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Tradita la promessa di matrimonio: "Il nuovo dpcm celebra il funerale dell'intero comparto"

Italian Wedding Industry torna a urlare: "Che il Governo centrale non ci lasci sprofondare nel baratro definitivamente"

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Un insieme di norme ancora più restrittive, quello firmato martedì 13 ottobre dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, che, senza l'adozione immediata delle dovute misure preventive, sta già segnando, ora dopo ora, il tragico destino dell'intero comparto wedding nazionale, quasi polverizzato del tutto.

È con queste parole che, unanime, il movimento spontaneo Italian Wedding Industry, partito dalla Sicilia e divenuto poi nazionale, con la promozione di Barbara Mirabella, esperta del settore wedding e grandi eventi, e degli imprenditori Umberto Sciacca e Luca Damiani, torna a farsi sentire, deciso più che mai a salvare le sorti di un settore che, dopo aver perso 10 miliardi di fatturato diretto, sta per "dire addio", definitivamente, alla leadership mondiale che aveva guadagnato negli ultimi 25 anni.

Italian Wedding Industry

Stime alla mano, nel 2020 in Italia, erano stati programmati 219.405 matrimoni di cui 210.258 italiani e 9.147 stranieri, con un fatturato diretto complessivo di 10 miliardi, che si dovevano dividere tra 7,3 miliardi circa per i matrimoni italiani e 2,7 miliardi per i matrimoni stranieri.

A tal proposito, non servono ragionamenti matematici, per rendersi conto del livello di allarme da parte di chi, dopo la quarantena per il Coronavirus, stava provando a rialzarsi, ma che non dispone degli strumenti necessari per affrontare un'ulteriore crisi economica, determinata dall'osservazione delle nuove regole dettate dal Governo.

"Migliaia di euro spesi che il Governo ha polverizzato, riducendo, senza prevedere un tempo minimo di preavviso, a 35 invitati la capienza nei matrimoni..."

Celle frigorifere stracolme di cibi per i matrimoni di questo weekend, migliaia di fiori freschi, acquistati per diventare splendidi addobbi, ma adesso destinati ad appassire nel silenzio; centinaia di camerieri, ingaggiati per indossare la divisa di sala, rimasti senza un futuro; musicisti con strumenti e spartiti già definitivi, che non potranno suonare; abiti da sposa, esposti con trepidazione in casa, privati della possibilità di splendere davanti agli occhi delle persone amate; migliaia di euro spesi che il Governo ha polverizzato, riducendo, senza prevedere un tempo minimo di preavviso, a 35 invitati la capienza nei matrimoni. Sono ore molto critiche quelle che stiamo vivendo e che, IWI, auspica portino ad una resa dei conti, con delle manovre brusche, verso la salvezza.

"Solo nelle prime 24 ore dalla firma del nuovo Dpcm, tutti gli operatori della filiera Wedding hanno ricevuto disdette da parte degli sposi..."

"Solo nelle prime 24 ore dalla firma del nuovo Dpcm - dichiara Umberto Sciaccatutti gli operatori della filiera hanno ricevuto disdette da parte degli sposi, fortemente scoraggiati all'idea di festeggiare il giorno più bello della loro vita, circondati da un'atmosfera di terrore. Stiamo subendo un colpo ancora più duro di quello dell'inizio della pandemia, da parte del Governo centrale, che sembra non solo essere sordo alle nostre richieste di aiuto, ma soprattutto cieco al contesto generale".

"Quasi tutti gli eventi sono stati annullati, non rinviati. Il rischio, divenuto ormai certezza, è la chiusura e il trasferimento dei matrimoni in altri Paesi..."

"L'ecatombe per noi è praticamente assicurata - dichiara Luca Damiani -. Quasi tutti gli eventi sono stati annullati, non rinviati. Il rischio, divenuto ormai certezza, è la chiusura e il trasferimento dei matrimoni in altri Paesi sia per la crisi economica, sia per la paura degli invitati a partecipare ad eventi in Italia. La Sicilia, insieme a poche altre regioni italiane, era considerata la destinazione più importante del mondo per l'industria dei matrimoni, ma bastano davvero solo altre poche ore in queste condizioni lavorative e tutti gli sforzi di una vita andranno perduti".

14 ottobre 2020
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