Sul ''processo breve'' sorprendente catastrofismo

Per il Guardasigilli Alfano la riforma influirà sull'1% dei processi. L'Anm: ''Previsioni non realistiche''

"Senza pretese di definitività e di assolutezza, si può stimare che i procedimenti che si prescriveranno saranno contenuti in una percentuale collocata intorno all'1 per cento del totale dei procedimenti penali oggi pendenti in Italia, senza calcolare l'incidenza delle assoluzioni. Si può sin da ora desumere un impatto molto, molto meno traumatico rispetto a quello da più parti, forse troppo enfaticamente, certamente in modo intempestivo, ipotizzato. Sorprende non poco che siano state formulate previsioni catastrofiche".
Lo ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano, rispondendo ieri al Question time della Camera ad interrogazioni sugli effeti che potrebbe determinare il ddl sul processo breve una volta approvato.

"Il disegno di legge
- ha sottolineato il Guardasigilli - soddisfa da un lato l'aspettativa dell'imputato a che il processo si concluda entro un tempo ragionevole; dall'altro quello dell'apparato giudiziale e della società civile ad ottenere una giustizia finalmente effettiva. Per tali ragioni il diritto dell'imputato a non restare sotto la soggezione del processo per un periodo di tempo troppo lungo può essere pienamente soddisfatto prevedendo ex lege termini di durata massima dei diversi gradi di giudizio, il cui superamento obbliga il giudice della fase a pronunciare una sentenza di non doversi procedere". "Questa fondamentale esigenza di garanzia e di civilità è stata avvertita anche nel corso della precedente legislatura, allorquando il Governo Prodi istituì il 27 luglio del 2006 una commissione, dando mandato di introdurre nel codice di procedura penale l'istituto della prescrizione processuale, al fine di determinare precisi tempi di durata del processo in linea con il principio costituzionale della sua ragionevole durata. E l'introduzione di termini di durata massima dei diversi gradi di giudizio e la previsione dell'improcedibilità del processo per violazione di tali termini, era stata prevista in tre disegni di legge presentati nella quattordicesima e quindicesima legislatura dai senatori Fassone, Ayala, Brutti, Calvi, Maritati ed anche un altro dello stesso senatore Brutti e della Finocchiaro". "Assicuro - ha detto ancora Alfano - che tutti gli spunti che perverranno in Parlamento per il miglioramento del testo saranno accolti, ma come Governo riteniamo che 6 anni per un processo penale più le indagini, cioè circa 8 anni, è un tempo sufficiente per tenere un cittadino sotto la giurisdizione dello Stato".

Tornando all'impatto sui processi in corso che potrebbe determinare il disegno di legge una volta approvato, Alfano ha ricordato che "alla data del 31 dicembre 2008 risultavano pendenti al dibattimento di primo grado 391.917 processi, di cui circa 94mila da oltre due anni, pari circa al 24 per cento. A questo numero deve essere sottratto il dato relativo ai recidivi, poiché dal casellario giudiziario risulta che l'incidenza percentuale della recidiva è stimabile nella misura del 45% dei soggetti condannati"."Occorre poi escludere ulteriormente tutti i procedimenti per reati per i quali la normativa non risulta applicabile: è questo uno dei passaggi più delicati considerato che la variegata vastità delle eccezioni previste dalla normativa non consente di effettuare valutazioni definitive sulla base dei dati disponibili, ma rende necessario un approfondimento che possa riferirsi almeno ad un campione sufficientemente rappresentativo della tipologia di processi attualmente in fase dibattimentale. Tale campione è allo studio della Direzione generale della statistica in piena e fattiva collaborazione con il Csm".

Non si è fatta attendere la replica dell'Associazione Nazionale Magistrati, che ha espresso dubbi sulle stime avanzate dal ministero. "Non credo che la realtà corrisponda alla rosea prospettiva di via Arenula", ha dichiarato il presidente dell'Anm, Luca Palamara. Che ha aggiunto: "E in ogni caso, decine di migliaia di vittime del reato private di giustizia non sono un dato di cui poter essere soddisfatti".
Secondo l'Anm, il dato diffuso da Alfano è quanto meno affrettato. "Mi pare difficile che gli effetti di un intervento così complesso possano essere già quantificati in termini statistici", ha commentato il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini. "Non conosciamo i criteri statistici utilizzati dal ministero per giungere a questa conclusione (l'1 per cento dei processi destinato alla prescrizione), né il tipo di rilevamento effettuato", ha precisato. "Allo stato attuale - ha concluso il segretario del sindacato delle toghe - ci risulta che il Csm abbia avviato un'indagine conoscitiva, e anche l'Anm sta cercando di raccogliere i dati per valutare l'impatto delle norme proposte".
Per discutere del "processo breve" l'Anm ha convocato un'assemblea straordinaria dei magistrati del distretto di Palermo: l'incontro si terrà il 3 dicembre 2009 e sarà presieduto da Nino Di Matteo. L'assemblea si terrà presso la sala riunioni della Procura, nella palazzina M del nuovo palazzo di giustizia del capoluogo siciliano. I giudici intendono esaminare il ddl e gli effetti che si produrrebbero sui giudizi in corso nel distretto (che comprende Palermo, Agrigento e Trapani) e "sul funzionamento della giustizia anche in futuro".
Al tempo stesso, col contributo di tutti i colleghi - invitati a fornire alla mailing list dell'Anm "contributi di conoscenza", sui processi che si estinguerebbero con l'eventuale entrata in vigore della legge - il sindacato dei giudici cercherà di individuare e denunciare "le reali cause della lentezza dei processi" e di avanzare "proposte su eventuali iniziative di protesta". Obiettivo dell'assemblea anche la creazione di "osservatori permanenti nel settore civile e penale sulle riforme legislative in discussione e più in generale sull'andamento della macchina della Giustizia, anche in funzione propositiva".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

20 novembre 2009
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