Senza più colpevoli

Il Ddl sul 'processo breve' sbarca martedì al Senato. L'allarme del procuratore Grasso: ''Se passa non ci saranno più colpevoli''

La norma sul 'processo breve" approda martedì al Senato con l'obiettivo di arrivare all'approvazione entro fine anno. Ad annunciarlo è stato il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. "Martedì pomeriggio avrà inizio nella commissione Giustizia del Senato la discussione sul Ddl sulla 'ragionevole durata del processo': il relatore del provvedimento è il senatore Giuseppe Valentino e con la sua relazione si incardinerà l'iter del Ddl. Mi auguro che entro l'anno il Senato si possa esprimere". "Noi abbiamo presentato un progetto di legge sulla ragionevole durata del processo e andiamo avanti su quella strada - ha rimarcato Gasparri - se qualcuno ha altre proposte libero di farlo. Sento parlare di legge-ponte, ma ci atteniamo alla proposta del giusto tempo del processo".
Ma ad accendere il dibattito sulla giustizia sono state le affermazioni di Armando Spataro, Procuratore aggiunto di Milano, che, ospite ieri di Lucia Annunziata nella trasmissione "In mezz'ora" su Raitre, ha duramente attaccato il ddl sul processo breve: "Il ddl Alfano prevede di sganciare il pm dal suo rapporto virtuoso con la polizia giudiziaria", ovvero "il pm diventa avvocato dell'accusa, sta al suo tavolo e riceve le informative che la polizia giudiziaria redige ma non promuove le indagini". "Sa come viene giustificato questo nella relazione che accompagna il disegno di legge? Dicendo che in questo modo saranno distinti nettamente i compiti della polizia giudiziaria e del pm, per creare i presupposti di una maggiore concorrenza e di controllo reciproco", con quella che Spataro definisce "logica aziendale", applicata ai rapporti tra pm e Polizia giudiziaria. "Mi chiedo chi abbia mai scritto questa frase, magari è anche stato un magistrato. Spero - ha concluso Spataro - di no".

Dalla maggioranza sono arrivate dure repliche alle parole del magistrato. "Non c'è un solo Paese nel mondo, neppure quelli più lontani dalla democrazia, in cui un magistrato puo' dire pubblicamente quello che ha detto oggi Spataro - ha detto il ministro della Cultura e coordinatore del Pdl Sandro Bondi -. Ma la seconda anomalia del nostro Paese riguarda il fatto che la sinistra non ritiene, di fronte a questa gravissima vicenda, di sprimere la propria preoccupazione e la propria condanna".
"Sulla giustizia lasciamo cantare Spataro e facciamo la riforma o, se non ne abbiamo voglia, cambiamo argomento, ma smettiamola di annunciare una svolta che non arriva mai''
ha commentato dal canto suo il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi.
Nel dibattito interno alla maggioranza si è inserito infine Giuseppe Consolo (Pdl), vice presidente dela Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio che per uscire "dall'empasse" propone "la presentazione di un disegno di legge costituzionale che contenga, in edizione riveduta e corretta, il contenuto del Lodo Alfano, ovvero in alternativa ripristini il contenuto dell'art. 68 ante '93; quello varato dai padri costituenti, tanto per intenderci. Il minuto dopo, la presentazione di una legge che anticipi gli effetti della legge costituzionale, con un tempo determinato, in attesa della conclusione della medesima". "Si tratterebbe - ha rimarcato Consolo - di una via chiara e limpida per mettere ordine nel caos che si sta creando nel mondo della giustizia. Un mondo che non ha ancora visto comparire all'orizzonte la separazione delle carriere tra chi giudica e chi accusa, processi più rapidi (anche se il termine di sei anni tutto sia fuorché rapido) e certezza della pena. Tutti problemi - ha tagliato corto il deputato del Pdl - da risolvere nell'interesse non certo del solo cittadino Berlusconi, ma degli italiani tutti".

"Con il 'processo breve' tanti processi in corso come quelli Parmalat, Cirio, Thyssen saranno estinti per prescrizione e non ci saranno colpevoli". Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si è espresso così durante il suo intervento al forum nazionale antimafia organizzato dalla Fondazione Caponnetto.
Grasso ha sottolineato che interveniva come cittadino: "Intendo liberarmi da un incubo: milioni di processi civili e penali che giacciono in uffici deserti, destinati a essere definiti chissà quando. Mi sveglio dall'incubo e sento parlare di riforme. Spero si ponga rimedio. Si è proposta l'introduzione di una inedita e sconosciuta prescrizione di processi che terminino in due anni. Questo provvedimento non risolve il problema, che invece si risolve applicando l'articolo 111 della Costituzione". Secondo il procuratore "qualcuno ha pensato di vendere i beni confiscati per finanziare il processo breve. E' improbabile che assisteremo a incanti in regime di libera concorrenza. In un momento di crisi come questo, solo la criminalità organizzata ha la liquidità sufficiente per partecipare alle aste pubbliche e il potere di intimidazione tale da far andare le aste deserte per favorire i prestanome".
Per Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, il progetto legislativo del processo breve, con l'attuale funzionamento degli uffici giudiziari potrebbe provocare una quasi generalizzata "estinzione del reato". È questa, in sintesi, la tesi del magistrato che a Caltanissetta ha risposto alle domande degli studenti nell'aula magna dell'istituto "Luigi Russo", in occasione del primo appuntamento di ieri del progetto 'Percorso sulla legalità'.
"È chiaro che chi attende giustizia la rivendichi in tempi celeri: sì al provesso breve - ha detto il magistrato - ma qui il rischio che si corre è l'estinzione del reato".
Il magistrato di Palermo, artefice con i suoi colleghi della recente cattura del boss Mimmo Raccuglia, teme che il voler garantire tempi celeri finisca per agevolare l'impunità di criminali e mafiosi.

E sul 'processo breve', e più in generale sulle 'leggi ad personam',  si è espresso anche, e in maniera dura, il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un'intervista a 'La Repubblica'. "Le riforme si fanno per i cittadini, non per i singoli. L'ho sempre pensato, ed oggi ne sono più che mai convinto: basta con le leggi ad personam, che non risolvono i problemi della gente e non aiutano il Paese a migliorare".
"Io - ha detto ancora l'ex capo dello Stato - non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: e' un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all'opinione pubblica. Credo che per chi ha a cuore le istituzioni, oggi, l'unica regola da rispettare sia quella del 'quantum potes': fai ciò che puoi. Detto altrimenti: resisti".
"Qui ed ora, in Italia, non c'è in gioco la vita delle persone. Ma ci sono i valori per i quali abbiamo combattuto e nei quali abbiamo creduto. In ballo c'è la buona democrazia: credetemi, è abbastanza per non mollare. La mia amarezza deriva dalla constatazione ormai quotidiana di quanto sta accadendo sulla giustizia, ma non solo sulla giustizia. E' in corso un vero e proprio degrado dei valori collettivi, si percepisce un senso di continua manipolazione delle regole, una perdita inesorabile di quelli che sono i punti cardinali del nostro vivere civile. Qui non è più una questione di battaglia politica, che può essere anche aspra, come è naturale in ogni democrazia. Qui si destabilizzano i riferimenti più solidi dell'edificio democratico, cioè le istituzioni, e si umiliano i valori che le istituzioni rappresentano. Questa - conclude Ciampi - è la mia amara riflessione...".

Il ministro Bondi allo scrittore Roberto Saviano: "Eviti il demone della politicizzazione..." - "Lei, caro Saviano, è onesto ed entusiasta. E penso che sia stato proprio questo sincero entusiasmo a spingerla a proporre una sorta di petizione sul quotidiano 'La Repubblica' contro il decreto legge per il cosiddetto processo breve. Credo assolutamente nella sua buona fede e nella sua volontà di fare qualcosa di buono per il Paese, e rispetto le sue idee anche se possono essere diverse dalle mie. Ma vorrei, proprio per questo, rivolgermi a lei chiedendole se non ritiene possibile trovare nuove vie di espressione rispetto alla propensione degli intellettuali italiani a farsi partito e farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura". Questo è quanto scritto dal ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, in una lettera allo scrittore pubblicata sul quotidiano diretto da Ezio Mauro.
"Quando l'ho ascoltata parlare di cultura in televisione, ho avuto la speranza - prosegue l'esponente dell'esecutivo - che lei si distaccasse dall'approccio dell'intellettuale militante che nella storia del nostro Paese ha tradito la missione della cultura e spesso è diventato intolleranza ideologica verso gli stessi intellettuali non irreggimentati. La prego non tradisca la speranza che ha suscitato. Non diventi anche Lei uno dei tanti scrittori che si identificano di fatto con una parte politica, anche se non è la sua intenzione. Uno dei tanti intellettuali che finiscono per presumere di dare voce all'Italia civile contro l'Italia corrotta e incolta. Perché lei per primo sa che non è così, che la realtà, anche quella del Mezzogiorno, è molto più complessa e sfumata, non riducibile a semplificazioni politiche di comodo". "L'Italia - conclude Bondi - sarà capace di diventare un Paese moderno e civile, innanzitutto se cesserà una guerra civile strisciante, se verranno meno le divisioni politiche artificiose, per lasciare posto al dialogo, all'ascolto, alla concordia e alla collaborazione fra tutte le persone di buona volontà, che si trovano in egual misura in tutte le forze politiche. Per questo vorrei invitarla a non abbandonare il suo impegno civile e culturale tanto più limpido e ascoltato quanto più alieno da pregiudizi ideologici, e di costruire insieme un linguaggio nuovo, una nuova disposizione d'animo, il superamento di vecchie barriere che sono il primo ostacolo ad affrontare quei mali che lei combatte con tanta forza e dignità".

La replica di Roberto Saviano. "Caro ministro Sandro Bondi, ho apprezzato il suo tono rispettoso e dialogante non scontato di questi tempi e quindi con lo stesso tono e attitudine al dialogo le voglio rispondere. Come credo sappia, ho spesso ribadito che certe questioni non possono né devono essere considerate appannaggio di una parte politica. Ho anche sempre inteso la mia battaglia come qualcosa di diverso da una certa idea di militanza che si riconosce integralmente in uno schieramento. Sono altrettanto convinto che a volte, proprio per semplice senso civile, non si possa stare zitti. Che bisogna prendere posizione al costo di schierarsi. E schierarsi non significa ideologicamente. La paura che questa legge possa colpire il Paese sia per i suoi effetti pratici, sia per l'ingiustizia che ratifica, in me è assolutamente reale e per niente pretestuosa. In questi anni, ossia da quando vivo sotto scorta, ho avuto modo di poter approfondire cosa significhi, tradotto nel funzionamento di uno Stato democratico, il concetto di giustizia. Ho potuto capire che non tocca solo la difesa della legalità, ma che ciò che più lo sostiene e lo rende funzionante è la salvaguardia del diritto e dello Stato di diritto".
"Ho deciso di pubblicare quell'appello perché la legge sul processo breve mi pare un attacco pesante - non il primo, ma quello che ritengo essere finora il più incisivo - ai danni di un bene fondamentale per tutti i cittadini italiani, di destra o di sinistra, come ho scritto e come credo veramente. E le assicuro che lo rifarei domani, senza timore di essere ascritto a una parte e di poterne pagare le conseguenze. Non vi è nulla in quel gesto che non corrisponda a ogni altra cosa che ho fatto o detto. Ciò che mi spinge a raccontare dei crimini del comunismo in Russia e dei soprusi delle multinazionali in Africa non è un 'farsi impadronire dal demone della politicizzazione e della partitizzazione della cultura' bensì un altro demone. Quello che ha lo scopo di raccontare le verità o almeno provarci. In Italia la deriva che lo Stato di diritto sta prendendo è pericolosa perché ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità. E' per questo - conclude Saviano - che agisco in questo modo, perché è l'unico modo che conosco per essere scrittore, è questo l'unico modo che conosco di essere uomo".

- Berlusconi ad Alfano: "Subito il processo breve o te ne vai" di Liana Milella (Repubblica.it)

Le leggi con l'"aiutino" per Silvio Berlusconi
Qui di seguito tutte le leggi approvate dal 2001 ad oggi dai governi di centrodestra che hanno prodotto benefici effetti per Berlusconi e le sue società.

1 Legge n. 367/2001. Rogatorie internazionali. Limita l'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria. La nuova disciplina ha lo scopo di coprire i movimenti illeciti sui conti svizzeri effettuati da Cesare Previti e Renato Squillante, al centro del processo "Sme-Ariosto 1" (corruzione in atti giudiziari).
2 Legge n. 383/2001 (cosiddetta "Tremonti bis"). Abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni. (Il governo dell'Ulivo l'aveva abolita per patrimoni fino a 350 milioni di lire).
3 Legge n.61/2001 (Riforma del diritto societario). Depenalizzazione del falso in bilancio. La nuova disciplina del falso in bilancio consente a Berlusconi di essere assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato" nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2".
4 Legge 248/2002 (cosiddetta "legge Cirami sul legittimo sospetto"). Introduce il "legittimo sospetto" sull'imparzialità del giudice, quale causa di ricusazione e trasferimento del processo ("In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice"). La norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati.
5 Decreto legge n. 282/2002 (cosiddetto "decreto salva-calcio"). Introduce una norma che consente alle società sportive (tra cui il Milan) di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali.
6 Legge n. 289/2002 (Legge finanziaria 2003). Condono fiscale. A beneficiare del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset.
7 Legge n.140/2003 (cosiddetto "Lodo Schifani"). E' il primo tentativo per rendere immune Silvio Berlusconi. Introduce ildivieto di sottomissione a processi delle cinque più altre cariche dello Stato (presidenti della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Senato, della Camera, del Consiglio). La legge è dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 13 del 2004.
8 Decreto-legge n.352/2003 (cosiddetto "Decreto-salva Rete 4"). Introduce una norma ad hoc per consentire a rete 4 di continuare a trasmettere in analogico.
9 Legge n.350/2003 (Finanziaria 2004). Legge 311/2004 (Finanziaria 2005). Nelle norme sul digitale terrestre, è introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder. A beneficiare in forma prevalente dell'incentivo è la società Solari. com, il principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp". La società controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi.
10 Legge 112/2004 (cosiddetta "Legge Gasparri"). Riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni. Introduce il Sistema integrato delle comunicazioni. Scriverà il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi: "Il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti".
11 Legge n.308/2004. Estensione del condono edilizio alle aree protette. Nella scia del condono edilizio introdotto dal decreto legge n. 269/2003, la nuova disciplina ammette le zone protette tra le aree condonabili. E quindi anche alle aree di Villa Certosa di proprietà della famiglia Berlusconi.
12 Legge n. 251/2005 (cosiddetta "ex Cirielli"). Introduce una riduzione dei termini di prescrizione. La norma consente l'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset".
13 Decreto legislativo n. 252 del 2005 (Testo unico della previdenza complementare). Nella scia della riforma della previdenza complementare, si inseriscono norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale, a beneficio anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi.
14 Legge 46/2006 (cosiddetta "legge Pecorella"). Introduce l'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento. La Corte Costituzionale la dichiara parzialmente incostituzionale con la sentenza n. 26 del 2007.
15 Legge n.124/2008 (cosiddetto "lodo Alfano"). Ripropone i contenuti del 2lodo Schifani". Sospende il processo penale per le alte cariche dello Stato. La nuova disciplina è emenata poco prima delle ultime udienze del processo per corruzione dell'avvocato inglese Davis Mills (testimone corrotto), in cui Berlusconi (corruttore) è coimputato. Mills sarà condannato in primo grado e in appello a quattro anni e sei mesi di carcere. La Consulta, sentenza n. 262 del 2009, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.
16 Decreto legge n. 185/2008. Aumentata dal 10 al 20 per cento l'IVA sulla pay tv "Sky Italia", il principale competitore privato del gruppo Mediaset.
17 Aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azione proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.
18 Disegno di legge sul "processo breve". Per l'imputato incensurato, il processo non può durare più di sei anni (due anni per grado e due anni per il giudizio di legittimità). Una norma transitoria applica le nuove norme anche i processi di primo grado in corso. Berlusconi ne beneficerebbe nei processi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it, Repubblica.it]

23 novembre 2009
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