Stop al 50% dei processi

Oggi approda al Senato il disegno di legge sul 'processo breve'. Guerra di numeri tra il Guardasigilli e l'Anm

AGGIORNAMENTO
Alfano: "Da Anm numeri iperbolici e infondati" -
"Una cifra iperbolica e infondata". Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano giudica i numeri dell'impatto del ddl sul processo breve diffusi ieri dall'Associazione nazionale magistrati. "Io non credo davvero - ha spiegato a margine dell'incontro con i capi degli uffici requirenti organizzato dal Consiglio superiore della magistratura - che l'Anm abbia potuto dire queste cose in questi termini. E cioè che su 3,3 milioni di processi pendenti se ne prescriverebbero 1,7 milioni. Mi sembra una cifra talmente iperbolica e infondata, non capisco come si possa giustificare questa percentuale così elevata"."Sicuramente c'è stato un corto circuito comunicativo a giustificare percentuali così elevate" , sottolinea poi aggiungendo che c'è "una plateale difformità di analisi dei numeri".
"Ho detto che mi sarei giovato dei pareri del Csm e l'ho fatto. Ci sono norme modificate in Parlamento in base a quei pareri e non ho mai avviato un contrasto istituzionale con il Csm", ha affermato ancora rispondendo al vicepresidente di palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino che ha rimarcato il diritto del Csm a rilasciare pareri sulle riforme. Alfano ha aggiunto che il magistrato è "autonomo, indipendente e soggetto solo alla legge. Ma va ricordato che la legge la fa il Parlamento". Il Guardasigilli ha inoltre ricordato le varie bocciature da parte del Csm di norme che "ancora non erano neppure approdate in Parlamento".
"Gli uffici giudiziari hanno scarsi mezzi e poche risorse e anche il governo ha pochi fondi. Ma mi batterò lo stesso per avere più risorse per il settore giustizia - ha detto poi Alfano - Con il Csm studierò il problema delle piante organiche poiché non è immaginabile che le procure siano vuote". Impegnandosi a "fornire risposte concrete e rapide" e dicendosi disponibile a lavorare con il Csm e l'Anm per "utilizzare al meglio le risorse aggiuntive che dovrebbero venire dai beni sequestrati alla criminalità organizzata. In particolare con le ultime norme anti mafia sono stati sequestrati circa un miliardo di euro e beni immobili per circa 4-5 miliardi".
Alfano ha parlato anche della norma dell'ordinamento giudiziario con cui è stato previsto il divieto per i giovani magistrati di svolgere funzioni monocratiche: "Non mi si chieda di cancellare una norma che ho già trovato e che la maggioranza condivide. Dico no a questa richiesta secca con la quale non si troverebbe via d'uscita". Però ha assicurato che lavorerà "per trovare vie d'uscita alternative", e per questo chiede l'aiuto "di tutti", anche dell'Associazione nazionale magistrati perché "faccia uno sforzo e un appello ai colleghi per presentare le domande per le sedi disagiate". Il ministro propone così al vicepresidente del Csm Mancino, "con i presidenti delle commissioni giustizia delle Camere, i responsabili dell'Anm per trovare insieme soluzioni per sbloccare la situazione, con una proposta di immediata applicazione, ed altre che possano entrare a regime entro un breve lasso di tempo".
Infine, rivolgendosi ai capi delle procure ha chiesto: "Il principio dell'inamovibilità dei magistrati è ancora quell'indefettibile principio che deve regolare l'indipendenza, oppure, come testimoniano i vuoti nelle procure ha patito una torsione?".
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Esordio oggi in Senato del disegno di legge sul "processo breve". La commissione Giustizia inizierà alle 14 l'esame del ddl. Relatore sarà il senatore del Pdl Giuseppe Valentini, avvocato penalista.
E proprio mentre il testo di riforma approda a Palazzo Madama, Nicola Mancino, parlando alla platea formata da 230 capi degli uffici requirenti italiani, ha lanciato il suo auspicio dopo le polemiche degli ultimi giorni sul tema giustizia: "Dobbiamo tenere basso il livello dello scontro: eliminarlo è auspicabile, ma non sempre è possibile". "C'è bisogno di dialogo - ha aggiunto il vicepresidente del Csm - qualcuno parla di confronto: perché si abbia c'è bisogno che qualcuno possa parlare e qualcuno ascolti. Il confronto - osserva il numero due di Palazzo dei Marescialli, alla presenza del Guardasigilli Angelino Alfano - c'è solo se vi sono proposte precise". Mancino ha rassicurato il ministro della Giustizia: "Valuteremo le proposte di riforma con animo sereno, sgombri da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione in negativo. Siamo alla vigilia di decisioni preannunciate da parte del governo, in attesa di conoscere le riforme, il loro impatto sulla Costituzione e l'ordinamento". Il paese, ha aggiunto Mancino "ha bisogno di percepire che chi ha il dovere di presentarsi davanti al corpo elettorale ha il diritto di proporre e di decidere senza minacciare o intimidire". Da parte del Csm, rileva Mancino "non c'è nessuno spirito di rivendicazione, siamo un organo di rango costituzionale che non dipende da nessuno, in un impianto costituzionale che vede al centro parlamento e governo".
Quasi contemporaneamente, il presidente del Senato, Renato Schifani, è intevenuto rilanciando l'appello di Mancino. "Non entro nel merito di un provvedimento all'esame del Senato - ha affermato - ma il clima è teso, lo scontro accentuato. Rivolgo un appello alle parti in causa ad abbassare i toni, la conflittualità e ad assumere atteggiamenti responsabili per fare proposte costruttive".

Motivo del contendere, che oggi in molti si affrettano a tenere sotto controllo, gli effetti del ddl sul processo breve, o meglio, i dati contrastanti sugli effetti del ddl.
Con il ddl sul processo breve sarà prescritto il 50% dei procedimenti pendenti a Roma, Bologna e Torino. A Firenze, Napoli e Palermo, l'estinzione riguarderà una percentuale di processi compresa tra il 20 e il 30%. 
E' questa la stima fatta dall'Associazione nazionale magistrati. "Eccoli - si è letto in una nota di ieri - i numeri che il ministro ritiene che l'Anm, non possieda: Roma, Bologna e Torino oltre il 50%, Firenze, Napoli e Palermo, tra il 20 e il 30%. Sono queste - si spiega - le percentuali dei procedimenti in fase di udienza preliminare e dei dibattimenti in primo grado già prescritti, o dei quali sarebbe imminente la prescrizione, in caso di entrata in vigore del ddl sul processo breve".
Dati che smentiscono "clamorosamente le rosee previsioni" del ministro Alfano, che alla Camera aveva parlato dell'1% della prescrizione dei procedimenti interessati dal ddl (LEGGI). Una rilevazione, si precisa, compiuta nei tribunali capoluogo dei maggiori distretti.
L'Anm ha sottolineato come "sebbene si tratti dei primi dati comunicati dagli uffici giudiziari, sono calcolati su un campione particolarmente significativo e rappresentativo, poiché provengono dai Tribunali delle grandi città".
I vertici dell'Anm Luca Palamara e Giuseppe Cascini hanno sottolineato che nei prossimi giorni "anche in occasione del Salone di Rimini, dove saranno presenti tutte le componenti della giustizia, potremmo fornire fati più completi e confrontarci con gli altri protagonisti del processo, senza dimenticare le vittime del reato".
La nota rileva che "quel che non è possibile immaginare è che giudici e pm, ma anche gli organi di polizia giudiziaria possano continuare a svolgere serenamente e con impegno il proprio lavoro, sapendo che la metà della loro attività sfumerà certamente entro il primo grado di giudizio. Ne si pensi che le percentuali, aritmeticamente inferiori che risulterebbero tenendo conto di tutti i procedimenti per i quali sia stata esercitata l'azione penale, potrebbero tranquillizzare: la prescrizione - concludono - evidentemente matura in corso di giudizio e la sorte è quella che emerge dai primi numeri sia nei dibattimenti sia nei procedimenti in fase di udienza preliminare".

I dati dell'Anm sono arrivati dopo che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano aveva invitato apertamente il sindacato delle toghe a fornire delle cifre circa il numero dei procedimenti che verrebbero prescritti nel caso in cui il processo breve diventasse legge. "Io ho parlato dell'1% dei procedimenti. Sia Spataro che l'Anm continuano ad attaccare quel dato, senza fornire un'alternativa - ha dichiarato il Guardasigilli -. Questo dimostra che non hanno numeri alternativi da offrire e che cioè non riescono a contraddirmi nel merito". "Alcuni giornali hanno parlato di 600mila procedimenti che andrebbero prescritti, altri di 100mila - ha continuato Alfano - mi rendo conto che alcuni magistrati non prendano come fonte l'Unità e la Repubblica perché si rendono conto che sono fallaci".
Il Guardasigilli è quindi tornato a sottolineare la necessità di "rendere i tempi della Giustizia compatibili con le esigenze dei citatdini".
Poi, rispondendo alle affermazioni del procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, che domenica in televisione aveva parlato di logiche aziendali nei progetti di riforma del governo per il sistema giudiziario (LEGGI), ha sottolineato: "La giustizia italiana dovrebbe andare bene come un'azienda che funziona, perché dovrebbe dare un utile, e cioè rendere giustizia rapidamente ai cittadini". Questa "è l'unica cosa che condivido. Quando Spataro accusa il governo di essere animato e assistito anche da logiche aziendali - ha continuato - io lo rivendico con orgoglio". Per il ministro della Giustizia "il senso negativo, quasi di disprezzo, con cui è stata usata la parola 'aziendale', rende ragione di come alcuni vivano l'efficienza del sistema della giustizia". Secondo Alfano "evidentemente nessuno di quelli che ci attaccano con un'ostilità preconcetta si rende conto che se oggi la giustizia italiana fosse valutata secondo canoni aziendali, sarebbe sull'orlo del fallimento".
"In Finanziaria chiederò maggiori risorse per la Giustizia", ha poi annunciato il Guardasigilli. "So di potere contare sulla disponibilità dell'intero governo, del Pdl, del presidente della Camera e di tutti coloro che credono nel funzionamento della giustizia per avere maggiori risorse", ha aggiunto. Servono "da un lato riforme legislative, dall'altro - ha concluso - regole di efficienza anche aziendale che siano supportate economicamente".

Anche il Partito democratico ieri ha attaccato la maggiornaza sul tema della giustizia. "Noi siamo interessati a risolvere il problema-giustizia per gli italiani. Per questo - ha spiegato il vice segretario Enrico Letta - diciamo alla maggioranza di fermarsi e di ritirare il provvedimento sul processo breve". "Il mondo della cultura giuridica in Italia, di destra, di sinistra e di centro, avanza o critiche o perplessità molto profonde nei riguardi del ddl che porta solo danni al sistema. Qualunque discussione sulla giustizia - ha aggiunto - non può che partire dal ritiro del testo sul processo breve. Non si può immaginare che si sfasci il sistema della giustizia con un ricatto e poi si chieda all'opposizione di sedersi al tavolo per discutere dell'immunità personale di Berlusconi".

A Palermo col processo breve "muore" un procedimento su tre - Sono, dunque, significativi i primi risultati dell’indagine dell’Associazione nazionale magistrati sugli effetti dell’annunciato disegno di legge sul cosiddetto ‘processo breve’ . Al tribunale di Palermo andranno prescritti fra il 20 e il 30 per cento dei procedimenti pendenti. A fare compagnia al capoluogo siciliano i tribunali di Firenze e Napoli mentre peggiore è la situazione di Roma, Bologna e Torino, dove "moriranno" la metà dei processi pendenti.
Una dato che aggrava una situazione già critica in Sicilia, dove si contano numerosi posti vacanti nelle procure (LEGGI). "Procure in Sicilia: cronaca di una morte annunciata" è, infatti, il titolo di un incontro promosso dall’Anm di Catania che si terrà venerdì prossimo, alle 16, nel palazzo di giustizia di Enna, dove la procura non ha più alcun magistrato in servizio, oltre al procuratore capo. All’iniziativa hanno aderito anche le giunte dell’Anm di Caltanissetta, Messina e Palermo che incontreranno i procuratori della Repubblica della Sicilia sulla "situazione di rischio paralisi degli uffici requirenti dell’isola".
"Il divieto di assegnare i magistrati di prima nomina alle funzioni di sostituto procuratore ed il divieto al passaggio di funzioni tra magistratura giudicante e magistratura requirente all’interno della stessa Regione – si legge in una nota congiunta delle giunte dell’Anm di Caltanissetta, Catania, Messina e Palermo - stanno progressivamente svuotando gli organici degli uffici di Procura rendendo estremamente difficile il mantenimento di adeguati standard di legalità e sicurezza per la collettivita. Da Enna, dove la Procura non ha più alcun magistrato in servizio – conclude la nota – l’Anm, i Procuratori ed i magistrati siciliani incontrano la stampa e la società civile”.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Corriere.it, Ansa, La Siciliaweb.it]

 

 

24 novembre 2009
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