Tolti i chiodi della mafia

Una vecchia industria di chiodi di Bagheria (PA), confiscata ai boss corleonesi diventa il simbolo dell'antimafia

C'è un posto a Bagheria (PA) dove alcuni mafiosi portavano tutti i loro "avversari" e li cancellavano dalla vita.
In questo posto, per anni, i mafiosi si incontravano e decidevano chi ancora poteva vivere e chi doveva lasciare la vita terrena.
Questo posto è l'azienda Icre, un'industria di chiodi e reti, appartenuta al boss Leonardo Greco, considerato uno dei luoghi simbolo della latitanza di Bernardo Provenzano e primo bene confiscato alla mafia, nel 1982.

Questa fabbrica di chiodi era un vero e proprio "campo di sterminio" di Cosa Nostra, e come ha svelato il pentito Nino Giuffrè "All'azienda Icre di Bagheria avvenivano cose orrende, tantissime persone arrivavano e non facevano più ritorno a casa". "Qui Provenzano faceva le sue riunioni - ha raccontato Giuffrè - coloro che non stavano dalla sua parte, che non avevano le carte in regola, venivano strozzati sul posto e sciolti nell'acido. Questo era un campo di sterminio di tutti gli avversari dei corleonesi".

Ora questo posto che conserva una memoria terribile, dopo essere stato chiuso per vent'anni, sarà consegnato ai cittadini trasformato nel simbolo dell'antimafia.
Su proposta del Comune di Bagheria, che ha aderito all'iniziativa "La scuola adotta un bene confiscato", oggi la fabbrica diventerà un grande parco giochi, e per Bagheria sarà la festa della legalità, dove le cose brutte si tramuteranno in cose belle. 
All'inaugurazione del progetto parteciperanno studenti e artisti che animeranno i capannoni della ex fabbrica per l'intera giornata.

Proprio sopra la cisterna dove venivano sciolti nell'acido le vittime dei corleonesi, verrà esposta una fotoinstallazione su Bernardo Provenzano.
Si intitola "41", esattamente quanti sono gli anni da cui è ricercato il capo di Cosa Nostra. L'esposizione è stata realizzata dal fotografo Ruggero Di Maggio e dai giornalisti Ernesto Oliva e Salvo Palazzolo. Gli autori hanno rielaborato, con parole e tratti di vernice, le fotografie in bianco e nero scattate dai carabinieri del Ros il 31 ottobre 1995 al bivio di Mezzojuso della Palermo-Agrigento: le immagini ritraggono un gruppo di mafiosi che si era dato appuntamento per incontrare Provenzano.
Proprio uno di quei boss, Luigi Ilardo, aveva confidato al colonnello dei carabinieri Michele Riccio, il motivo di quella riunione: un summit convocato da Provenzano, in un casolare poco distante, per discutere le strategie da adottare dopo le stragi Falcone e Borsellino. Provenzano era dunque vicinissimo all'arresto, ma quella mattina di ottobre il gruppo di mafiosi non fu pedinato dai carabinieri, così come documentano le fotografie. Su questo episodio, la Procura di Palermo ha già aperto un'inchiesta.
A corredo delle immagini, gli autori della mostra hanno collocato una serie di testi, soprattutto domande, sul "giallo" di Mezzojuso e sulla quarantennale latitanza della primula rossa di Corleone. La sequenza di parole e tratti di colore arricchisce di significato le fotografie, finisce per creare molteplici percorsi di ricerca, un grande ipertesto, attorno a un'unica domanda: Perchè Bernardo Provenzano non è stato ancora arrestato?

Da domani le scuole di Bagheria progetteranno il volto nuovo da dare ai luoghi di tanti summit criminali e affari di morte, oggi ormai confiscati ai mafiosi.
"C'è una parte cospicua e importante di territorio che sta tornando ai bagheresi", dice Giuseppe Cipriani, responsabile del Programma per l'utilizzo dei beni confiscati del Comune di Bagheria, ideatore della manifestazione. Nell'elenco dei patrimoni sottratti ai boss figurano ville, appartamenti e terreni. "Questi beni - dice Cipriani - rappresentano una grande occasione per creare nuova coscienza civile ma anche nuove opportunità di sviluppo e occupazione".

Il programma della giornata

Venerdì 30 aprile
Bagheria, ex magazzini del ferro di Leonardo Greco via
Pablo Neruda 33

Bagheria città aperta, sviluppo nella legalità
Ore 9.oo: apertura della manifestazione e consegna simbolica alle scuole di beni confiscati;
Ore 9.15 presentazione della mostra "41" sulla latitanza di Bernardo Provenzano
Ore 9.30: inaugurazione mostre delle scuole di Bagheria;
Ore 9.45: Coro Rete Bab-el-gherib a cura del Maestro Emanuele Giacopelli
Ore 10.oo: dibattito 'Le opportunità offerte dalla gestione pubblica dei beni confiscati alla mafia'
Ore 16.30: Recital a cura dell'Associazione Teatrale "Controscena" di Bagheria
Ore 17.30: Concerto vocale del soprano Ermelinda Gatto con il chitarrista Francesco Martorana
Ore 18.30: Esibizione di gruppi musicali giovanili di Bagheria;
Ore 20.oo: Concerto di chiusura dei "SUN".

Organizzato da Comune di Bagheria e dall'associazione Libera.

30 aprile 2004
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