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Ritorna il Tamagotchi, pulcino virtuale. Sta volta potrà pure accoppiarsi con i suoi simili

Alla fine degli anni '90 fu una moda globale. Nel mondo se ne vendettero 40 milioni di pezzi

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Era la fine dello scorso millennio quando dalla Terra del Sol Levante arrivava un piccolo macchingegno elettronico che avrebbe in poco tempo conquistato il mondo, il Tamagotchi.

Tutto cominciò in Giappone il 23 novembre 1996. Le file davanti ai negozi dove si vendeva il Tamagotchi andarono avanti per mesi, ogni mattina, dalle cinque alle otto, ordinate e imprevedibili: mamme, nonni, impiegati, manager, tutti ad aspettare davanti alle vetrine ancora chiuse dei grandi magazzini del quartiere di Ginza, o davanti a Kidyland.
Il Tamagotchi da giochino qual'era, diventò presto uno status simbol in Giappone (a Tokyo girare con un Tamagotchi appeso alla borsa come portachiavi era diventato pericoloso: si rischiava lo scippo, non della borsa naturalmente, ma del Tamagotchi), si trasformò poi in vizio per tramutarsi
subito dopo in una malattia! (Nel febbraio 1997, un ragazzo di Yokohama fù arrestato per aver rapito un bambino e rubato il suo Tamagotchi. Al contrario, qualche mese più tardi, un maniaco cercò di accalappiare una piccola agitando un Tamagotchi).

L'epidemia Tamagotchi uscì fuori dai confini nipponici e in breve tempo dilagò per l'intero globo.
Lo adottarono bambini, adolescenti e adulti di entrambi i sessi. I dati sulle vendite del Tamagotchi  più che starordinarie diventarono preoccupanti: nel mondo tra il 1996 e il 1997 si parlava di 40 millioni di esemplari venduti, di cui oltre 10 milioni negli Stati Uniti.

Ma cos'era o chi era Tamagotchi? Nell'idea dei suoi creatori Tamagotchi era un pulcino venuto dallo spazio e curioso di vedere com'è la vita sulla Terra. Tamagotchi nasceva, viveva e moriva sullo schermo a cristalli liquidi di un piccolo videogioco a forma di uovo, grande poco più di una noce. Bastava premere un pulsante e lui, dopo cinque minuti, esciva dal guscio. Da quel momento, per non sentire il suo pianto, trasformato in acuti beep elettronici, si sarebbe dovuto accudirlo, altrimenti sarebbe morto e volato via, verso una miglior vita. Già, proprio così, perché il  Tamagotchi non si poteva spegnere. Si sarebbe dovuto portare insieme ovunque.

In quegli anni il Tamagotchi fu proibito, tacciato di provocare distuirbi psichici pericolosissimi, per lui e contro di lui si sprecarono fiumi di inchiostro. Se ne occupò la chiesa, la scienza e la politica. studiosi e luminari sprecarono migliaia di paroloni per spiegarne il fenomeno (in realtà furono loro a crearlo). Insomma il Tamagotchi diventò una pandemia.

Poi così com'era venuto se ne andò.
Come tutte le mode, dopo poco tempo il pulcino spaziale fù dimenticato. Il suo pianto beeep beeep fu presto ignorato, e lui e tutta la miriade di significati attribuitigli, chiusi dentro un cassetto fino all'esaurimento delle pile.
Poi scomparve e non se ne parlò più.

Arrivato il nuovo millennio e giusto in tempo per disturbare le vacanze a migliaia di famiglie, il Tamagotchi è adesso ritornato! Il pulcino virtuale che costituì il singolare fenomeno di costume a livello planetario di cui parlavamo sopra è dinuovo tra noi.
Sostanzialmente immutato esteticamente - un portachiavi a forma di uovo -, il nuovo Tamagotchi "Connexion", disponibile in Giappone già dallo scorso marzo, si rivela adeguato alle attuali potenzialità tecnologiche, integrando una porta ad infrarossi che lo rende capace di connessioni remote con i suoi simili.
Infatti l'ignaro acquirente adesso, oltre che a nutrire, pulire, curare e divertire il pigolante oggetto  elettronico, dovrà rendersi responsabile della sua vita sociale. Il nuovo Tamagotchi ha infatti la necessita di farsi degli amici e, soprattutto, di incontrare un compagno di sesso opposto a scopo riproduttivo!
Se tutto andrà bene il genitore dell'ovetto elettronico assisterà alla felice nascita di un "Tamababy", ulteriore fonte di ansiose responsabilità simulate.
Una curiosità, nel 1997 Tamagotchi costava 24.900 lire, ora sarà venduto a 24 Euro e 90 centesimi, accompagnato, ovviamente, dall’immancabile schiera di più economiche imitazioni cinesi.


Il significato del nome
Ci sono varie teorie. Tamago in giapponese vuol dire uovo, tchi non ha un significato, ma si potrebbe pensare che sia un diminutivo, uno slang: in questo caso, Tamagotchi potrebbe voler dire "ovetto". Secondo altri, Tamagotchi è la combinazione di tamago e tomodachi (amico): il significato sarebbe quindi "uovo amico". Si potrebbe pensare anche all'inclusione della parola gokko (gioco), quindi "uovo giocattolo", ma è poco probabile. La spiegazione più plausibile è che il nome sia stato scelto semplicemente perché suona bene e sembra una parola per bambini.
Se proprio vogliamo, la traduzione ufficiale, riportata anche dalla defunta rivista americana Mangajin, che nel numero del maggio 1997 gli ha dedicato un articolo intitolato "Tamagotchi: A Fad is Hatched" (Tamagotchi: una moda è uscita dal guscio), il nome è la combinazione della parola tamago e dell'inglese watch (orologio), visto che il gioco è anche un orologio, o forse della voce verbale to watch (prendersi cura, proteggere).

29 luglio 2004
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