sul fratello senza lavoro sistemato al consiglio comunale, al gabinetto e all'opera pia, allora, Colianni l'assessore avrebbe titolo a puntare il dito contro una massa di parenti eccellenti. Perché pure Lombardo ha un fratello deputato all'Assemblea. E Cuffaro ne ha uno nel suo gabinetto, nominato pure commissario in un ente ad Agrigento e assessore al Comune di Raffadali.
Pensa alla «famiglia» anche qualche dirigente, come il nuovo grande capo della Sanità, arrivato dagli Enti locali pure la moglie nominata a contratto. Con contratto firmato dal marito.

Sono le zone d'ombra di un'amministrazione segnata dagli eccessi. Anche sul piano retributivo. Con la moltiplicazione degli incassi per i pensionati richiamati in servizio. Come succede al più eccellente dei burocrati, Felice Crosta, che da dirigente dell'Agenzia delle Acque prende più di 500 mila euro lordi, quasi 1.500 euro al giorno, ai quali va aggiunta appunto una pensione da diecimila euro al mese. Ufficialmente insostituibile. Come il capo di gabinetto di Cuffaro Giuseppe Barrica. Come il nuovo direttore di un'agenzia istituita per dirigere i dirigenti, Girolamo Di Vita. Uomini d'oro da 200 mila euro.

La nuova frontiera è la parola magica «agenzia». Ce n'è una appena avviata per le «Politiche mediterranee» con l'obiettivo di sviluppare il «partenariato euro- mediterraneo». Come se la Regione non avesse già l'assessorato alla Cooperazione e ci fosse davvero necessità di nuove strutture con direttori, segretarie, funzionari, autisti, macchine. Lo stesso vale per l'Agenzia delle Acque istituita in una regione dove dell'acqua che non c'è si occupano già l'assessorato al Territorio, l'ente acquedotti siciliani, la Sicilia Acque (altra «agenzia»), l'Arpa e gli Ato idrici, tutti con megadirettori, commissari, presidenti e consigli di amministrazione per una montagna di poltrone. Da aggiungere ai gabinetti dove si muovono 600 privilegiati, invidiati anche per quella indennità omnicomprensiva che va da 16 a 20 mila euro, aumentata del 30 per cento per premio produttività. Senza contare le missioni, gli incarichi particolari e le nomine aggiuntive in aziende, enti e carrozzoni come nel caso del Colianni fratello.

27 ottobre 2006
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