Smentito il pentito Spatuzza

Giuseppe Graviano non parla mentre Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro negano la presunta trattativa Stato-mafia

AGGIORNAMENTO
"Non ho mai conosciuto il senatore Dell'Utri né direttamente né indirettamente e quindi non ho mai avuto rapporti con lui". Il primo a deporre nel processo al senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri, è stato Filippo Graviano, collegato in videoconferenza con l'aula di Palermo. L'ex boss di Brancaccio ha inoltre smentito il pentito Gaspare Spatuzza sul loro colloquio del 2004 e sulla presunta trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Anche Cosimo Lo Nigro non conferma quanto riportato dal pentito di mafia.
"E che vi devo dire...? Ci sono state delle comiche". Questo il commento a caldo del premier Berlusconi alle dichiarazioni di Filippo Graviano. "Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità" ha aggiunto il capo del governo sorridendo ai giornalisti.
La deposizione di Graviano, secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, "dimostra che occorre avere fiducia nella volontà e nella capacità della magistratura di accertare la verità".

Le parole di Filippo Graviano  -
Nel corso di una conversazione tra l'ergastolano Filippo Graviano e Spatuzza, avvenuta nel 2004 a Tolmezzo, il boss di Brancaccio, secondo il pentito di mafia, avrebbe detto: "Se non arriva nulla da dove deve arrivare possiamo pensare a parlare con i magistrati ma prima dobbiamo parlarne con mio fratello Giuseppe". Ma Filippo Graviano nega. "Non ho mai detto quelle cose a Spatuzza". L'ergastolano smentisce di aver detto a Spatuzza di aspettarsi degli "aiuti" come presupposto per l'inzio di una collaborazione Stato-mafia. "Se ci fosse stata una vendetta da consumare non avrei aspettato tanto... Non è che abito in un hotel" ha spiegato Graviano ai giudici del processo Dell'Utri, spiegando come da parte sua non c'è mai stata l'intenzione di rivalersi su presunti torti subiti per promesse non mantenute. Deponendo sulle dichiarazioni rese dal pentito Gaspare Spatuzza, l'ex boss di Brancaccio ha sottolineato come "nel '94 (periodo in cui, secondo Spatuzza, i Graviano avrebbero avuto assicurazioni da settori della politica ndr) non c'era nessuno che doveva farmi promesse, perché io all'epoca dovevo scontare solo quattro mesi di carcere. Perchè avrei dovuto chiedere aiuto?".
Giuseppe Graviano non risponde - A differenza del fratello Filippo, il boss Giuseppe Graviano, citato come teste nel processo Dell'Utri, si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Il mio stato di salute - ha detto alla Corte - non mi consente di rispondere all'interrogatorio, come ho già detto ai Pm di Firenze. Quando potrò informerò la Corte".
Le parole di Cosimo Lo Nigro - "Non sono mai stato a Campofelice di Roccella e i Graviano li ho conosciuti solo in carcere" ha detto invece Cosimo Lo Nigro, accettando di deporre al processo Dell'Utri. Il boss ha smentito, dunque, quanto riferito da Spatuzza che ha raccontato di avere partecipato, alla fine del '93, a un incontro con Giuseppe Graviano e Cosimo Lo Nigro nel corso del quale il capomafia di Brancaccio gli avrebbe detto che era necessario fare l'attentato contro i carabinieri allo Stadio Olimpico di Roma "così chi si deve dare una mossa, se la dà". Frase che il pentito interpretò come riferita a una trattativa in corso tra la mafia e una parte della politica che, proprio un nuovo eccidio, avrebbe dovuto accelerare. Con la deposizione di Lo Nigro, poco prima delle 13,30 si è conclusa l'udienza iniziata in mattinata.
Le parole di Marcello Dell'Utri - "Da dieci anni ho messo la legalità al primo posto nella scala dei miei valori. Nel 2002 ho scritto una lettera alla Procura di Palermo in cui dicevo di essere disponibile a parlare della mia condotta" ha anche detto Filippo Graviano. Parole che hanno colpito molto Dell'Utri. "Sono meravigliato della dignità e della compostezza di questo signore. Ha detto cose che mi meravigliano. Nel guardarlo ho avuto l'impressione di dignità da parte di uno che si trova in carcere e ha delle sofferenze" ha spiegato il senatore, rispondendo ai cronisti subito dopo la conclusione della deposizione del boss. "A differenza dell'impressione che mi ha fatto Spatuzza, mi è parso di vedere dalle parole di Filippo Graviano il segno di un percorso di ravvedimento" ha aggiunto Dell'Utri. "Una grande attesa, e oggi tutto questo si è sgonfiato si è annullato - ha detto poi il senatore del Pdl nel corso del programma Il Fatto del giorno -. È rimasto lo sputtanamento del Paese, dell'Italia, del governo, il tentativo di coinvolgere Berlusconi in una cosa indegna. Sono state buttate dentro una serie di cose indegne, così come si è fatto in modo indegno ieri sera nella trasmissione Annozero di Santoro".
Già in una pausa dell'udienza di Palermo, prima della deposizione dei Graviano, Dell'Utri aveva attaccato duramente la trasmissione di Santoro. "È scandaloso quello che è stato fatto da Annozero" ha detto il senatore, attaccando in particolare l'intervento di Marco Travaglio su Vittorio Mangano. Dell'Utri ha fatto una lunga tirata, alzando la voce, circondato dai giornalisti. "Sono stanco: dopo 15 anni lo dico sono stanco, sinora ho cercato di stare relativamente tranquillo ma ora sono proprio stanco" ha detto il senatore Pdl. "Oggi i processi li fanno in televisione e sono finito in un circuito mediatico. Chiedo ai giudici di essere giudicato subito, finiamola con questa storia". A proposito della puntata di Annozero Dell’Utri ha anche annunciato di aver preparato "un esposto formale contro il programma di ieri che è da paese incivile". "Mi volete dare o no questa sentenza? - è stato lo sfogo del senatore -. Altrimenti resto impiccato ai pregiudizi. È chiaro che, continuando così le cose, ho i nervi scoperti". "Il processo stava per finire - ha aggiunto Dell'Utri - quando ci hanno buttato dentro tutta questa spazzatura che fa perdere solo tempo. Perché non si cercano i veri responsabili delle stragi". Poi un nuovo affondo su Annozero: "Hanno detto tutte cazzate. Le date della vicenda relativa all'arresto di Vittorio Mangano erano tutte sbagliate".
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Giuseppe e Filippo Graviano, fratelli, boss stragisti di Cosa nostra, "padroni" un tempo del quartiere palermitano di Brancaccio, verranno ascoltati oggi al processo d'appello a carico del senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato in primo grado a nove anni di carcere. Dopo la deposizione dei giorni scorsi di Gaspare Spatuzza, il pentito che fu uomo di fiducia dei Graviano e che ha imputato a loro l'aver fatto il nome di Dell'Utri e di Silvio Berlusconi per quanto riguarda l'organizzazione delle stragi mafiose del '93, si aspetta che oggi i due fratelli dicano qualche cosa affinché si possa acclarare la verità, non tanto sulle tesi di Spatuzza, ma su quel terribile periodo, nel quale veramente diversi innocenti persero la vita.
Giuseppe e Filippo Graviano potrebbero parlare o avvalersi della facoltà di non rispondere. Alla loro coscienza tutta la responsabilità.

I due fratelli mafiosi, insieme al boss Cosimo Lo Nigro, sono stati chiamati a deporre, su richiesta del Procuratore generale Antonino Gatto, dal Presidente della Corte d'Appello Claudio Dall'Acqua.
I padrini di Brancaccio sono gli eredi della strategia di sangue dei corleonesi, antesignani di una mafia che investe in Borsa e protagonisti della stagione in cui Cosa nostra - come ha detto a Torino Spatuzza - diventa un'associazione mafiosa-terroristica e fa morti oltre lo Stretto con le bombe di Roma, Milano e Firenze. A loro il Pg Nino Gatto chiederà sostanzialmente di confermare le parole del collaboratore di giustizia, entrato nel processo quando ormai i giochi erano quasi conclusi e si aspettava la richiesta di pene.
Spatuzza, che dopo l'arresto dei Graviano avvenuto nel gennaio del 1994 resse il mandamento di Brancaccio, ha riferito ai Pm di tre procure e ai giudici della corte di avere saputo da Giuseppe Graviano - "Madre Natura" lo chiama, con deferenza - in due occasioni, tra la fine del '93 e il gennaio del '94, che Cosa nostra era tranquilla perché aveva nuovi referenti politici che le avevano messo il Paese nelle mani: Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
Interrogato dai pm di Firenze il 28 luglio del 2008, Giuseppe Graviano, decine di ergastoli alle spalle, un figlio misteriosamente concepito mentre era ai rigori del 41 bis, non conferma i ricordi del collaboratore. Ma accetta il confronto con Spatuzza, un comportamento anomalo in un universo come quello mafioso in cui i pentiti non possono essere interlocutori dei boss. L'atteggiamento del boss che ordinò l'uccisione del prete antimafia Don Pino Puglisi, però, non è stato di chiusura assoluta. Graviano, innanzitutto, non ha mai usato parole di disprezzo o insulto verso Spatuzza, come solitamento usano fare gli "uomini d'onore" nei confronti degli "infami". Ma non solo. "Se poi dobbiamo scoprire la verità - ha detto ai pm toscani, usando espressioni tutte da interpretare - io posso dare una mano d'aiuto. Io dico che uscirà fuori la verità delle cose. Trovate i veri colpevoli. Si parla sempre dei colletti bianchi e sono sempre innocenti questi, mentre i poveri disgraziati...". Un dire sibillino che, a parere di alcuni inquirenti, farebbe trapelare un messaggio minaccioso rivolto all'esterno.
Filippo Graviano, invece, verrà sentito su un incontro con Spatuzza avvenuto nel carcere di Tolmezzo nel 2004. In quell'occasione, secondo il pentito, il boss gli disse che se certe cose non si fossero verificate, sarebbe arrivato il momento di parlare coi magistrati, annunciando la possibilità di una scelta di dissociazione dall'organizzazione. Per il collaboratore sarebbe l'ulteriore prova che un accordo con pezzi della politica ci fu. Ma il capomafia ha negato la circostanza durante l'interrogatorio reso ai Pm con i quali, comunque, ha accettato di parlare. Un negare, il suo, condito di attestazioni d'affetto e stima verso Spatuzza, del tutto inedite nel mondo di Cosa nostra. Idem per il boss Lo Nigro, pure lui messo a tu per tu col pentito al quale ha detto più volte: "rispetto la tua scelta".

Insomma, tutta una serie di precedenti anomali che giustificano il clima d'attesa creato attorno all'udienza di oggi, e sottolineato anche dall'ex Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna. "I Graviano non hanno avuto il solito atteggiamento di disprezzo che i boss hanno davanti a un collaboratore di giustizia, nel confronto avuto davanti ai magistrati hanno piuttosto mostrato un atteggiamento di riflessione". Riferendosi, in particolare, al confronto che c'è stato recentemente tra il boss Filippo Graviano, che sta scontando un ergastolo anche per l'omicidio di don Pino Puglisi, e il neo collaboratore di giustizia Spatuzza.
In quell'occasione, Filippo Graviano, 48 anni, colpito tempo fa da un infarto in carcere, guardando Spatuzza gli disse: "Io non ho nulla contro le tue scelte..." e ancora: "sono contento che tu hai ritrovato quella pace interiore...". "Tradizionalmente - ha detto Vigna - durante i confronti tra un mafioso e un pentito, i boss indubbiamente o si alzano e vanno via, oppure usano parole di disprezzo, come è accaduto in passato. Qui, invece, mi è sembrato che Filippo Graviano mantenesse un comportamento di riflessione. Questo mi fa pensare a una riflessione da parte di Graviano, corroborata dalla frase 'Non ho nulla contro le tue scelte'. Solitamente un uomo d'onore si impegna al silenzio".
Su quello che succederà oggi in aula, però, Vigna allarga le braccia: "Possono prendere tempo, la messaggistica è tipica dei boss, ma possono anche stare in silenzio. Chi lo sa cosa accadrà oggi. Lo scopriremo solo in aula".

"La protezione al pentito Spatuzza solo dopo aver fatto il nome del premier" - La richiesta di protezione per Gaspare Spatuzza è stata avanzata dopo che il pentito di mafia ha fatto il nome di Berlusconi e Dell’Utri. Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano nel corso della puntata di Annozero, dedicata alla deposizione del pentito di mafia, facendo riferimento ai vari passaggi delle dichiarazioni rese da Spatuzza fra il 2008 e il 2009.
Nel corso della trasmissione di Michele Santoro, il sottosegretario ha anche specificato che il premier Silvio Berlusconi per sei anni dei quindici che vanno dal 1994 a oggi è stato "iscritto nel registro degli indagati come mandante delle stragi a Firenze e Caltanissetta". Sia Firenze che Caltanissetta hanno archiviato, ha specificato il sottosegretario, citando un frammento dell'ordinanza con cui il gip della procura nissena archiviò le indagini nei confronti di Berlusconi nel quale si parlava di elementi "incerti e frammentari, inidonei ad esercitare l’azione penale" e quindi "insuscettibili di approfondimenti". Mantovano ha poi liquidato con una battuta la ricostruzione del confronto fra il dichiarante Gaspare Spatuzza e il boss Giuseppe Graviano fatta da due attori durante la puntata di Annozero. "Sembra un dialogo fra Ficarra e Picone" ha detto il sottosegretario.
In studio da Santoro c'era anche Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito. "Ad aprile del 2006 mi fecero capire che ci sarebbero stati sviluppi investigativi su di me che potevano sfociare anche in provvedimenti cautelari e che dovevo andare via dall'Italia e portare con me tutti i documenti che avevo. Mi rassicurarono che se non avessi parlato della trattativa tutto si sarebbe risolto" ha rivelato Ciancimino jr. in una intervista a Sandro Ruotolo. Il figlio dell'ex sindaco di Palermo, arrestato e condannato per riciclaggio aggravato, non spiega chi l'avrebbe invitato a lasciare il Paese e a non fare cenno alla trattativa tra Stato e mafia, ma nel prosieguo dell'intervista fa riferimento ai servizi segreti.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Corriere.it]

- E' il giorno dei Graviano di Alessandra Ziniti e Francesco Viviano

- "Graviano ordinava omicidi dal tribunale" di Giovanni Bianconi

11 dicembre 2009
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