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Siniscalco: ''600 euro in più l'anno per gli assegni familiari''. Maroni: ''E' materia del mio ministero''

Discordia tra il ministro dell'Economia, Siniscalco, e il ministro del Walfare Maroni

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"Nella riduzione delle tasse ci sarà la massima attenzione alla difesa delle fasce deboli, lo vedrete". Questo è quanto stato detto dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, nei giorni scorsi. Dietro l'annuncio del nuovo ministro c'è un piano al quale stanno lavorando i tecnici del governo, pronto ad entrare sotto forma di norme precise nella Finanziaria 2005: si tratta dell'aumento degli assegni per il nucleo familiare che avrebbero un incremento di circa 600 euro all'anno, 50 euro al mese a scalare a seconda delle situazioni, per un costo complessivo di circa 1 miliardo di euro.
La misura verrebbe affiancata da un aumento delle deduzioni per le famiglie monoreddito che sono state penalizzate rispetto a quelle dove lavorano entrambi i coniugi per le quali ha avuto effetto, per ciascuno dei componenti, il beneficio della no-tax area. Tanto l'aumento degli assegni quanto quello delle deduzioni per i nuclei "monoreddito" andranno ad aggiungersi al pacchetto sulle aliquote Irpef che prevede la loro riduzione a tre e il riposizionamento degli scaglioni.

Fino ad oggi l'ipotesi che ha tenuto maggiormente banco è quella accennata più volte da Berlusconi secondo la quale dalle attuali cinque aliquote si dovrebbe scendere a tre: 23 per cento fino a 32.600 euro, 33 per cento tra i 32.600 e i 70 mila euro, e 39 per cento oltre i 70 mila euro. A questo punto l'orientamento del governo sarebbe di scendere sempre a tre aliquote già dal 2005 ma con scaglioni di redditi più bassi per contenere al massimo i costi. 

Tornando agli assegni per il nucleo familiare, questi attualmente spettano ai lavoratori dipendenti (o alle famiglie dove il 70 per cento del reddito proviene dal lavoro dipendente) e che hanno almeno un figlio minore a carico e ai pensionati ex lavoratori dipendenti.
Attualmente sono piuttosto bassi: partono da 12,91 euro al mese per una famiglia con un figlio e un reddito complessivo lordo (cioè la somma tra quelli dei due coniugi) tra i 36 mila e i 39 mila euro e salgono a 130 euro solo se il reddito complessivo scende a 11 mila euro annui lordi. Ai redditi alti praticamente si estinguono: un lavoratore dipendente con un reddito lordo familiare tra i 50 e i 53 mila euro deve arrivare al quinto figlio per percepire un assegno mensile di 189 euro al mese.
Gli assegni familiari (erogati dall'Inps attraverso il datore di lavoro) comunque non vanno confusi con le detrazioni Irpef per i figli a carico, oggetto di incrementi negli ultimi anni, che possono essere godute solo da chi ha un reddito sufficientemente capiente e non dai cosiddetti "incapienti", circa 5 milioni di persone che guadagnano troppo poco per contribuire al fisco e per ottenere quindi detrazioni. E che invece verranno ora beneficiati dall'aumento degli assegni.

Subito l'annuncio dell'aumento degli assegni familiari si è trasformato in "pomo della discordia" tra il ministro Siniscalco e il ministro del Welfare, il leghista Roberto Maroni, che ha mostrato qualche disappunto: "Per il settore del Welfare è il mio ministero che fa proposte", ha detto e non ha voluto commentare il piano volto all'aumento degli assegni familiari. "L'ho letto sui giornali", si è limitato ad osservare. "Noi stiamo lavorando ad un pacchetto di proposte che presenteremo negli incontri di governo prima che sui giornali". Una polemica sulla quale il ministro Siniscalco ha cercato di smussare: "Nessuno gli tocca il suo territorio, le proposte sono del governo e non di uno", ha confidato ai suoi collaboratori.
L'intervento sugli assegni familiari spiazzerebbe infatti il pacchetto preparato dal ministero del Welfare: l'estensione al primo figlio del bonus di 1.000 euro è in bilico mentre il ministro conta ancora sugli incentivi per la prima casa alle giovani coppie.

16 settembre 2004
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