Quando non si sa di cosa si sta parlando

Renato Schifani contro Facebook: ''Da Facebook inni alla violenza peggio che negli anni '70''

Dopo gli annunci degli ultimi giorni (norme per regolare le manifestazioni di piazza, ma soprattutto per controllare di più i contenuti sul web) il Consiglio dei ministri ha scelto di non scegliere. L'approvazione del provvedimento è slittata alla prossima riunione. Nel Consiglio dei ministri di ieri c'è stata però l'"unanimità" sulle nuove disposizioni. "Ne abbiamo parlato, c'è stato un primo avvio", ha detto il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, nella conferenza stampa al termine del Cdm. "Il ministro Maroni - ha aggiunto Matteoli - ha fatto una relazione dove ha sottolineato quelli che sono i punti essenziali che vuole inserire nel provvedimento, che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti, comunque - ha sottolineato - c'è stata direi l'unanimità del Consiglio che ha detto di essere d'accordo, salvo alcuni aggiustamenti, ma siamo tutti d'accordo nel presentare questo provvedimento". Quanto alla forma prevista, sia quella del Disegno di legge o quella del Decreto, Matteoli ha spiegato che, "se negli ulteriori approfondimenti che faremo anche in queste ore decidessimo di trasfomare il ddl in dl, questo non è del tutto impossibile". Quanto alle misure per il web, Matteoli ha detto, "si è parlato anche di Internet, è un aspetto molto delicato, sarà inserito nel provvedimento anche questo aspetto". Il ministro ha aggiunto, "non vogliamo cancellare la libertà di espressione, ma sanzionare chi supera i limiti di guardia, chi commette attraverso Internet dei reati".

Intanto il presidente del Senato, Renato Schifani, ha lanciato accuse al social network Facebook, accusandolo di fatto di ospitare contenuti terroristici.
'No' agli inni di violenza sui siti Internet. E' questo, sostanzialemente, quello che voleva dire Schifani, in seguito all'aggressione subita dal premier Silvio Berlusconi. "Dobbiamo fare qualcosa per evitare che sui siti Internet ci siano veri e propri inni alla violenza", ha detto la seconda carica dello Stato nel corso del consueto scambio d'auguri natalizi con la stampa parlamentare, a Palazzo Giustiniani. Schifani ha quindi spiegato che su Facebook si leggono "dei veri e propri inni all'istigazione alla violenza. Negli anni '70, che pure furono pericolosi, non c'erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l'odio che alligna in alcune frange". Per questo è importante, ha sottolineato, un intervento legislativo ("il Parlamento deve fare qualcosa") che tenga comunque presente "la libertà di espressione".
La replica alle parole di Schifani è arrivata ieri sera direttamente da Palo Alto. "Facebook è ampiamente usato per sostenere buone cause, e tante persone in tutto il mondo lo sfruttano per migliorare la società", ha detto a Repubblica.it Debbie Frost, portavoce di Facebook. "Quando le opinioni espresse sul nostro sito si trasformano in dichiarazioni di odio o minacce contro le persone, rimuoviamo i contenuti e possiamo anche chiudere gli account dei responsabili", continua la Frost. "Ma la realtà è che, purtroppo, l'ignoranza esiste, dentro e fuori da Facebook, e non sarà sconfitta nascondendola, ma piuttosto affrontandola a viso aperto".

L'invettiva del presidente del Senato nei confronti di Facebook ha scatenato parecchie reazioni.
"Il governo deve sapere che sta trattando una materia delicatissima e che noi, quindi, saremo attentissimi". Pier Luigi Bersani, leader del Partito democratico mette in guardia così l'esecutivo a proposito delle disposizioni su Internet proposte dal ministro dell'Interno, durante il Consiglio dei ministri di ieri. "Noi siamo per l'applicazione delle norme vigenti, per i presidi a tutela della libertà di informazione al di qua di comportamenti devianti ma non siamo certo per limitare la libertà di espressione", ha aggiunto il segretario del Pd.
"Schifani la pensa come Ahmadinejad, HU Jintao e Al Bahir, i presidenti di Iran, Cina e Sudan, dove Facebook è messo al bando". Questa l'affermazione del presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "Al presidente del Senato - ha detto - ricordiamo che Facebook non è un pericolo per la democrazia, ma una preziosa risorsa, un social network per la circolazione delle idee e delle conoscenze, per l'aggregazione e la socialità. Solo i regimi totalitari e oscurantisti vedono in internet un pericolo, per tutti gli altri è una ricchezza". "Il nostro Paese - ha concluso il capogruppo Idv - non è né l'Iran, né la Cina né il Sudan, per quanto riguarda il diritto alla libertà d'espressione e d'informazione. Difenderemo l'articolo 21 della Costituzione ed impediremo a questo governo di imbavagliare la rete".
"Al Presidente del Senato manderemo una bibliografia dettagliata di Facebook, perchè forse è leggermente confuso sul valore e il ruolo dei social network". Lo dice il direttore di Articolo21, Stefano Corradino. Corradino ha riaffermato che Facebook "non solo non è un fenomeno tutt'altro che residuale (sono iscritti 10 milioni di utenti della rete in Italia e 350 milioni in tutto il mondo) ma la rete, e quindi Facebook è uno straordinario spazio di libertà, che non può essere sottoposto a un editto censorio nè messo sotto il controllo di un Esecutivo".
"Le preoccupazioni del presidente del Senato riflettono una realtà che non esiste, solo perché, banalmente, Facebook non è ciò che Schifani pensa che sia". E' questo invece il commento della redazione di Libertiamo.it, la rivista online dell'associazione presieduta dal deputato del Pdl, Benedetto Della Vedova. "Dire che Facebook (non alcuni gruppi di Facebook, ma proprio Facebook!) è pericoloso - continua Libertiamo.it - significa sostenere che è pericolosa la libertà di comunicare e scambiarsi idee. A ritenere pericolosi i social network sono i regimi totalitari, non le democrazie come la nostra".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

18 dicembre 2009
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