Quest'anno è un'altra siciliana ad indossare la corona di più bella d'Italia

Miss Italia 2003 si chiama Francesca Chillemi e viene da Messina

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Miss Italia 2003 è Francesca Chillemi, diciotto anni, siciliana di Barcellona (ME).
La nuova Miss è nata il 25 luglio 1985. E' del segno del Leone. Ha capelli neri e occhi marroni, è alta 1.71 e pesa 55 chilogrammi. Frequenta il liceo classico e vorrebbe diventare attrice. Le piace nuotare, andare in palestra, al cinema e in discoteca.
Almeno un centinaio di comuni in provincia di Messina hanno votato per lei, protagonista di una vera campagna elettorale. Seconda è arrivata Debora Salvalaggio, di Latina, terza Laura Prostamo, milanese, la 62, accusata di essere raccomandata. "Sono una peste e sogno la tv", dice Francesca dopo la vittoria.

L'edizione 2003 di Miss Italia si è conclusa ieri notte con una novità: le fanciulle si emozionano meno, si lamentano, parlano. E, soprattutto, più del titolo, aspirano ad un posto in video. Tra Veline, Schedine, Letterine, la lista di collocamento è nutrita, molto più vantaggiosa di una corona lunga un anno. La stessa miss uscente, Eleonora Pedron, si è garantita una finestra mediatica da Emilio Fede su Retequattro; anche la Rai ha capito il gioco e nelle file delle fanciulle in costume ne ha già scelte tre (ma potrebbero essere molte di più) da inserire in altrettante trasmissioni.

La fabbrica dei sogni di Salsomaggiore in realtà è più un'agenzia di casting e alla reginetta di bellezza che gira il paese inaugurando supermercati (130 mila euro in contratti, 500 mila di assicurazione, una cucina e un gioiello in regalo) non ci crede più nessuno.


La sostenibile leggerezza della vanità
di Sebastiano Messina, la Repubblica
Cosa ci resterà in mente, di questa Miss Italia dichiaratamente spogliata di ogni foglia di fico politically correct, palesemente sgombrata di ogni paravento ipocrita, evidentemente sfrondata di ogni alibi perbenista? Mai come stavolta il concorso di Mirigliani la cui indecifrabile immutabilità lo fa somigliare ogni anno di più alla maschera sorridente di un faraone mummificato ha rivendicato e applicato un ritorno all'antico, rinunciando a indagare su dettagli marginali come la confidenza con la grammatica e il possesso di una dose minima di ironia (sia pure per uso personale, senza obbligo di spaccio). Ecco, forse ricorderemo la lentezza con cui la telecamera sorvolava a bassa quota il campionario di sorrisi, di gambe e di seni di questa fiera settembrina della bellezza, a beneficio "si capisce" della scrupolosa indagine scientifica della "giuria tecnica" del professor Vanzina, massimo esperto vivente di estati al mare e di vacanze natalizie.

O forse non riusciremo a dimenticare il sadismo dell'appello nominale che accompagnava l'interminabile stillicidio di eliminazioni progressive, la serie infinita di esclusioni e ripescaggi, tra verdetti delle giurie e sentenze del televoto, costringendo le cento ragazze a violenti passaggi dalla gioia allo sconforto, dal sollievo alla delusione, dal sorriso alle lacrime, come una crudele tassa emotiva su tanta bellezza avuta in dono da madre natura.

Di sicuro non dimenticheremo il banale candore di queste miss, figlie dei nostri tempi televisivi, tutte desiderose di sposare un manager, un calciatore, un industriale o almeno un maresciallo, insomma un uomo che abbia potere o soldi (meglio se tutti e due), tutte disposte a sfilare disinvoltamente con trasparenze un tempo scandalose, eppure incuranti di confessare un attimo dopo che la notte preferiscono rifugiarsi nel loro pigiamino di flanella ("quello con gli orsacchietti" come ha tenuto a precisare, testualmente, una concorrente). Ecco, forse sarà proprio questo il ricordo che sopravviverà, la sostenibile leggerezza di queste ragazze senza peccato e senza malizia che hanno ridimensionato i loro traguardi e livellato le loro ambizioni, e dunque sognavano di diventare Miss Italia per poter fare nientemeno che le vallette di Amadeus.
Auguri.

16 settembre 2003
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