Sull'orlo della Terza Guerra Mondiale? Nella situazione Mediorientale la tragica possibilità?














«Io non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma so che la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni.»

(Albert Einstein)

''Se il mondo non porrà un freno all'Islam radicale, potrebbe cadere in una terza guerra mondiale''.
A fare un'affermazione tanto forte è stato il comandante delle forze americane in Medio Oriente, generale John Abizaid, l'uomo che comanda le truppe americane in un'area che va dal Corno d'Africa all'Asia centrale.
La platea che ha ascoltato la terribile ipotesi di Abizaid, quella dell'Università di Harvard.

La principale minaccia alla pace nel mondo è rappresentata dall'islamismo radicale e buona parte dei rischi sono legati a un'eventuale caduta dell'Iraq. ''Le ideologie jihadiste come quelle di Al Qaida sono paragonabili al fascismo e al nazismo europei - ha detto il responsabile del Comando Centrale (Centcom) del Pentagono -. Se non abbiamo il coraggio di affrontarle oggi, ci troveremo domani a combattere un conflitto su scala planetaria''.
E la frontiera è proprio Bagdad: ''Se gli estremisti vincono - ha detto ancora il generale Abizaid - otterranno rifugi sicuri e una nazione da cui operare e sviluppare armi di distruzione di massa: credo che i pericoli legati a uno scenario del genere siano troppo vasti per essere compresi''. C'è bisogno, dunque, che l'America rimanga in Iraq e ''stabilizzarlo per permettere a tutta la regione di resistere meglio'' al fondamentalismo islamico.



Un messaggio ripetuto da altri esponenti dell'Amministrazione Bush, come Andrew F.Krepinevich, dirigente del Centro di Valutazione strategico e di Budget degli Stati Uniti, secondo cui la più grande minaccia non è rappresentata più dall'insurrezione, ma dalla guerra civile ''strisciante'' tra sciiti e sunniti che, data la ferocia quotidiana degli attacchi, potrebbe un giorno destabilizzare il governo di Bagdad, allargandosi a macchia d'olio in tutto il Medio Oriente. E dunque ''un ritiro del contingente internazionale non farebbe che rafforzare i terroristi'', come denuncia il vicepresidente Dick Cheney, che non si è mai pentito di aver avallato l'invasione militare della primavera 2003.
Qualche ripensamento, invece, sembra essere venuto al premier dell'altra parte della Grande Coalizione occupante, Tony Blair. In un'intervista concessa al canale satellitare in inglese di Al Jazeera, il premier britannico ha ammesso che la guerra ''si è risolta in un disastro''sebbene non per colpa degli Stati Uniti né della Gran Bretagna, bensì a causa di ''una deliberata strategia del terrore pilotata dall'Iran e da Al Qaida''. ''Da una parte c'è Al Qaida con i ribelli sunniti, dall'altra ci sono elementi delle milizie sciite sostenute dall'Iran - ha detto Blair -. Si vuole creare una situazione nella quale la volontà della maggioranza per la pace venga sovrastata dalla volontà della minoranza per la guerra''. Ciò nonostante, il premier britannico ritiene che solo dialogando con l'Iran e la Siria si possa stabilizzare la regione e dunque ha reiterato l'appello a questi due governi affinché giochino ''un ruolo costruttivo''.

Già, l'importante ruolo dell'Iran, che dell'America sente solo la minaccia. E, in un certo senso, non ha tutti i torti se si viene a sapere che la Casa Bianca, pur non avendo nessuna prova che l'Iran voglia costruire armi atomiche, insiste nella minaccia di un possibile attacco militare.
La denuncia è arrivata dal New Yorker, che ha rivelato di un rapporto ''top secret'' della Cia, dove è stato scritto che non si riesce a trovare alcuna ''prova conclusiva'' che Tehran stia davvero portando avanti un programma militare oltre a quello covile dichiarato. ''Nessuna quantità significativa di radioattività è stata riscontrata'', si legge nell'inchiesta di Seymour Hersh, autore di celebri scoop. E cita fonti dell'intelligence che gli raccontano in forma anonima come tutti i sistemi di rilevamento piazzati nei dintorni delle centrali iraniane da agenti americani e israeliani diano risposta negativa.
Non ci sarebbe quella contaminazione normale invece se stessero arricchendo uranio per farne armi.



L'Amministrazione Bush, spiega ancora il reporter, però non ne vuole sapere. Il rapporto della Cia li ha indispettiti. ''Se non si trovano le prove vorrà dire che sono stati bravi a nasconderle'' è l'argomento che circola a Washington e che suona minacciosamente simile a quello usato con le armi di distruzione di massa di Saddam.
Un'analogia non solo dialettica. Nel circolo dei consiglieri ''falchi'' del presidente sono convinti, dice una fonte, ''che la via d'uscita dall'Iraq passi per l'Iran''.
La Casa Bianca ha negato tutto contrattaccando: ''E' una truffa piena di inesattezze''. E se la prende con il giornalista, inflessibile fustigatore del governo: ''Ha cercato ancora una volta di creare una storia per soddisfare le sue opinioni estremiste''. I fatti, però, dimostrano che Hersh ha sin qui sempre avuto ragione.

A questo punto, siamo sicuri che la cagione di una disgraziata Terza Guerra Mondiale possa essere attribuibile solo ed esclusivamente alla folle crudeltà dell'integralismo islamico?

 

 

 

 

22 novembre 2006
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