Tra santi e assassini

Dell'Utri dal salotto di Vespa: ''Il sistema mediatico santifica un criminale efferato mentre io sarei lo stragista''

"Ho fatto solo cose buone. Non sono un mostro". Marcello Dell'Utri torna a parlare di Gaspare Spatuzza e sceglie "Porta a Porta", per difendersi dalle accuse del pentito di mafia, che lo chiama in causa, insieme a Silvio Berlusconi, per le stragi del 1992-'93.
"Dovrei nascondermi, buttarmi una corda al collo se queste cose fossero minimamente vere" ha detto Dell'Utri riferendosi alle dichiarazioni di Spatuzza che venerdì scorso è stato ascoltato nel corso del processo che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa (LEGGI). "Sono esterrefatto - ha detto ancora - sono allibito. Sono venuto qui per farmi vedere, devo anche rispondere alla famiglia, agli amici, ai conoscenti, alle persone che mi incontrano per darmi solidarieta". Dunque il senatore del Pdl se l'è presa con il sistema mediatico che "santifica un criminale efferato mentre io sarei lo stragista".
Secondo Dell’Utri invece "un assassino del genere che non dovrebbe aver titolo neanche a parlare" è stato invece ascoltato con una "morbosa attenzione".
"Io non so più in che mondo si vive
- ha detto ancora Dell'Utri - e soprattutto come posso difendermi se dopo 15 anni una persona viene ascoltata con questa attenzione morbosa. Tra un anno potrebbe succedere la stessa cosa ed io mi chiedo come fa uno a vivere in tranquillità [...] Non so come si fa a pensare cose del genere perchè altrimenti io sarei un mostro".

Sul perché Spatuzza, "a distanza di 15 anni, inventi cose del genere", il collaboratore del premier ha fornito la sua spiegazione: "Io ho una repulsione assoluta a parlare di queste cose e faccio fatica a pensare che si possa solo immaginare un mio coinvolgimento nelle stragi. Spatuzza è un assassino efferato e non capisco come si possa dopo tanti anni dire queste cose. Ma l'obiettivo è chiaro: facendo questo, Spatuzza ottiene prebende, ottiene di uscire dal carcere, di fare una plastica al volto gratuita, ottiene lavoro per lui e per le persone a lui vicine". Dell’Utri ha inoltre sottolineato che "sono da tenere in seria considerazione le affermazioni del procuratore antimafia Grasso, molto perplesso" sul fatto che Spatuzza sia stato ascoltato. L'auspicio di Dell'Utri è dunque di "trovare un giudice che accerti la verità ".
Infine, Dell'Utri è tornato a parlare di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore condannato per mafia e definito dallo stesso ex dirigente di Publitalia "un eroe". "Non mi libererò mai di questo - dice a proposito di quel giudizio diventato famoso - Mangano non è certo come Enrico Toti, ma quando in galera era già malato di cancro e gli venne offerto di inventarsi qualsiasi cosa contro di me e Berlusconi per uscire la sera stessa, lui rifiutò. Io non so se al suo posto avrei fatto lo stesso. Ecco perché ho detto che ha avuto un comportamento eroico".

Ovvia solidarietà arriva a Dell'Utri dall'amico Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che intervistato da "Il Riformista" ha affermato: "Non penso a un complotto, né credo che la mafia voglia far cadere il governo. Però non mi sento di escludere che Spatuzza voglia rifarsi un'immagine, non più killer, bensì salvatore della patria. E non escludo che sia pagato, magari da magistrati, o da terzi". [Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Corriere.it]

Spatuzza e il complotto della mafia contro Silvio
di
Dario Ferri (www.giornalettismo.com)

Circola nei palazzi romani un'ipotesi detta e non detta, sussurrata e fatta capire senza essere troppo espliciti, a proposito della testimonianza del pentito Gaspare Spatuzza al processo d’appello di Marcello Dell’Utri. C’è chi pensa che Spatuzza sia un segnale, o meglio un avvertimento: un messaggio in codice mandato al premier.
IL SEGNALE -
Secondo questa versione un pochino complottista della storia, non sarebbe vero che i fratelli Graviano, oggi detenuti in regime di 41 bis, abbiano chiuso i rapporti con il "pentito" dell’associazione terroristico-mafiosa di cui hanno fatto parte. Anzi, dicono, la "dichiarazione d’affetto imperituro" che U’ Tignusu ha riservato al suo vecchio capofamiglia Giuseppe, fa parte di una strategia ben precisa di Cosa Nostra. Mirata a far capire qualcosa al presidente del Consiglio e a Dell’Utri. Quello che dice Spatuzza era risaputo, per lo meno tra gli addetti ai lavori (e ai lavori): da anni si parla, con l'inchiesta di Firenze, di autore1 e autore2 e li si identifica con Silvio e Marcello. Allo stesso modo si malignava a proposito della Standa del quartiere Brancaccio, ma erano parole senza riscontro. Anche quelle di Spatuzza lo sono (e di Standa a Palermo ce ne sono sette, non una), ma soltanto perché i testimoni citati dal pentito hanno già detto che U’Tignusu racconta favole. O meglio: questo è ciò che è trapelato finora. Ma se uno dei fratelli Graviano fosse meno categorico, nell’aula di Tribunale dove è atteso a testimoniare?

LE DOMANDE - Era questo il senso della domanda rivolta da Giuseppe D’Avanzo a Dell’Utri la scorsa settimana in una pausa dell’udienza: "Dopo Spatuzza viene Graviano, senatore?". Questo pensano i malpensanti: e se al boss venisse la pazza idea di avere una piccola esitazione, nel negare, o addirittura di cominciare a confermare a mezza bocca? A questo punto il blocco dei complottisti si divide in due, tra i favorevoli e i contrari al premier. Secondo i primi, le storie che racconta Spatuzza verrebbero confermate dai Graviano per colpire il governo che non sta facendo nulla per loro, come è giusto per un esecutivo che non ha peccati originali da nascondere. Anzi, sta braccando la mafia con una serie di durissimi provvedimenti. Per i secondi, i Graviano dicono più o meno la verità e parlerebbero per vendetta perché, nonostante le promesse del senatore Dell’Utri, alla fine dal governo non è arrivato nulla di quello che avevano chiesto: ammorbidimento del carcere duro in primis. Sul tema, Spatuzza non è il primo a parlare. Oltre a Scarantino, c'è anche Pasquale Di Filippo che parlava di un patto con Forza Italia per chiudere l’asinara e abolire il 41 bis, Tullio Cannella disse più o meno le stesse cose ai giudici di Palermo, Firenze e Caltanissetta.
LE RISPOSTE - Di certo, nel frattempo, c’è un fatto. Ovvero che l’accusa nei confronti di Silvio e Marcello, dopo Spatuzza, sembra maggiormente delineata. I pentiti, nonostante il modo in cui vengono riportate le loro parole, stanno dicendo innanzitutto che dopo gli attentati a Falcone e Borsellino - rivendicati orgogliosamente dal pentito - l’atteggiamento della mafia è cambiato, e via dei Georgofili ne è la prova provata: un obiettivo un po’ troppo raffinato, rispetto a quelli più "istintivi" finiti nel mirino prima. Di certo erano "politici", anche se sarà difficile comprendere in che modo siano stati scelti. Sicura però è una cosa: nessuno accusa Silvio e Marcello di aver fatto parte della mafia, per essere brutali. Berlusconi e Dell’Utri vengono citati nel racconto come quelli che sarebbero in grado di prendere il posto dei referenti politici di Cosa Nostra ormai bruciati da Tangentopoli. "Un killer accusa Berlusconi di stare con la mafia" è un titolo ad effetto, che però mistifica il racconto (vero o falso che sia, non è questo il punto): quello che dicono i collaboratori di giustizia è più o meno la stessa cosa, ovvero che l’allora Forza Italia offriva a un Potere Forte come la mafia un patto di collaborazione, poi non rispettato a detta delle coppole. Detta così, è di certo meno clamorosa. Ma, possibile o meno che sia, di certo è molto meno improbabile. Ora la palla, idealmente, passa ai Graviano. Che potranno confermare - e sarebbe una notizia - o smentire tutto.

- I segreti di Spatuzza: "Così uccide la mafia" di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti (Repubblica.it)

 

 

9 dicembre 2009
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