Ritorna nelle sale cinematografiche ''Hair'', il film di Milos Forman manifesto dei figli dei fiori

''I capelli... Li voglio sciogliere, ostentare, lasciare crescere finché Dio vorrà...''

I miei capelli, lunghi come quelli di Gesù. Alleluia, io li adoro! Alleluia... Maria amava suo figlio, perchè mia madre non ama me? I capelli... Li voglio sciogliere, ostentare, lasciare crescere finché Dio vorrà. I miei capelli...

Correva l'anno 1979. La guerra in Vietnam era finita da un po'. Nelle sale irrompeva, accompagnato dalla Cavalcata delle Valchirie, il tenebroso e rapato a zero Marlon Brando in Apocalypse Now. Dustin Hoffman inteneriva tutti in Kramer contro Kramer, facendo incetta di Oscar. Era l'anno di Manhattan di Woody Allen e il cinema preannunciava la nuova era dei disastri atomici con Sindrome cinese.
Sempre nello stesso anno arrivava sui grandi schermi anche un film che non ebbe alcun riconoscimento di prestigio in patria, ma che presto divenne un cult in tutto il mondo, come il musical da cui era tratto: Hair, diretto da Milos Forman.
Sono passati  25 anni dall'uscita, e il coinvolgente musical che parla dell'epoca dei figli dei fiori torna nelle sale così com'era, senza ritocchi, scene inedite o migliorie, distribuito da Istituto Luce dal 5 agosto.

Il musical scritto da Gerome Ragni e James Rado con le musiche di Galt MacDermot, fece scalpore per i contenuti e per i nudi in scena. Riuscì ad arrivare a Broadway, al Biltmore Theater, nell'aprile del 1968 dove rimase in programma fino al 1972 con oltre 1.700 repliche, e ancora oggi è rappresentato in tutto il mondo.
Già nei primi anni '70 George Lucas voleva occuparsi della trasposizione cinematografica, ma abbandonò il progetto per dedicarsi al suo American Graffiti.
Ad accettare la sfida fu Milos Forman, regista cecoslovacco che nell'estate del '68, quando i carri armati sovietici entrarono a Praga, scelse la via dell'esilio e si trasferì negli Stati Uniti.
Forman fu bravissimo a non lasciarsi prendere la mano dal musical teatrale che è all'origine di questo film, riuscendo anzi a piegare il materiale scritto da Ragni e Rado per realizzare una pellicola a tutti gli effetti cinematografica. I critici americani dissero di Hair: "non è un balletto ripreso senza idee, e non è neanche un film di montaggio: "Hair" è una delle migliori trasposizioni cinematografiche che Broadway abbia mai avuto l'onore di ricevere".

Non fu certo facile adattare per il grande schermo le canzoni e gli ideali "dell'età dell'Acquario", i cui argomenti, undici anni dopo, risultavano già anacronistici. L'attore John Savage (che aveva appena raccontato il Vietnam nel Cacciatore di Michael Cimino) interpreta Claude, il giovane che lascia le campagne dell'Oklahoma e arriva a New York per arruolarsi tra i marines destinati al Vietnam.
Candido e senza meta, Claude incontra a Central Park un festoso gruppo di hippy che canta di pace, amore e non violenza. Il capobanda Berger (Treat Williams) tenta di convincerlo a bruciare la cartolina di precetto, in un simbolico falò insieme a molti altri, ma solo dopo alcuni viaggi allucinogeni Claude si arrende, entra in sintonia e si unisce al movimento. Con un gesto di amicizia nei confronti di Claude, che nel frattempo si è innamorato di Sheila (Beverly D'Angelo), Berger si taglia i capelli e si presenta in caserma al posto suo. Ma quando Claude lo raggiunge alla base militare per riprendere la sua identità, qualcosa è cambiato e nulla potrà più tornare come prima.

"Let the sunshine in" è il coro e lo slogan che accompagna tutto il film e, insieme ad Aquarius, Good morning starshine, Easy to be hard, Hair, Donna e le altre canzoni, forma una colonna sonora indelebile, che merita di essere riascoltata al buio di una sala cinematografica.

Questo, in breve, è Hair, un film che ci ha appassionato e avvolto proprio come un fascio di lunghi e setosi capelli, quei capelli lunghi che furono soltanto uno dei segni della protesta dei giovani statunitensi degli anni Sessanta, quei giovani che bruciavano le cartoline precetto per non andare in Vietnam, che predicavano l'amore libero e la coscienza cosmica, che facevano uso e abuso di ogni tipo di acido e che non ce l'avevano con nessuno.
Una generazione convinta che "quando la luna entrerà nella settima casa e Giove si alineerà con Marte, sarà la pace a guidare i pianeti e sarà l'amore a dirigere le stelle. E allora sorgerà l'Era dell'Acquario".

6 agosto 2004
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